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Donati: «Il doping si batte così»

Intervista all'accusatore del doping di Stato degli anni 80 e 90. Maestro dello sport e dirigente Coni afferma: «Se l'atleta presenta effetti collaterali va subito fermato»
Coni - Alessandro DonatiBARI - Sandro Donati (nella foto), 53 anni, maestro dello sport, ha partecipato al convegno «Lo sport nell'età infantile e adolescenziale», tenutosi il 10 ottobre a Bisceglie, in provincia di Bari. Lo abbiamo incontrato presso l'Hotel Palazzo Bonomi. La sua carriera è legata all'esperienza sul campo come tecnico federale. Nell'atletica ha seguito atleti che hanno conquistato anche medaglie pregiate (tra cui la medaglia d'oro di Stefano Mei nei 10.000 metri ai campionati europei del 1987). Ma ha contribuito anche alle metodologie di allenamento di altri sport: sci nordico, sci alpino, canottaggio, pallavolo, pallacanestro, pattinaggio a rotelle, scherma, nuoto.
Se, però, si pensa all'attività di dirigente, si potrebbe sostenere che ha dovuto specializzarsi nel salto a ostacoli. Responsabile della Divisione Ricerca e Sperimentazione dal 1990 ad oggi (attualmente si chiama Settore Metodologia dell'Allenamento), ha dovuto subire l'onta di un esilio per essere stato accusatore incallito del fenomeno doping, tanto da essere riuscito attraverso le sue indicazioni a mettere i magistrati italiani in condizione di dare seguito a molte inchieste: da quella che ha portato alla sentenza Conconi (assolto per prescrizione dal reato di sperimentazione e somministrazione di farmaci), il medico che organizzò e coordinò il doping di Stato negli anni 80 e 90, a quella che ha portato al processo contro la Juventus, nata dopo le dichiarazioni dell'attuale tecnico del Lecce, Zdenek Zeman.
Per avere un'idea delle responsabilità a livello politico-istituzionale, che continuano ad esserci, basti dire che «nessun dirigente sportivo e nessun politico - ha detto Donati - è venuto per ringraziarmi (dopo che lui è riuscito a scardinare il muro di omertà e a far riconoscere le responsabilità di Conconi e di altri, n.d.r.). Continuo a essere serenamente isolato. Basta aver rinunciato ai miei sogni. Da quando ho cominciato a parlare ho cancellato il sogno di fare l'allenatore delle squadre nazionali (attività svolta per undici anni, n.d.r.). Ma non mi hanno ucciso e non mi uccideranno».
In compenso, continua a svolgere l'opera di divulgatore. Tra le informazioni bibliografiche che lo riguardano, troviamo, ad esempio, «Il protocollo scientifico per il controllo del sangue degli atleti», un progetto nazionale che sottolinea l'assoluto rigore dell'attività di Donati, impegnato tuttora anche in studi circa il rapporto tra i giovanissimi e lo sport, ricerche che hanno potuto far emergere dati inquietanti riguardo la diffusione di integratori e, soprattutto, di sostanze dopanti anche tra i minori. Il convegno di Bisceglie, organizzato dalla società ciclistica «Gaetano Cavallaio», è servito proprio per spiegare il modo per arginare questa tendenza piuttosto diffusa e in rapida espansione.
Qui lo abbiamo intervistato anche per fare il punto della situazione nell'ambito delle istituzioni e degli organismi preposti alla vigilanza, al controllo e alla lotta contro il doping, che in Italia è stata finalmente regolata dalla legge approvata il 16 novembre del 2000 e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il successivo 18 dicembre. Proprio Donati è stato consulente del parlamento italiano per il progetto di legge contro il doping, oltre a essere stato responsabile scientifico per il ministero dell'Istruzione riguardo «La prevenzione del doping nei giovani». All'estero è stato anche consulente del ministero della gioventù e dello sport francese.
G. Flavio Campanella

• INTERVISTA AD ALESSANDRO DONATI
• Il doping e la legge
• Il doping e le inchieste
• Il doping e gli organismi sportivi
• Il doping e la politica
• Il doping e l'antidoping

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