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Presidenza Lega Calcio: voto «bloccato»

È finita in perfetta parità la tornata elettorale di oggi, con 21 preferenze a testa per Galliani e Della Valle. Ed è il quarto scrutinio che finisce con un nulla di fatto. Il prossimo appuntamento alle urne è fissato per il 2005, dopo le vacanze
MILANO - Non si schioda dal più perfetto dei pareggi la battaglia per la presidenza della Lega Calcio. Il quarto scrutinio ripete esattamente quel 21 a 21 che era stato il risultato degli altri tre. E allora tanto vale alzare le mani e arrendersi, almeno per oggi, al partito della scheda bianca, quello che un candidato ancora non ce l'ha, ma che vuole il rinnovamento del calcio passando per un programma condiviso da tutti. Adesso, di elezioni del presidente se ne riparla il prossimo anno, dopo le festività natalizie.
«Non è un problema di chi vince o chi perde, anche se chiaramente oggi è stata una sconfitta fortissima per Galliani», spiega Diego Della Valle, che è il vero vincitore della giornata odierna. «Ma - concede - nessuno di noi ne gioisce. Va apprezzato il fatto che i presidenti hanno ripreso in mano la situazione, sono ritornati proprietari delle loro decisioni. E, attenzione, la gente della strada ha dato un sostegno enorme perché l'opinione comune è che si stia marciando nella direzione giusta».
Sembrava infatti che Galliani fosse più vicino alla rielezione dopo che venti società di serie B avevano firmato un programma concordato con le cinque grandi e con Galliani stesso. Invece, i conti non sono tornati e, dopo una prima votazione finita in parità, il presidente di Lega ha capito non fosse il caso di procedere oltre e ha quindi rinviato tutto a dopo le vacanze di Natale.
Oltre al rinvio del voto, i franchi tiratori hanno provocato anche l'ira di Enrico Preziosi che, dopo aver lavorato tanto per tenere insieme tutta la serie B, si è sentito delegittimato e si è dimesso dalla carica di vicepresidente di Lega.
«C'è poco da dire, la quarta votazione è finita esattamente come le altre e quindi ci siamo fermati», commenta alla fine Galliani, che adesso si assume l'onere di ritentare di mettere assieme tutte e 42 le società anche perché il presidente, chiunque sia, è bene abbia una maggioranza ampia. «Se un programma con 28 firme - calcola - non basta per fare altrettanti voti, vediamo se con 42 ok, se ne fanno 35».
Deluso? «No, non è successo niente - commenta -. Ho pareggiato e ho mantenuto i miei 21 voti. Piuttosto, ho visto qualche proclama di vittoria. Non capisco perché chi ha il 50% di schede bianche ritenga di aver vinto». Galliani comunque sa bene che qualcuno ha cambiato idea nel segreto dell'urna. «Andrebbe chiesto alla B - dice - perché dopo aver fatto e firmato un programma poi non l'hanno votato».
Adesso però c'è da lavorare con le anime della Lega e si comincia già venerdì, quando Galliani incontrerà i rappresentanti delle medio piccole di A. Ci riprova quindi lo stesso Galliani a portare avanti con successo il lavoro che avevano già tentato e fallito i famosi sei saggi. «Ora ci provo io - dice Galliani - ma se non si sblocca niente, non saprei cos'altro fare».
Poi ci sono gli impegni che non si possono rinviare, perché la battaglia per la Lega è solo l'anticipo di quella per la presidenza federale. Il 10 dicembre l'assemblea di B esaminerà le dimissioni di Preziosi e subito dopo quella generale dovrà indicare il candidato della Lega per la Figc. «Temo che se la Lega si spacca anche sul presidente della federazione, vuol dire che della presidenza della Lega si parlerà non so più quando», ha detto Galliani.
In assemblea, però, è circolato anche il nome di Abete e quindi «la situazione anche su quel verso è piuttosto delicata. Ma - avvisa Galliani - quando la maggioranza si sarà formata su un nome, tutti devono votarlo». Altrimenti la spaccatura a metà investirà tutto il sistema calcio. Perché c'è una contiguità tra Carraro e Galliani? «Sì, credo di sì», ammette il presidente uscente della Lega. E d'altra parte è verosimile che chi tenti di innovare il calcio voglia provare a cominciare dal presidente federale.

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