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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 03:42

Okaka: razzismo contro ragazzino? Sono da arrestare

BARI – «Nel 2011, e in un paese come l'Italia, arrivare ad insultare un ragazzo di 12 anni su un campo di calcio per il solo colore della pelle, è assolutamente inconcepibile. Siamo alla frutta, e quelle persone sarebbero da arrestare». Ci va giù duro Stefano Okaka, attaccante del Bari nel commentare la notizia arrivata da Casier, in provincia di Treviso, dove dei genitori-tifosi, nel sostenere i propri figli, hanno urlato insulti razzisti ad un avversario dodicenne di colore per una partita della categoria esordienti
Okaka: razzismo contro ragazzino? Sono da arrestare
BARI – «Nel 2011, e in un paese come l'Italia, arrivare ad insultare un ragazzo di 12 anni su un campo di calcio per il solo colore della pelle, è assolutamente inconcepibile. Siamo alla frutta, e quelle persone sarebbero da arrestare». Ci va giù duro Stefano Okaka nel commentare la notizia arrivata da Casier, in provincia di Treviso, dove dei genitori-tifosi, nel sostenere i propri figli, hanno urlato insulti razzisti ad un avversario dodicenne di colore per una partita della categoria esordienti. 

L'attaccante della Roma, attualmente in prestito al Bari, non ha dubbi nel condannare il gesto razzista: «Non ci sono parole, è assurdo che un genitore si svegli la mattina per andare a vedere il figlio giocare e possa alla fine arrivare ad insultare un ragazzo avversario così giovane per il solo colore della pelle. Non ci sono spiegazioni che tengano – le sue parole - Purtroppo in Italia c'è tanta gente ignorante, ma anche per un paese come il nostro sono comunque cose che non dovrebbero accadere. Sono fatti inconcepibili».

Secondo Okaka, nato a Castiglione del Lago (Perugia) da genitori nigeriani emigrati in Italia, «anche se sbagliata e da condannare, una cosa del genere può accadere a me che gioco in Serie A, dove in campo può capitare di insultare un avversario e ricevere di rimando un’offesa razzista. Anche dagli spalti, purtroppo, spesso e volentieri arrivano questo tipo di insulti. Pensare però che la cosa si verifichi in una partita tra ragazzi così giovani e, per giunta, dai genitori che dovrebbero dare l’esempio, è pazzesco. Questa gente sarebbe da arrestare». 

L'amara considerazione di Okaka è però che in Italia "non si può fare niente" per debellare questo malcostume diffuso quasi esclusivamente negli stadi di calcio italiani. «A Londra o a New York non capiterebbe ma un simile episodio perchè sono culture melting pot – la considerazione del giocatore – In questo tipo di città basta uscire in strada che in pochi minuti si incontrano quattro o cinque etnie diverse. È evidente quindi che il razzismo è un problema di ignoranza ma dipende anche dall’ambiente in cui si vive».

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