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Martedì 26 Settembre 2017 | 16:43

Derby Lecce-Bari 4.500 abbonati verso la class action

di TONIO TONDO
Domani a Bari il dossier del derby Lecce-Bari sarà riaperto. Lo ha chiesto il ministro dell’Interno Maroni, prima perplesso e poi contrario alla partita a porte chiuse decisa dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza nella riunione del 29 dicembre. A Lecce, intanto, si sono scatenati i blog. Tra gli abbonati, 4500, ci sono tensione e progetti di mobilitazione, anche attraverso la class action, per ottenere il rimborso se la partita resterà a porte chiuse
• «Lasciateci tifare sappiamo stare al gioco» di Al Bano Carrisi
Derby Lecce-Bari 4.500 abbonati verso la class action
di TONIO TONDO 

«Io sono tranquillo, se dalle forze dell’ordine verrà un supplemento di informazioni positive la decisione potrà essere rivista». Mario Tafaro è un prefetto di lungo corso, conosce come pochi i meccanismi istituzionali e sa che ogni decisione pubblica deve avere una base giuridica. Ha trascorso il Capodanno in famiglia, qualche telefonata, i primi contatti discreti con prefetto e questore di Bari. Domani a Bari il dossier del derby Lecce-Bari sarà riaperto. Lo ha chiesto il ministro dell’Interno Maroni, prima perplesso e poi contrario alla partita a porte chiuse decisa dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza nella riunione del 29 dicembre. Ma a questa decisione si è arrivati con un procedimento tecnico e giuridico: pareri, informazioni di agenzie investigative dello Stato, lettere (inclusa quella del sottosegretario Alfredo Mantovano), osservazioni delle Società. Per cambiare la scelta occorrono una decisione motivata e, soprattutto, fatti nuovi. 

Non sarà facile sbrogliare il pasticcio. Il calcio, purtroppo, da festa sportiva è diventato il crogiuolo degli istinti più negativi di chi, una minoranza senz’altro, vorrebbe mettere a ferro e fuoco stadi e città. Teppisti furiosi presenti in tutti i centri, del Nord e del Sud. Il ministro Maroni, padre della tessera del tifoso, vuole salvare il suo progetto, unico in Europa. L’ope - razione «stadi sicuri» doveva cambiare abitudini negli italiani. Non più solo tv. Quando lo presentò, circa due anni fa, il ministro sognava di vedere famiglie intere negli stadi. Genitori e figli piccoli, insieme. Cosa mai avvenuta. Allo stadio vanno sempre meno persone, malgrado i tentativi di fidelizzazione delle società. I tifosi baresi che hanno chiesto la tessera sono 16.700. Molti l’hanno sollecitata per il derby. Per entrare negli stadi in trasferta la tessera è indispensabile. Non sono molti i tifosi che seguono la squadra fuori dalle mura delle proprie città. Almeno, questo è accaduto finora, anche con le grandi squadre. 

Le informazioni sul derby pugliese, invece, sono di tutt’altro segno. Migliaia di tifosi baresi preparano la trasferta. In un primo momento, i posti a disposizione erano 6.300, tutti concentrati nella curva Sud dello stadio di Via del Mare. E subito il ricordo è andato al derby del 2008 di serie B (il Bari vinse 2-1), quando dalla curva Sud i teppisti baresi scatenarono la loro violenza distruggendo servizi igienici, poltroncine e ogni struttura che veniva a tiro dei loro raid. Tutto questo non c’entrava nulla con la partita, erano azioni distruttive senza motivazione. Azione cupe e sinistre con il solo obiettivo della devastazione. Lo stesso presidente del Lecce, Pierandrea Semeraro, ha sollevato perplessità sulle garanzie di sicurezza. Anche l’ipotesi di assicurare solo 1.200-1.300 posti ai baresi non può impedire ai facinorosi di organizzarsi e di spostarsi comunque a Lecce, promuovendo azioni di guerriglia e di saccheggio anche lontano dallo stadio, tra le vie del centro per esempio. 

La tessera del tifoso, insomma, non dà nessuna garanzia. Anzi, è una sorta di cavallo di Troia. Con la tessera, formalmente, il tifoso perde il suo anonimato e viene «monitorato»; in realtà, i violenti, con il suo possesso, potrebbero mimetizzarsi ed essere facilitati nell’ingresso allo stadio. Come sarà risolto il problema? Saranno militarizzate le partenze da Bari? Quanti poliziotti e carabinieri saranno mobilitati? Il derby dell’Epifania rischia di diventare una sorta di vetrina per i tifosi violenti. Il tam-tam sta coinvolgendo anche gruppi di ultrà di altre regioni, per nulla interessati alla partita, ma pronti a dare consigli e aiuti per scardinare il sistema della tessera. A Lecce cadrà il progetto di Maroni per tenere sotto controllo quanto avviene nella galassia del tifo? 

I gruppi di violenti sono 450 in tutt’Italia, ma c’è chi dice che siano in crescita. Caso unico in Europa dove i metodi di controllo sono diversi e soprattutto vedono in primo piano le stesse Società. In Italia, invece, c’è una sorta di «controllo di Stato» e questo fa da coagulo anche della violenza dell’estremismo politico. Infatti 234 gruppi sono politicizzati, 62 contigui alla destra estrema, 28 all’estrema sinistra. Tutto questo si sta giocando in Puglia. 

A Lecce, intanto, si sono scatenati i blog. Tra gli abbonati, 4500, ci sono tensione e progetti di mobilitazione, anche attraverso la class action, per ottenere il rimborso se la partita resterà a porte chiuse. Nei dibattiti circolano le tesi più distanti, da quelle moderate («Se è una decisione per evitare guai maggiori, va bene»), a quelle più estreme («È un regalo al Bari che ha bisogno disperato di punti»). Ma ci sono anche tifosi coraggiosi come Mauro che chiedono la pace tra Lecce e Bari («Un tempo, i baresi tifavano Lecce quando dovevamo affrontare squadre di altre città»). Un tempo, appunto, un po’ lontano quando anche i tifosi contribuivano alla cultura civica.

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