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Sabato 21 Ottobre 2017 | 21:36

Derby Lecce-Bari vietato al pubblico 2 anni fa il finimondo La vignetta Le reazioni dei sindaci

LECCE – Per motivi di ordine pubblico, dopo i gravi incidenti di due anni fa, il prefetto di Lecce ha ordinato che il derby con il Bari del 6 gennaio si giochi a porte chiuse. Esplode subito il dissenso e non solo da parte delle due tifoserie. Contestano la decisione i sindaci delle due città, ma anche il ministro dell’Interno si dichiara perplesso. Delusi i tecnici delle due squadre.
• LA CRONACA DI IERI 
• IL COMMENTO - Tutto per colpa di quel branco di imbecilli
Derby Lecce-Bari vietato al pubblico 2 anni fa il finimondo La vignetta  Le reazioni dei sindaci
di Tonio Tondo

Lecce-  Un «rischio elevatissimo» è la valutazione tecnica. La traduzione, semplice e drastica: «Non possiamo rischiare disordini, devastazioni e saccheggi da parte di gruppi di teppisti vestiti da tifosi». Parole precise che rimbalzano dalla riunione di ieri del comitato per la sicurezza e per l’ordine pubblico, presieduta dal prefetto Mario Tafaro. Il derby dell’Epifania si terrà a porte chiuse. Da festa di colori, di sfottò e di passione, finisce nella cornice triste dei non-eventi, del silenzio irreale e della solitudine dei giocatori: la soluzione più dura per prevenire il pericolo di disordini.

Una decisione choc che mette il calcio pugliese e le società maggiori di fronte alle loro responsabilità e alla crisi. Una decisione che ha provocato una prima reazione del ministro dell’interno, il leghista Maroni che si dice «perplesso». « Le indicazioni del Casms - sottolinea -, il comitato che fornisce disposizioni sull’accesso delle tifoserie agli incontri erano state diverse e poi la tessera del tifoso è stata introdotta per evitare le decisioni drastiche». Il ministro sentirà il prefetto per capire le motivazioni.

«È stata una decisione sofferta, ma inevitabile» rivela uno dei partecipanti al vertice. «Lecce potrebbe diventare teatro di guerra urbana con assalti e incendi di auto».

Molti gli incontri per cercare una soluzione, a partire dal 24 dicembre. Polizia, carabinieri e guardia di finanza, rappresentati dal questore Antonino Cufalo e dai comandanti Ferla e Vezzoli, hanno incrociato informazioni e confrontato soluzioni. Diverse le simulazioni sul numero, sugli spostamenti e sulle reazioni degli ultras dei due fronti. «Non riusciremo a controllare tutti i gruppi in partenza dal capoluogo, c’è troppa tensione», hanno confessato i funzionari della questura e della prefettura di Bari. A questo punto ha prevalso la linea drastica.

Le due squadre vanno male e rischiano la retrocessione. Eppure, il tifo ultras, dal patriottismo per una città e una maglia, è pronto a trasformarsi in odio. Pronti allo scontro fisico come esito banale del proprio furore, dentro e fuori dal campo.

I responsabili delle forze dell’ordine si sono trovati di fronte situazioni ambigue che coinvolgono anche le società, deboli di fronte al ricatto delle tifoserie più accese. In un primo momento il Lecce aveva assicurato 6.300 biglietti ai baresi; poi, pensando di ridurre il rischio, i posti disponibili sono diventati 1200. E se da Bari partono in sette, ottomila? Sembra che la società barese abbia allargato il numero delle tessere del tifoso per consentire uno spazio maggiore agli ultras. Tatticismi e giochi difficili da decifrare. Anzi impossibile quando tifosi si trasformano in guerrieri della domenica in cerca di emozioni forti per scaricare adrenalina. Oppure, quando avvengono episodi odiosi. Come quello che ha coinvolto il povero Diamoutene, bravo giocatore e uomo onesto e leale, minacciato dalla tifoseria salentina radicale ed escluso dalla squadra perché reo di aver dichiarato di essersi trovato bene quando giocava col Bari.

Ad esprimere preoccupazione per l’ordine pubblico in vista della partita è stato il sottosegretario all’interno, Alfredo Mantovano, esponente del Pdl pugliese. Memore dei gravi incidenti di due anni fa, quando Lecce e Bari militavano in serie B, e delle polemiche con Michele Emiliano («ultras baresi selvaggi») Mantovano ha rivolto al comitato l’invito a una riflessione attenta dei rischi.

«Non posso entrare nel merito - è il commento dell’esponente di governo -. Capisco l’interesse per le mie parole, per il fatto di essere leccese, ma ricordo che spetta al prefetto il compito di assicurare la sicurezza. È vero, ho sollecito un’attenzione particolare, ma l’avrei fatto anche se le squadre non fossero pugliesi. Serviva una decisione accurata, mi rendo conto del dispiacere dei tifosi».

Nel web infuria la polemica. E non mancano le prese di posizione coraggiose: «Ma come è possibile che due tifoserie di città divise da pochi chilometri debbano odiarsi così tanto? La colpa è di pochi imbecilli che rovinano la bellezza di un derby».

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