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Martedì 26 Settembre 2017 | 14:53

Angelozzi spinge il Bari  «Umiltà e vai lontano»

 I meriti sono di altri, le colpe solo e soltanto sue. Guido Angelozzi non si smentisce nemmeno di fronte a un Bari che vince, convince e, soprattutto, piace alla gente di tutt’Italia. Eppure questo gruppo l’ha costruito lui, pezzo dopo pezzo. Provando a mettere insieme le idee di Ventura e le «esigenze » di Vincenzo Matarrese. Quand’è arrivato, a giugno, c’erano poche certezze e tante questioni da risolvere. Oggi si può dire che, anche grazie al suo lavoro, il calcio barese può guardare al futuro con un pizzico di apprensione in meno
Angelozzi spinge il Bari  «Umiltà e vai lontano»
di ANTONELLO RAIMONDO 

BARI - I meriti sono di altri, le colpe solo e soltanto sue. Guido Angelozzi non si smentisce nemmeno di fronte a un Bari che vince, convince e, soprattutto, piace alla gente di tutt’Italia. Eppure questo gruppo l’ha costruito lui, pezzo dopo pezzo. Provando a mettere insieme le idee di Ventura e le «esigenze » di Vincenzo Matarrese. Quand’è arrivato, a giugno, c’erano poche certezze e tante questioni da risolvere. Oggi si può dire che, anche grazie al suo lavoro, il calcio barese può guardare al futuro con un pizzico di apprensione in meno. Punti fermi, qualche scommessa e un progetto che sta prendendo forma. E che andrà rafforzato con investimenti mirati e le solite idee. Buongiorno Angelozzi, il mercato è alle spalle e la parola è passata finalmente al campo. «Come era giusto che fosse. Sono stati mesi difficili, però guardiamo avanti con fiducia». 

Se l’aspettava un Bari subito così pimpante? «Diciamo che ci speravo. Ma non era una speranza senz’anima. Credo ciecamente in Ventura e nella bravura dei calciatori». Una linea continua tra il Bari sbarazzino dell’anno scorso e quello più sicuro di quest’anno. «Penso che molto dipenda dal fatto che l’allenatore può contare su un gruppo di ragazzi già addestrati. È importante la cont inuità». 

Diciamo che è stata una precisa scelta di mercato. «È stato bravissimo il presidente Matarrese. Lui ha indicato la strada e mi ha dato i mezzi per centrare gli obiettivi». 

Non sono state trattative facili, però. «Assolutamente no. Ecco perché dico che la società merita un plauso». 

Ma lei, Angelozzi, lo sente un po’ suo questo Bari? «Ho lavorato, punto. Sono orgoglioso di essere il direttore sportivo di questa squadra e di questa società. Per me lavorare in una piazza come Bari è il massimo». 

Napoli cosa le suggerisce? «Una serata fantastica. E una squaddra che ha onorato ancora una volta il gioco del calcio». 

Qual è stato il momento più intenso al San Paolo? «Ho apprezzato la reazione al vantaggio napoletano. I ragazzi ci hanno messo rabbia pur senza smarrire l’ordine tattico che li contraddistingue. È stata un’azione bellissima. E poi, parliamoci chiaro... perdere sarebbe stata una beffa». 

Cosa le ha detto il presidente Matarrese in tribuna? «Era felice come un bambino. Avreste dovuto vedere la sua esultanza al gol di Castillo... Il presidente ama il Bari, soffre per questa maglia». 

Lo vede più rilassato dopo questo scoppiettante avvio di stagione? «Lo vedo come lo vedevo a giugno. Un uomo sereno, entusiasta, deciso a tutto pur di continuare a stupire. A Vincenzo Matarrese sarò grato a vita. Mi ha dato fiducia in un momento difficile e io sono uno che non dimentica. Ha avuto coraggio». 

Una fiducia che va ricambiata. «Spero di aver cominciato, sono solo all’inizio. Darò tutto me stesso, questa è una certezza». 

Lei ha un contratto fino al 2011. Aspetta una telefonata? «Non ci penso nemmeno. Ho un solo pensiero in testa: il Bari». Ma dove può arrivare questa squadr a? «Con umiltà e concentrazione possiamo continuare a far parlare di noi». 

La parola salvezza è bandita... «Giusto che i tifosi sognino. L’esperienza mi suggerisce prudenza». Ventura dice che può contare su diciotto calciatori sullo stesso livello. «La società è stata bravissima. Io, purtroppo, non sono stato bravo a mantenere la promessa fatta a Ventura che voleva un difensore». 

A proposito, smaltita la delusione Rinaudo? «No». Qualcuno l’ha cercata? «Sì e mi sono negato. Rinaudo mi ha anche inviato un sms ma non gli ho risposto». 

Lei dice che la mano, nella vita, vale tutto. «C’era molto più di una mano. C’era la firma». 

Lei è nato a Catania, la parola è sacra. «Da noi è così. Almeno credevo. Rinaudo è di Palermo...». 

Vorrà dire che qui diventerà grande Rossi. «Abbiamo tanti ragazzi in gamba. Ai baresi, un popolo fantastico per passione, dico aiutateli».

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