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Bari-Calcio in crisi I Matarrese: «Ora cerchiamo soci»

di VITO MARINO
Una intervista ad Antonio Matarrese: «Partiamo dal presupposto che mio fratello Vincenzo è stanco, è giusto che si goda la vita. E allora stiamo cercando una figura nuova, carismatica e di grande competenza. Un manager del calcio che possa prendere in mano la situazione con rinnovata energia, con idee al passo con i tempi». Ma i Matarrese restano a o vanno via? Diciamo che «sospendiamo» la nostra presenza
Bari-Calcio in crisi I Matarrese: «Ora cerchiamo soci»
di VITO MARINO

Nel giorno della rielezione per acclamazione di Michel Platini ai vertici del calcio europeo per i prossimi quattro anni, c’è spazio anche per un ambìto riconoscimento ad Antonio Matarrese. Nel corso del congresso di Parigi, al quale hanno partecipato gli oltre duecento delegati delle 53 Federazioni, l’ex presidente di Lega e Figc è stato nominato membro d’onore della Uefa, «in segno di stima e gratitudine per l’attività svolta fin qui al servizio del calcio internazionale». 

Complimenti presidente, se l’aspettava? Non c’è che dire, una bella sorpresa davvero. Nel corso degli anni ho sempre mantenuto ottimi rapporti con l’estero. Di recente sono stato ospite in Qatar della Confederazione africana, il presidente è un mio carissimo amico. Certi riconoscimenti non arrivano per caso. Durante il mio intervento ho ringraziato tutti, ma soprattutto Platini che è stato un “mio” giocatore nel periodo in cui guidavo il calcio italiano. 

In ambito internazionale i Matarrese continuano a raccogliere consensi importanti, a Bari invece... Purtroppo... piangiamo. Ormai le cose hanno preso una brutta piega, la retrocessione è inevitabile. Capisco i tifosi che si lamentano per il ritorno in serie B. È un loro diritto, ci mancherebbe altro. Quando le cose vanno male, si contesta a tutte le latitudini, il calcio è questo. Ora che la serie A è persa, è giusto pensare al futuro. 

In che modo? Avete già delle idee? I tifosi smaniano, vogliono sapere. Partiamo dal presupposto che mio fratello Vincenzo è stanco, è giusto che si goda la vita. E allora stiamo cercando una figura nuova, carismatica e di grande competenza. Un manager del calcio che possa prendere in mano la situazione con rinnovata energia, con idee al passo con i tempi. 

Quindi lei esclude di tornare in prima persona sul ponte di comando? Assolutamente sì. Lo escludo categoricamente, a maggior ragione dopo questo nuovo incarico a livello internazionale. Ed escludo al tempo che stesso che possa essere un uomo della famiglia a raccogliere l’eredità di Vincenzo. Fratelli, figli e nipoti sono troppo impegnati nell’Impresa. D’altronde, dopo tanti anni, è giusto che i Matarrese si mettano da parte. È arrivato il momento di dire basta. 

Si spieghi meglio: i Matarrese restano o vanno via? Diciamo che «sospendiamo» la nostra presenza. Dopo tanti anni non è più possibile che si parli sempre e soltanto della nostra famiglia. Siamo ormai un bersaglio fisso. Cerchiamo nuove energie, ma non ci tireremo defintivamente fuori; metteremo al servizio degli altri la nostra trentennale esperienza. Siamo disponibili a coinvolgere nuovi soci per garantire una maggiore forza economica, un progetto che possa assicurare una presenza costante ai massimi livelli. La crisi c’è, purtroppo la tocchiamo con mano ogni giorno. Per il calcio non possiamo mettere a repentaglio le nostre aziende. 

In giro si sente parlare di cordate, di imprenditori disposti, almeno a parole, a darvi una mano. Cosa c’è di vero? In effetti abbiamo affidato una delega ufficiale a Nicola Di Bartolomeo (detiene il 10 per cento del pacchetto azionario dell’As Bari - ndr) per sondare il terreno. Mi risulta che ci sono stati contatti, anche se non credo si possa parlare al momento di cordate. 

È in grado di fare qualche nome? Si parla di De Gennaro, Guastamacchia, Ladisa. Siamo ancora in una fase preliminare, preferiamo tenere un profilo basso. Comunque alcuni nomi sono quelli, qualcun altro potrebbe manifestare interesse in corso d’opera. Vedremo. Non abbiamo pregiudizi, l’importante è che si abbiano le idee chiare. Nei prossimi giorni dovremmo sederci attorno a un tavolo per capire se ci sono convergenze di pensiero e unità d’intenti. In questi casi è bene procedere con i piedi di piombo, anche alla luce delle scottature del passato.

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