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Zeman: «Lo sport insegna a vivere»

FOGGIA - «Non barate, non saprete mai chi siete veramente». Zeman fa il suo appello agli studenti, nella cornice dell’aula magna del liceo Lanza che per l’occasione - ieri mattina - era strapiena di ragazzi, curiosi e docenti che hanno interrotto le lezioni per ascoltare il boemo. Insieme a lui - per il progetto che mette insieme Ufficio scolastico provinciale, Figc, Coni, Questura e appunto Us Foggia - c’erano anche Martina Criscio e Luigi Samele, mentre mancavano all’appello Giovanna Turchiarelli e Michele Pirro. Il provveditore, Di Sabato, ha segnalato che alcuni istituti non hanno proprio risposto all’appello del progetto. Come dire, quando il buon esempio arriva dall’alto
Zeman: «Lo sport insegna a vivere»
di Raffaele Fiorella

«Lo sport insegna a vivere insieme, a conoscersi, a rispettare le regole, i compagni e gli avversari. Prepara a raggiungere traguardi e a saper affrontare gioie e delusioni, come nella vita. Si impara molto di più dalle sconfitte, che non dalle vittorie e dagli elogi». Così Zdenek Zeman ha introdotto il suo intervento nell’incontro che si è tenuto ieri mattina a Lanza sul tema «Lo sport: palestra di valori». A gremire l’aula magna dell’istituto, e ad ascoltare il tecnico del Foggia con entusiasmo, oltre 300 ragazzi: una selezione di studenti delle scuole di superiori della provincia. Alcuni con sciarpe e bandierine rossonere.


L’incontro è stato organizzato dall’Ufficio scolastico provinciale e condotto da Domenico Di Molfetta, ex responsabile tecnico del settore lanci della nazionale italiana di atletica. Accanto a Zeman il preside del Lanza Giuseppe Trecca, il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Giuseppe De Sabato, che ha sottolineato - con una punta d’amarezza - come alcune scuole abbiano snobbato l’invito. Al tavolo, come ospiti, due schermidori foggiani protagonisti con la nazionale: Luigi Samele e Martina Criscio. Sono intervenuti l’assessore provinciale allo sport Leonardo Lallo, il vicepresidente del Coni provinciale Umberto Candela e l’Ufficio minori della Questura di Foggia, in rappresentanza del quale lo psicologo Giovanni Ippolito ha illustrato l’idea di un progetto, legato allo sport, per combattere la devianza minorile, sulla scorta di quanto già messo in opera a Napoli, dove l’iniziativa è stata indirizzata, con esito positivo, a ragazzi fino ai 18 anni d’età che presentavano disturbi della condotta, che avevano aggredito persone o animali o che avevano commesso frodi, furti o atti vandalici.


Accompagnato dal team manager dell’Us Foggia Franco Altamura, dal direttore sportivo Peppino Pavone e dal coordinatore delle scuole calcio rossonere, Gianni Cagiano, e accolto da ovazioni e applausi, Zeman ha smesso per mezza giornata i panni dell’allenatore e indossato quelli del maestro. Del docente. Precisando subito, però, da uomo di sport, di prediligere il campo alla cattedra. «Mi fa piacere che mi applaudiate – ha detto il boemo agli studenti – ma vorrei vedervi all’opera in spazi dove fare sport, anche se c’è anche da dire che, dal punto di vista delle strutture sportive, Foggia lamenta grosse carenze». Visto da molti, in Italia e all’estero, come alfiere di un calcio ideale, etico ed estetico, Zeman ha ribadito alla platea del Lanza i valori in cui crede: «Lo sport è per tutti e di tutti, non solo dei campioni. In una partita di calcio si misurano due squadre ed è giusto che vinca quella più brava, non quella che fa ricorso a furbizie e inganni. Negli sport di squadra s’impara a mettersi a disposizione dei compagni. Bisogna cercare di vincere meritando e tener sempre in considerazione il valore delle sconfitte, che possono insegnare tanto. Dalle sconfitte si può imparare qualcosa, non dalle vittorie». Il calcio esercita un fascino straordinario ma la sua popolarità, in Italia, è stata macchiata negli ultimi anni da scandali come quello di Calciopoli. «Il bambino s’innamora subito del pallone e sogna di diventare Baggio o Signori. Poi crescendo scopre che il calcio è anche altro. E’ un mondo in cui c’è business, che adotta comportamenti che hanno poco di sportivo. Io sono sempre dell’idea che è meglio soli che male accompagnati, e che dire ciò che si pensa non è un difetto, anche se c’è chi non è abituato a sentirsi dire certe cose».

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