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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 07:50

Calcio / Serie A - A Lecce arbitro-scandalo

Ingiusto 1-4 contro la Sampdoria allo stadio di Via del Mare, per colpa della conduzione di gara di Ayroldi. I salentini continuano a lavorare sulla fase difensiva, ma non basta • I risultati della 16ª giornata del campionato • La classifica • I marcatori • Il prossimo turno
L'ombra di Bertini, arbitro di Juventus-Milan, allo stadio "Via del mare". Seguiteci: la sudditanza psicologica stavolta colpisce Ayroldi, che non si fa influenzare dal nome dell'avversario del Lecce (la Samp) bensì dalle proteste rossonere nella supersfida di sabato. Tutti a ritenere (giustamente) che il fallo di Zebina su Crespo avrebbe meritato di essere punito con il calcio di rigore, compreso (dobbiamo dedurre da quel che si è visto oggi) il direttore di gara molfettese, che al 37' del primo tempo aggiunge al tiro dal dischetto l'espulsione nei confronti di Diamoutene, punito per un fallo (presunto, sicuramente meno netto rispetto a quello visto al Delle Alpi) su Rossini.
Mentre gli spettatori si chiedono (perlomeno) quando il diritto a all'uniformità di giudizio verrà rispettato, la Sampdoria ringrazia, trasforma dal dischetto con Flachi (al 38') e approfitta della superiorità numerica nel primo quarto d'ora della ripresa: prima raddoppia (50'), di nuovo con Flachi, e poi ristabilisce le distanze (61') con l'ex Tonetto (autore anche dell'assist del secondo gol blucerchiato) dopo la fiammata di orgoglio dei salentini, capaci di segnare la rete del momentaneo 1-2 con Vucinic (53'), al sesto centro stagionale, che raccoglie un pallone ribattuto da Antonioli dopo un tiro di Bojinov.
Il montenegrino è la scelta meno attesa di Zeman, che lo preferisce a Pinardi (Bojinov e Babù gli altri attaccanti). In formazione ci sono Marianini a centrocampo (al posto dello squalificato Giacomazzi) e Silvestri in difesa (in luogo dell'infortunato Cassetti). Novellino, dal canto suo, si limita a sostituire gli indisponibili Volpi (fermato dal giudice sportivo) con Donadel, che è per l'occasione il faro della squadra, e Bazzani (messo fuori causa dalla febbre) con Rossini. Sul versante destro del centrocampo, confermato Diana (Doni in panchina).
I salentini confermano l'atteggiamento difensivo visto anche nella gara dell'Olimpico contro la Lazio, conseguenza di un lavoro specifico perfezionato nelle ultime settimane: difesa alta, in fase di contrattacco degli avversari, con l'obiettivo di metterli sistematicamente in fuorigioco.
La tattica riesce in avvio (ci casca Diana su taglio di Zenoni), ma col passare dei minuti la retroguardia giallorossa accumula amnesie (come accaduto contro la squadra di Caso). L'obiettivo è annullare i rifornimenti nei rapidi capovolgimenti di fronte degli avversari. Limitare la Samp, soprattutto le rapide incursioni esterne, ha un senso. Quanto possa essere pericolosa la formazione di Novellino, soprattutto a destra, è dimostrato dall'incursione di Diana al 10': sul cross, Rossini arriva con un attimo di ritardo.
L'attaccante arriverà in tempo al 25', su assist di Zenoni, ma il tiro sarà ribattuto da Silvestri, così come Stovini riuscirà, sul proseguimento dell'azione, a intercettare la conclusione dell'ex Tonetto.
Insomma, il tecnico boemo del Lecce sarà uno a cui piace rischiare, ma le scelte hanno sempre una precisa motivazione tecnico-tattica.
Quella di mandare in campo Vucinic, per dirne un'altra, dimostra di avere subito un perché. In due minuti, tra il 16' e il 18', il montenegrino ha tre opportunità da rete. La prima e la terza partono da punizioni calciate da Ledesma e finiscono a lato: nel primo caso, ricevuto il pallone, si inventa un tocco maligno che inganna il portiere; nel secondo, tira dopo essersi girato sullo stretto lasciando sul posto Zenoni. Al 17' si fa chiudere lo specchio della porta da Antonioli (bravo a uscire in velocità) dopo un'azione lampo, nata da un recupero a centrocampo.
Il pressing nei confronti del portatore di palla con immediata ripartenza è un altro dei pilastri del gioco zemaniano. Da manuale quel che accade al 34': Ledesma sradica la sfera, Dalla Bona accompagna e di prima serve Vucinic, assist per Bojinov che si gira e lambisce il palo.
Il Lecce si specchia e, tre minuti dopo, passa dalle stelle alle stalle, tornando ai vecchi errori. Basta un lancio da tre quarti campo per mettere in crisi il lato sinistro della difesa e consentire a Flachi di involarsi e proseguire l'azione che, come descritto, deciderà il confronto. Come non bastasse, però, Ayroldi manda in frantumi pure il regolamento (per non tornare sulla difformità di decisioni, che si ripresenta anche nella stessa partita). Al 41' fischia un fallo (neanche evidentissimo) di Castellini su Vucinic lanciato a rete: anziché espellerlo, ammonisce il difensore. Il Lecce (ridisegnato: Paci rileva Marianini e va in difesa) avrebbe di che infuriarsi: preferisce limitare le proteste e tentare una rimonta impossibile (nel recupero del primo tempo Babù sfiora l'incrocio), che sembra potersi realizzare, nonostante il raddoppio della Samp, con l'acuto di Vucinic. L'1-3 di Tonetto, su traversone di Doni (entrato al posto di Diana), chiude di fatto l'incontro. Il gol di Kutuzov (fuori Flachi) fisserà il punteggio sull'1-4, passivo ingeneroso, come si dice in questi casi, ancor più se si ha la sensazione di aver subito torti decisivi, forse anche in prospettiva. La Sampdoria, infatti, si godrà la sosta al quarto posto in classifica (insieme con l'Inter). Il Lecce, invece, scivolato a metà classifica, deve rinunciare al piazzamento che porta in Champions League e guardarsi alle spalle. Ha sempre un buon margine di vantaggio rispetto alle squadre che sono in zona retrocessione, ma il 6 gennaio sarà difficile rilanciarsi dovendo affrontare il Milan a San Siro. Soprattutto se Crespo, contrastato in area (ma non da Diamoutene…), dovesse ottenere quel che Bertini gli ha negato…
G. Flavio Campanella

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