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Domenica 24 Settembre 2017 | 16:12

Wambe e Tanghe a Taranto storie di basket e handicap

di ALESSANDRO SALVATORE
Il basket ha realizzato una magia. Non si tratta di una vittoria impossibile. Ma di un’unione. Tra handicap e normalità fisica. Protagonisti due sportivi del Belgio, che la «Gazzetta» ha fatto incontrare ieri sul parquet di gioco del PalaFiom. Da una parte il nazionale di basket in carrozzina Dimitri Tanghe ed i giovani amici della Taras Team che per un giorno lo hanno avuto come insegnante speciale. Dall’altra l’ospite Kathy Wambe, «stella» del Cras campione d’Italia di pallacanestro femminile (foto Magnifico)
Wambe e Tanghe a Taranto storie di basket e handicap
di ALESSANDRO SALVATORE

Il basket ha realizzato una magia. Non si tratta di una vittoria impossibile. Ma di un’unione. Tra handicap e normalità fisica. Protagonisti due sportivi del Belgio, che la «Gazzetta» ha fatto incontrare ieri sul parquet di gioco del PalaFiom. Da una parte il nazionale di basket in carrozzina Dimitri Tanghe ed i giovani amici della Taras Team che per un giorno lo hanno avuto come insegnante speciale. Dall’altra l’ospite Kathy Wambe, «stella» del Cras campione d’Italia di pallacanestro femminile. Mai, prima di ieri, i due belga si erano incontrati. «Piacere Dimitri, sono del tuo Paese e ti conosco come giocatrice. Sei famosa dalle nostre parti. Vengo da Ostenda, zona fiamminga». «Thanks, grazie, mercì. Io sono Kathy, francofona, di Tournai. Non ti conosco, ma ammiro tanto la tua forza e quella dei cestisti di questo sport, che è impressionante» . 

Dopo le rituali presentazioni, il feeling (sportivo ed umano) è presto scoppiato. Kathy accetta l’invito del connazionale e si siede su una carrozzina prestata dal gruppo giovanile della Taras. La cestista del Cras, che in piedi fa meraviglie come play, si mette all’altezza di una compagnia inedita. «La prima difficoltà è quella di manovrare l’attrezzo e parallelamente di addomesticare il pallone ed imprimergli la forza di andare a canestro» commenta Wambe dopo l’improvvisata sul legno di gioco. C’è il sorriso sul suo volto. È lo stesso di quello stampato su Tanghe, colpito dalla nascita da un virus che consuma l’anca e mina la funzionalità della spalla. Ma il suo handicap è un valore aggiunto per l’Anmic Sassari, la nuova squadra dell’A1 dopo l’addio dicembrino a quel Dream Team ora finito in archivio con il suo storico scudetto del 2008.

«Purtroppo l’avventura di Taranto è andata male - racconta il play che ha vinto cinque scudetti e cinque coppe di Belgio -, la speranza è che questi giovani costituiscano le fondamenta di un progetto lungimirante. Sono qui per ritrovare vecchi amici e provare ad offrire consigli a chi si avvicina per la prima volta a questo sport». Il mondo della disabilità accoglie la realtà dei cosiddetti normodotati. La filosofia è impressa nel regolamento del basket in carrozzina. A svelarlo a Wambe è Andrea Calò, responsabile tecnico del minibasket della Taras Team: «Nel nostro sport, in partita, si può schierare un atleta perfettamente integro. Il suo handicap nullo corrisponde al valore 5, che sommato agli altri, in ordine decrescente sino allo 0,5 che rappresenta il top della deficienza fisica, deve totalizzare al massimo 14,5 per garantire una formazione legale».

La giocatrice del Cras dapprima guarda con stupore al mondo della disabilità. Ma dopo averne fatto parte, scheggiando carrozzine, dispensando passaggi che poco si differenziano dai suoi soliti assist, e puntando alla retina, la distanza con gli «altri» si assottiglia. «Meraviglie dello sport. La prossima volta, se ci sarà occasione, vorrei che venissero ad un allenamento della Taras le altre mie compagne del Cras. Qui c’è da imparare». 
I giovani allenati da Calò e da quel maestro di vita che è Aniello Diana (coach e presidente dopo anni di silenziosa operosità col Dream Team di coppe e medaglie) guardano Kathy con ammirazione, tanto da non riuscire a formulare una domanda o una curiosità. Resta la magia. Di una fusione teoricamente impossibile.

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