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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 10:04

Basket, intervista al ruvese Basile "assopigliatutto"

di FRANCO CASTELLANO
Uno dei grandi della storia cestistica italiana, un super dei canestri spagnoli. Reggio Emilia, Fortitudo Bologna, Barcellona, Coppa del Re, Eurolega, Mvp Lega Italiana nel 2004, titoli nazionali, Supercoppe, argento alle Olimpiadi di Atene, titolo Europeo a Parigi, capitano degli azzurri (209 presenze, 1602 punti segnati), «tiro ignorante», soprattutto giocatore intelligente. Non è tutto, ma quasi tutto Gianluca Basile, pugliese doc, nato a Ruvo, star del Barcellona, 36 anni il 24 gennaio
Basket, intervista al ruvese Basile "assopigliatutto"
di FRANCO CASTELLANO
Uno dei grandi della storia cestistica italiana, un super dei canestri spagnoli. Reggio Emilia, Fortitudo Bologna, Barcellona, Coppa del Re, Eurolega, Mvp Lega Italiana nel 2004, titoli nazionali, Supercoppe, argento alle Olimpiadi di Atene, titolo Europeo a Parigi, capitano degli azzurri (209 presenze, 1602 punti segnati), «tiro ignorante», soprattutto giocatore intelligente. Non è tutto, ma quasi tutto Gianluca Basile, pugliese doc, nato a Ruvo, star del Barcellona, 36 anni il 24 gennaio.
Qual è il titolo a cui tiene di più? 
Ho sollevato diversi trofei, ho vissuto momenti emozionali intensi - spiega Gianluca -, ma nella mia bacheca brilla un trofeo ideale, fortemente sentimentale. È accaduto a Bari, ad agosto, in occasione del premio ricevuto dal presidente federale Dino Meneghin, prima della partita della nazionale. Incancellabile ricordo. Il pubblico del palaFlorio mi ha “riconosciuto”, cosa di cui non ero certo, ma alla quale tenevo. La standing ovation dedicata a me dai cinquemila tifosi mi ha entusiasmato. In quell’istante è come se avessi vinto un altro titolo, quello di pugliese tra i pugliesi. Fantastico». 
Col Barca ha vinto nella scorsa stagione Eurolega e Coppa del Re, perdendo il titolo iberico in finale. Cosa vorrebbe rivincere? 
Ripetere le situazioni vincenti non è facile, ma la mia preferenza è per bissare l’Eurolega, certo non sottovalutando le altre possibilità, anche perché la final four 2011 si terrà a Barcellona. In verità per ora penso a guarire. Ebbi i primi sintomi di dolore al piede sinistro già in avvio di preparazione. Vincemmo la Supercoppa, poi in un’amichevole sentii ancora dolore. Quattro settimane di fermo, al primo allenamento punto e da capo. Quindi intervento chirurgico al quinto metatarso. Ho tolto le stampelle da dodici giorni, riesco appena a camminare. Dovrei rientrare in squadra a febbraio. 
Che differenza c’è tra il basket spagnolo e quello italiano? 
Nel basket spagnolo c’è più disponibilità finanziaria, quindi automaticamente il livello sale. Obbligatoria la presenza di cinque spagnoli, pertanto ogni club cura al massimo i vivai, solo due gli statunitensi, più i comunitari. 
Segue la serie A? 
Certo. Mi fa piacere la presenza nel massimo campionato dell’Enel Brindisi. Sta pagando l’inesperienza, mi sembra comunque strano avendo conosciuto i dirigenti che sono molto competenti. Nel ritorno in serie A si crea molta euforia, firmi giocatori di nome, ma alcune volte nella pallacanestro uno più uno non fa due. Ci vogliono stelle e gregari, i classici portatori d’acqua che sono i più determinanti. Forse i brindisini soffrono altre situazioni interne. Possono e devono riprendersi». 
La sua Ruvo è prima in a Dilettanti. Che ne pensa? 
Ha un allenatore capace, ho visto la squadra dell’Adriatica nella prima della A dilettanti contro il Trapani. Non gioco bene, ma vinse. Un bel segnale. In generale la Puglia ha una grande cultura cestistica, ma ignora stupidamente la sinergia. È inutile avere tante squadre nel terzo campionato nazionale, come accade ora nel Barese. Meglio unire gli sforzi e fare una squadra forte, altamente competitiva, tanto da raggiungere con un serio progetto la serie A, curando al meglio i vivai delle società satelliti. Mi auguro che la città di Bari ascolti il suggerimento, anche per dare un seguito alla positiva esperienza di agosto scorso della nazionale maggiore. 
Cosa c’è nel suo futuro? 
Quando le mie figlie Alessia, Emanuela e Federica erano piccole, con mia moglie Nunzia pensavamo di tornare in Puglia al termine della carriera sportiva. Ora sono grandicelle, hanno le loro amicizie, di conseguenza dobbiamo riflettere. Credo di poter giocare ancora altri anni. Le scelte nell’ambito sportivo e di vita sono tutte da analizzare, a secondo delle situazioni. Non cancello l’ipotesi di poter tornare a Ruvo, però potrei rimanere a Barcellona o andare in altra città.

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