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Calcio - Conte: «Non torno al Lecce»

Non finirà la carriera con la maglia della squadra salentina, il centrocampista (ex Juve), lascia per studiare da allenatore. • Inter e Milan vincono in Champions
TORINO - Non sono state sufficienti le insistenze della società giallorossa per convincere Antonio Conte a tornare a giocare nella sua terra natale, Lecce. Il centrocampista ex Juventus, infatti, non ha ceduto alle lusinghe dei dirigenti salentini e pur ringraziandoli, ha deciso di incominciare da subito a «studiare da allenatore».
«Grazie Lecce e grazie Salento, che mi rimarranno sempre nel cuore, ma le scelte di vita non sempre riescono a fare coincidere tutti i sentimenti. La mia di oggi è quella di smettere di giocare e studiare da allenatore». Nella sua scelta, quindi, non c'entra la presenza sulla panchina leccese di Zdenek Zeman. Ricordiamo infatti che proprio il tecnico boemo è stato il grande accusatore della Juventus dando il via allo scandalo doping. E Antonio Conte non si è mai tirato indietro nel difendere la società bianconera e i suoi giocatori.
Antonio Conte, dunque, a 35 anni dice no al suo amato Lecce, con tanto rimpianto: «Ringrazio Pantaleo Corvino che mi ha martellato da un mese per chiedermi di tornare e ringrazio questa società che per me ha sempre avuto stima e affetto notevoli, ma è difficile prendere certe decisioni, ponderando tutti i pro e i contro. Da una parte mi attirava Lecce perché era l'unica destinazione che ancora mi dava emozione e perché la mia nipotina è appena nata proprio lì. Dall'altra parte già non mi allenavo più da tre mesi e se si vuole cercare di imparare qualcosa per fare l'allenatore il momento giusto è questo».
Si iscriverà subito al corso di Coverciano, magari con la speranza recondita di arrivare un giorno proprio sulla panchina giallorossa.
«Sono inorgoglito e ho la morte nel cuore - aggiunge Conte - ma ho proprio deciso. E comunque il Salento rimarrà sempre nel mio cuore».
Da Lecce fece le valigie nel novembre '91, chiamato a Torino da un certo Giampiero Boniperti. Il suo primo allenatore bianconero fu Giovanni Trapattoni, che credette subito nelle sue capacità tecniche. Negli anni ha assunto sempre maggiore autorevolezza tanto da guadagnarsi la fascia di capitano della squadra, nonostante la presenza di mostri sacri come Del Piero e Zidane. Conte con il suo indiscutibile carisma ha dimostrato negli anni una continuità di rendimento ed un attaccamento alla maglia bianconera, tali da renderlo una «bandiera» sia dentro che fuori dal campo.

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