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Giovedì 21 Settembre 2017 | 14:27

Calcio - Matarrese è a cavallo: il Bari può essere venduto

Antonio Matarrese si è dato all'ippica, il fratello Michele a questo punto ha ostacoli più importanti da superare, nella speranza di non… abbattere nulla (o almeno così spera). Vincenzo, quindi, resterà senza redini e senza pallone dopo oltre un ventennio
Antonio Matarrese si è dato all'ippica, il fratello Michele a questo punto ha ostacoli più importanti da superare, nella speranza di non… abbattere nulla (o almeno così spera). Vincenzo, quindi, resterà senza redini e senza pallone dopo oltre un ventennio.
Il disimpegno dell'ex presidente di Federcalcio e Lega era già un avviso ai naviganti: la nomina a presidente dell'Unire (in quota Udc) già presagiva lo scenario ufficializzato dal leader del Gruppo, il preludio della cessione dell'A.S. Bari, precedentemente solo presa in considerazione dalla famiglia. Il passo decisivo, la scelta di dedicarsi esclusivamente al core business, non poteva avvenire con Antonio Matarrese ai vertici della Lega.
Adesso tutto è cambiato, sotto ogni punto di vista. Perché se con un Bari competitivo in serie A era ipotizzabile una valutazione nell'ordine di qualche decina di miliardi di vecchie lire, ora vendere significa cedere a prezzo di saldi, a maggior ragione se le spese di gestione si aggirano intorno ai 15 milioni di euro a stagione.
In definitiva, è qui che si gioca la partita, perché il patrimonio giocatori, su cui Michele Matarrese fa affidamento, è pressoché pari a zero in una fase di mercato in cui ci si accorda sui prestiti. Le quotazioni sono livellate verso il basso, le società si tengono i migliori e solo per i campioni sono disposte a scucire i cordoni della borsa, sempre ragionevolmente. Il club biancorosso, al momento, ha due-tre pezzi che possono risultare appetibili (e niente di più).
Per il resto, non ci sono altre voci sulle quali discutere: diritti tv, sponsorizzazioni e altre entrate sono allo stesso livello della posizione in classifica: da serie C. Tanto che, con il venditore alle strette, i subentranti farebbero davvero un affare, sempre che abbiano in testa la volontà di dare una sterzata.
Se ci fosse semplicemente un cambio di proprietà nulla cambierebbe, con una città da tempo demotivata. Ci vogliono molti milioni di euro (certamente meno, molti di meno rispetto a tre-quattro anni fa) per allestire una formazione che vinca il torneo di serie B e possa competere in A alla stregua di Udinese, Cagliari, Palermo e Lecce. Perché, ormai, tolte le prime tre, con la programmazione (quella vera) i traguardi ambiziosi si possono raggiungere.
G. Flavio Campanella

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