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Fumata nera in Lega, si rivota il 29 novembre

Dopo la terza votazione senza esito, l'assemblea dei presidenti delle società di A e B riunita per l'elezione del presidente della Lega ha deciso di aggiornarsi al prossimo 29 novembre
MILANO - Ci volevano 28 voti, Adriano Galliani si è fermato a 21, cioè la metà esatta della Lega Calcio. Si è risolta in una spaccatura netta la prima giornata di votazioni in via Rosellini dove sembra di essere tornati indietro di due anni, quando ci vollero sette mesi per eleggere Galliani. Era il 9 luglio del 2002 e, alla quinta votazione, l'amministratore delegato rossonero riuscì a raggiungere il quorum. Ma oggi ha capito bene che, dopo tre tentativi, non era il caso di procedere oltre. E così si tornerà a votare il 29 novembre.
Se non è una sconfitta per Galliani, la giornata di oggi è senz'altro una vittoria per Diego Della Valle che è riuscito a dare voce alla voglia di cambiamento tanto invocata, ma mai concretizzatasi in modo così evidente. Aver ottenuto l'appoggio della maggioranza della serie A per un dirigente arrivato solo da poco più di un anno in Lega Calcio non può che essere un grande risultato dal punto di vista personale, anche se il presidente onorario della Fiorentina ha usato toni soft per commentare la votazione: «Oggi ha vinto il buon senso di tutti quelli che vogliono uno sport uguale per tutti. Il mio lavoro finisce qua».
Adesso spetta, infatti, alle varie commissioni, che inizieranno a incontrarsi a partire da giovedì prossimo, cercare di mettere d'accordo le tre anime del calcio di A e B. Le votazioni odierne hanno dato l'immagine di una Lega divisa esattamente a metà dal punto di vista numerico: 21 voti per Galliani, 21 fra schede bianche e nulle compreso il voto di Spinelli andato a Cellino, Zamparini e Preziosi, ma è chiaro ormai che grandi di A, medio-piccole di A e serie B rappresentano tre diversi blocchi con esigenze che finora non hanno trovato la giusta mediazione.
Il punto critico, emerso chiaramente nell'assemblea di oggi, riguarda appunto la figura del presidente: se le grandi di A hanno votato per Galliani, con l'esclusione dell'Inter, le medio piccole della massima serie hanno chiesto con forza l'elezione di un manager esterno, che possa lasciare al massimo a Galliani un ruolo da Presidente della Repubblica. Una figura rappresentativa, più che operativa, ovviamente ben lontana dal ruolo che ricopre ora Galliani : «E' un'ipotesi non attuale - ha detto lui - che porterebbe a riscrivere lo statuto della Lega. Io vado avanti tranquillo per la mia strada verso la vittoria o la sconfitta, senza fare drammi o guerre religiose».
Nessun passo indietro da parte sua, quindi, visto che Galliani è convinto di poter riconquistare quella terza anima della Lega che oggi ha votato un po' per lui, un po' scheda bianca. La serie B rimane l'ago della bilancia della contesa ed Enrico Preziosi, vicepresidente di Lega, ha visto fallire il suo tentativo di mediazione: votare Galliani con il programma stabilito nell'assemblea di ieri. «Abbiamo lavorato fino alle 3 di notte - ha detto - ma è chiaro che il programma non è stato recepito da tutti».
Da parte della serie cadetta non c'è però una totale chiusura nei confronti di un presidente di Lega che sia anche dirigente di club, anche se Zamparini (Palermo) e Spinelli (Livorno) sono convinti di poter portare nel gruppo Della Valle «almeno 34 voti, ma forse anche 36». Resta da individuare il candidato alternativo a Galliani e anche oggi non è stato fatto alcun nome. Ma presto verrà fuori e allora si potrà parlare seriamente di elezioni.

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