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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 20:27

Almiron giura  amore eterno  «Bari, sei mio»

Tanto tuonò che piovve. E alla fine eccolo Sergio Bernardo Almiron davanti agli «odiati» giornalisti. Certo, la faccia non è di quelle che sprizza gioia da tutti i pori. Avete in mente quella dei pazienti nella sala di attesa dal dentista? Bè, più o meno siamo lì. Conta, invece, lo spettacolo che Almiron continua a offrire in campo. Con prestazioni che, udite udite, addirittura lo avvicinano ai giornalisti, che saranno bruttarelli e magari anche menagrami ma che, alla resa dei conti, è da gennaio che auspicano a gran voce la sua conferma
Almiron giura  amore eterno  «Bari, sei mio»
di ANTONELLO RAIMONDO 

BARI - Tanto tuonò che piovve. E alla fine eccolo Sergio Bernardo Almiron davanti agli «odiati» giornalisti. Certo, la faccia non è di quelle che sprizza gioia da tutti i pori. Avete in mente quella dei pazienti nella sala di attesa dal dentista? Bè, più o meno siamo lì. Ieri alle 15,30, tutto avrebbe fatto il fortissimo centrocampista argentino. E anche abbastanza volentieri. Ma certo non parlare con quegli sfigati che si inventano notizie e pensano di poter cambiare il mondo con penne maledette e dannati microfoni. Punti di vista, evidentemente. Presa d’atto e amen. In fondo ai tifosi interessa soprattutto che Almiron giochi come sa e continui a fare la differenza. La sua «allergia » ai giornalisti, ai loro occhi, conta quanto lo stato di agitazione dei controllori di volo. E cioè, nulla. 

Conta, invece, lo spettacolo che Almiron continua a offrire in campo. Con prestazioni che, udite udite, addirittura lo avvicinano ai giornalisti, che saranno bruttarelli e magari anche menagrami ma che, alla resa dei conti, è da gennaio che auspicano a gran voce la sua conferma e che, quasi vinti dal «panico», erano sul punto di organizzare un sit-in di protesta sotto casa di Vincenzo Matarrese... I giornalisti, sì sempre loro. Quelli che pensavano di consegnare a Guido Angelozzi il... Nobel del mercato per essere riuscito a ottenere la sua riconferma nel Bari. Ma sì, la vita è bella perché è varia. Sai che noia senza queste gag che in alcuni momenti sembrano anche roba seria ma che, invece, a lungo andare mostrano un fortissimo retrogusto all’insegna dell’allegria? E allora? Un sorriso e passa la paura. 

Buongiorno Almiron, qualcuno continua a chiedersi come mai uno bravo come lei non abbia trovato spazio nella Juve. «Per me conta solo il Bari».

È contento che oggi qualcuno avrà cambiato idea sul suo conto?
«Per me conta solo il Bari». 

Il suo presente nasce proprio da certe disavventure del passato. «Della Juve non parlo». 

E allora parliamo del suo feeling con Bari. «Qui sto alla grande. I tifosi mi danno tantissimo amore e questa città la sento sempre più mia». 

Eppure lei è qui appena da un anno. «È stato subito feeling. Bari mi fa sentire come a casa. Trovo molto della mia Argentina in questa città. Tant’è che sto cercando casa. Sì, penso proprio di sistemarmi per sempre a Bari. Ne sto parlando con mia moglie (Almiron ha già visionato alcune ville in Corso Alcide De Gasperi, ndr)». 

E se a fine anno dovesse arrivarle una proposta indecente? «Chiederei subito al Bari le sue intenzioni. Se loro dovessero dirmi che non mi vogliono vendere io ne sarei felicissimo». 

Non le pesa il dover rinunciare a un’altra grande chance ad alto livello. Ventura dice che lei fa ancora in tempo a provarci. «Io spero di far grande il Bari, di aiutare questa squadra a crescere. Questo è il mio obiettivo e quello dei miei compagni». 

Ma dove volete arrivare quest’anno? «La salvezza prima possibile». Qualcuno dice che con Ventura si può sognare. «Ho ritrovato il mister molto più maturo. Certo, il nostro primo impatto non fu il massimo. Dopo la partita di esordio mi disse “Almiron non si gioca così a calcio”. Un bel colpo... Ma oggi è tutto diverso». 

Battere il Cagliari per colorare ancor di più la classifica. «Avversario scomodo. Sono organizzati e veloci». 

Il Bari non è da meno. Con Ventura scendete in campo con le idee chiare. «Il mister ci impone certi schemi. Ma c’è anche spazio per l’improvvisazione. Io a volte abbasso la testa e comincio a correre. Lo faccio quando penso possa essere utile».

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