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Martedì 24 Ottobre 2017 | 07:48

«Lecce, la salvezza è fondamentale»

di MASSIMO BARBANO
LECCE - Alla vigilia di uno snodo cruciale del campionato, il presidente Pierandrea Semeraro spazza le voci di un possibile disimpegno della proprietà a fine campionato, pur ribadendo la necessità di risorse aggiuntive che possano implementare le ambizioni e carica l'ambiente per la partita di domani.
«Lecce, la salvezza è fondamentale»
di MASSIMO BARBANO

LECCE - Alla vigilia di uno snodo cruciale del campionato, il presidente Pierandrea Semeraro spazza le voci di un possibile disimpegno della proprietà a fine campionato, pur ribadendo la necessità di risorse aggiuntive che possano implementare le ambizioni e carica l'ambiente per la partita di domani.

Non sembra esserci molta partecipazione dell'ambiente nonostante l'importanza della posta in palio

«Ci proviamo da anni a scaldare l'ambiente, ma in termini numerici l'ambiente è quello che è. Devo dire però che i tifosi mi sono sembrati più attenti e più equilibrati. Noi abbiamo avuto un confronto dopo la partita in casa contro il Bologna e mi ha fatto piacere che i tifosi siano stati equilibrati nell'analisi dei problemi della squadra. La gente ci incoraggia, poche critiche e costruttive. Certo, mi piacerebbe che questa consapevolezza si trasformasse in spettatori allo stadio. Il sostegno c'è, ma il calcio si decide anche con i decibel che si sentono allo stadio».

C'è stato un riscontro all'appello rivolto tempo fa da suo padre al mondo imprenditoriale?

«Parliamo di utopie. Sappiamo che la situazione economica generale sta vivendo un momento di difficoltà. Qui da noi ancora di più, perchè al Sud non è facile. Però tengo a precisare che mio padre non ha parlato di smobilitazione. È un discorso che portiamo avanti fin dal nostro ingresso nella società. E cioè ci piacerebbe che l'imprenditoria salentina appoggiasse un progetto che serve a tutto il Salento. Occorre considerare che il Lecce non è solo un giocattolo della famiglia Semeraro, ma dovrebbe essere un bene di tutti. Infatti, probabilmente andremo a parlare con il sindaco per chiedergli di stimolare il tessuto produttivo. Lo hanno fatto in altre città, come a Bologna, non vedo perchè non si possa fare anche qui. Anche per portare avanti progetti più importanti. Perchè, se ci dovesse essere proposto un progetto per un nuovo stadio, non si può fare uno stadio da 50 milioni di euro da soli e pagarselo con i pochi spettatori che abbiamo. Hai bisogno del sostegno degli imprenditori. Non è un discorso al ribasso, al contrario, vogliamo obiettivi più elevati, ma una sola famiglia da sola non può perseguirli».

Nel caso in cui nessuno rispondesse all'appello?

«Noi siamo stati chiari già all'inizio di questo campionato. La famiglia Semeraro ha deciso che certi tipi di investimenti fatti negli ultimi 14 anni non li può più fare. Questo è un punto fisso. Noi cercheremo di fare il meglio per il Lecce con le risorse che ci verranno dalle vendite, dalle entrate varie. Per questo dico che la salvezza è un presupposto fondamentale perchè se resteremo in serie A, l'anno prossimo la disponibilità sarà maggiore perchè non avremo più il problema delle decurtazioni per l'Uefa e la serie B. Quindi, se noi resteremo da soli, come penso che alla fine accadrà, avremo una gestione diversa dal passato».

Avete pensato alla possibilità di un azionariato popolare?

«Non credo ci sia questa possibilità nel calcio in generale. Perchè quelli che sembrano azionariati popolari, come a Madrid, sono discorsi un po' diversi. Noi abbiamo ragionato su una serie di ipotesi come abbonamenti duraturi che incoraggino la partecipazione, ma non si può andare oltre. E poi vorrei smentire alcune voci secondo le quali noi vorremmo i soldi degli altri e restare al comando. Noi abbiamo cercato una collaborazione da parte dell'imprenditoria salentina. Se ci fossero quattro imprenditori che volessero il 20% ciascuno, non è detto che noi dobbiamo restare al comando. A noi non interessa il comando. Abbiamo le nostre aziende e il nostro da fare, possiamo benissimo stare in consiglio e aiutare. Non siamo attaccati alla poltrona».

Avete pensato che l'aiuto possa arrivare da fuori regione?

«Noi non abbiamo messo in vendita il Lecce. Stiamo cercando qualcuno che voglia investire sul territorio. Se arrivasse qualcuno che ci proponesse un progetto globale, anche sullo stadio, noi lo ascolteremmo con piacere purchè sia una persona seria. Perchè abbiamo visto cosa è successo a Gallipoli e cosa sta succedendo a Roma. A Roma è arrivato questo signore da Boston che tratta con Unicredit, ma la maggior parte della gente non lo conosce. Bisogna sempre valutare. Se venisse D'Odorico a Lecce per comprare la squadra non gliela darei. Anche perchè lo spirito che ha dato avvio a questa avventura era ispirato alla crescita del territorio».

L'atteggiamento dei bookmaker fa pensare già a squadre che non saranno particolarmente motivate. Molti non quotano Chievo-Sampdoria...

«Noi partiamo dal presupposto che tutti si comporteranno da professionisti. Penso per esempio al Bari che tutti danno per già retrocesso e che affronterà tutte le squadre in lotta per la salvezza. Io mi auguro che queste partite se le giochi tutte con il massimo impegno possibile. Così come quelle squadre che sono ormai tranquille e senza più obiettivi. Naturalmente mi auguro che tutti si giochino le partite, altrimenti, se c'è qualcosa sotto, pretendiamo che la Procura federale indaghi. Non ci devono essere trucchi o inganni».

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