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Nuova Andria: la passione trionfa sulla forza del denaro

I quattro moschettieri del calcio dilettantistico andriese si chiamano Vincenzo Carbutti, Francesco Bruno, Francesco Rella e Nicola Dicorato, presidente il primo, vicepresidente il secondo, tesoriere il terzo, consigliere il quarto. Sono loro i veri artefici del miracolo Nuova Andria, trasformando il gruppo di amici cresciuto nell’oratorio salesiano in una struttura societaria e tecnica che fa invidia nei campionati dilettantistici pugliesi. I meriti dei risultati ottenuti in questi anni sul campo vanno condivisi con i giocatori e lo staff tecnico, ma i quattro dirigenti hanno un “merito speciale”, quello di aver creato un giocattolo perfetto. Niente spese folli, a prescindere dalla categoria, niente nomi altisonanti, ma solo elementi funzionali al progetto e disposti a sacrificarsi per la “famiglia Nuova Andria”
Nuova Andria: la passione trionfa sulla forza del denaro
di MARIO BORRACCINO 

ANDRIA - I quattro moschettieri del calcio dilettantistico andriese si chiamano Vincenzo Carbutti, Francesco Bruno, Francesco Rella e Nicola Dicorato, presidente il primo, vicepresidente il secondo, tesoriere il terzo, consigliere il quarto. Sono loro i veri artefici del miracolo Nuova Andria, trasformando il gruppo di amici cresciuto nell’oratorio salesiano in una struttura societaria e tecnica che fa invidia nei campionati dilettantistici pugliesi. I meriti dei risultati ottenuti in questi anni sul campo vanno condivisi con i giocatori e lo staff tecnico, ma i quattro dirigenti hanno un “merito speciale”, quello di aver creato un giocattolo perfetto. Niente spese folli, a prescindere dalla categoria, niente nomi altisonanti, ma solo elementi funzionali al progetto e disposti a sacrificarsi per la “famiglia Nuova Andria”, senza particolari pretese economiche. 

UNA FAMIGLIA - «Proprio così – ha ammesso il presidente Vincenzo Carbutti – la nostra, oltre ad essere un’associazio - ne dilettantistica, è giusto considerarla una vera e propria famiglia. Non abbiamo notevoli mezzi economici, inutile nasconderlo, e quei pochi cerchiamo di gestirli nel migliore dei modi. In casi come il nostro, poi, la soddisfazione diventa doppia quando si ottengono risultato di prestigio». Spendere uguale vincere non è sempre un’equazione che funziona nel mondo del pallone, a qualsiasi livello. I personaggi che giocano troppo con la moneta, tra l’altro, non mancano nel calcio di oggi, anche nei tornei dilettantistici. La Nuova Andria, invece, no. «Lo scorso anno abbiamo vinto i playoff di Prima Categoria spendendo trentamila euro per tutta la stagione. Quest’anno, in Promozione, forse qualcosa in più. Ma si tratta pur sempre di cifre inferiori di almeno quattro volte rispetto alle altre realtà del nostro girone». 

SETTE ANNI DI TRIONFI - Breve, intensa e soprattutto vincente la storia del Nuova Andria, cominciata ufficialmente nel 2003. Ricca di soddisfazioni in particolar modo negli ultimi sei mesi. Nello scorso campionato di Prima Categoria, il sodalizio andriese ha prima centrato lo storico traguardo dei playoff e poi ha vinto gli spareggi per candidarsi ad un possibile ripescaggio nella serie superiore. Possibilità che la scorsa estate è diventata piacevole realtà con l’approdo in Promozione. «Il giorno della notizia del ripescaggio – ha sottolineato Carbutti - è stato il più bello della nostra avventura calcistica. Mai avrei pensato di arrivare a confrontarci con realtà importanti come Noicattaro, Canosa e Corato. E tra l’altro lo stiamo facendo con eccellenti risultati. Siamo quarti in classifica ed arriviamo da quattro vittorie di fila nelle ultime settimane. 
Traguardi? Senza alcun dubbio il nostro obiettivo era, resta e sarà sempre quello di conservare la categoria. Prima raggiungiamo la quota salvezza, meglio è. Poi ci toglieremo qualche soddisfazione in più. Una cosa è certa, la squadra sarà questa sino al termine del campionato. Non ci saranno novità sia in entrata che in uscita. 
Il sogno nel cassetto? Due in particolare e spero che si realizzino: vorrei far giocare la mia squadra in una struttura decente, visto che il Sant’Angelo dei Ricchi non lo è proprio, e poi mi piacerebbe l’ingresso di nuovi soci sostenitori».

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