Cerca

Calcio - «Qui comando io». Cassano punito

Tempi duri per il barese. Mentre la Roma affronterà il Palermo nella settima giornata del campionato di serie A, il talento della città vecchia si allenerà da solo a Trigoria, il campo di allenamento dei giallorossi • Siena - Juventus 0-3
• Pareggiano 2-2 Atalanta e Cagliari
BARI - Tempi duri per Antonio Cassano. Mentre la Roma affronterà il Palermo nella settima giornata del campionato di serie A, il talento di Bari Vecchia si allenerà da solo a Trigoria, il campo di allenamento dei giallorossi. Ufficialmente Del Neri lo aspetta «a braccia aperte» dopo aver concordato un piano di recupero fisico-atletico che gli dovrebbe far saltare anche la Juventus. In realtà lex tecnico del Chievo ha fatto un chiaro avviso ai naviganti, che ha coinvolto anche Panucci (niente convocazione per la gara dell'Olimpico), punito perché è stato «irriguardoso verso di me e verso il gruppo». Queste le parole dell'allenatore che, dopo un atteggiamento censurabile in allenamento del difensore (che stia preparando il trasferimento alla Juventus?), ha sentenziato: «Si fa come dico io. Chi non rispetta le regole, verrà punito», aggiungendo che al «99 per cento Cassano non giocherà nemmeno nella successiva sfida contro la Juventus».
Zeman non lo ha detto chiaramente, ma è come se lo avesse fatto. L'ingaggio di Conte da parte del Lecce è svanito dalla sera alla mattina. Caldeggiato dal direttore sportivo dei salentini, Pantaleo Corvino, presumibilmente d'accordo i vertici societari, l'arrivo dell'ex centrocampista della Juventus sembrava imminente. Poi, il dietrofront, deciso, stando alle dichiarazioni ufficiali, dallo stesso giocatore, che avrebbe preferito la proposta di allenare le giovanili della Juventus piuttosto che tornare nella terra natìa. "Avvisato" dal presidente Semeraro, che non ha gradito le ultime esternazioni extra-calcistiche del boemo, Zeman si è preso la rivincita. «Sulla squadra decido io», sembra di sentirlo. Ma è mai possibile che il grande picconatore della Juventus sotto processo potesse accettare l'arrivo di un calciatore che secondo l'accusa è stato «sottoposto a una somministrazione cronica di sostanze dopanti»? Le squadre zemaniane hanno sempre mangiato pane e pallone, alimenti sufficienti al momento per essere ai vertici della classifica di serie A. Dalla trasferta di Messina, peraltro, il tecnico potrebbe tornare ulteriormente rafforzato.
Le questioni meridionali, insomma, continuano a esistere. Nella Milano dei «fighetti», invece, si discetta di pallone d'Oro: lo vincerà Schevchenko oppure Adriano? Il derby sembra fatto apposta per spostare l'ago della bilancia da una parte o dall'altra: l'ucraino, dopo aver vinto la Champions League 2003, nel 2004 ha aggiunto lo scudetto e continua a segnare con regolarità. Impressionante, però, il rendimento degli ultimi mesi del brasiliano, che ha praticamente vinto da solo la Coppa America ed ora sta spingendo l'Inter in Italia e in Europa (vedi Champions League) collezionando una serie infinita di prodezze. Ma tra i due litiganti, c'è di mezzo un terzo incomodo. Tutto quel che volete, ma il connazionale di Adriano, naturalizzato portoghese, tale Deco, ora al Barcellona, avrà vinto un campionato e una Coppa nazionale di medio livello in Portogallo, ma se a questi successi si aggiungono la Champions League vinta quest'anno col Porto e la finale degli Europei per nazioni, che i lusitani hanno perso con la Grecia, non sarebbe un'eresia affermare che potrebbe alla fine ottenere il riconoscimento, lasciando i concorrenti con un palmo di naso.
Alla stessa maniera, mentre Milan e Inter si sfiancheranno per superarsi, la Juventus, rafforzata da "integratori con principi difensivi" (chiamati Cannavaro ed Emerson) e "attivi" (Ibrahimovic), pensa di allungare in graduatoria lasciando ai «bauscia» questioni secondarie (del resto, l'ultimo a vincere il Pallone d'Oro è stato il bianconero Nedved). A Capello, del resto, interessa vincere il tricolore da perfetto Gianduia, facendo il galantuomo e stando attento alle buone maniere, anche se, rispetto al torinese tipico, ha a noia l'eccessiva vivacità della gente, soprattutto nel caso qualcuno si comporti come Cassano (rieccolo) o parli troppo come Totti.
Molto ciarliero si è rivelato anche il patron della Fiorentina, Diego Della Valle, che in classifica è nelle parti basse, ma che in Lega ha anticipato l'assalto al vertice, costringendo l'attuale presidente Galliani ad accettare le condizioni poste dai "ribelli" (capeggiati appunto dal signor Tod's), cioè dai club che hanno ottenuto il rinvio della votazione per il rinnovo della carica e che vogliono un programma e un presidente-manager al di sopra delle parti. Il 5 novembre l'assemblea esprimerà il successore nella speranza che sia davvero l'inizio di una nuova era per il calcio. Dire «si fa come dico io» va bene al massimo quando c'è un ampio consenso. Addirittura, anche Berlusconi, a volte, è costretto a cambiare idea. Ma questa è un'altra storia (?)…
G. Flavio Campanella

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400