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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 00:39

Voeller si è dimesso

Il tecnico tedesco allenatore della Roma ha annunciato la sua volontà al direttore sportivo dopo che la squadra ha perso 3 a 1 con il Bologna • Serie A: risultati, classifica, cannonieri
BOLOGNA - Rudi Voeller non è più l'allenatore della Roma: il tecnico tedesco si è infatti dimesso. Lo ha annunciato il direttore sportivo dei giallorossi Franco Baldini nella sala-stampa dello stadio di Bologna. «Ora cercherò di fargli cambiare idea», ha aggiunto il dirigente.

Il direttore sportivo della Roma, Franco Baldini, ha confermato le dimissioni di Rudi Voeller che, subito dopo il 3-1 incassato a Bologna, ha comunicato alla società la sua volontà di lasciare l'incarico. «Voeller appena entrato nello spogliatoio - rivela Baldini - ha manifestato la volontà di dimettersi, gli ho chiesto di prendere tempo e di pensarci a mente fredda, meglio valutare ogni cosa con calma. Lui lamenta il fatto di non essere troppo seguito dalla squadra, adesso aspettiamo qualche giorno, c'è Madrid alle porte». La Roma, infatti, martedì è ospite del Real per la seconda giornata di Champions League. «Vediamo di risolvere la situazione, aspettiamo qualche giorno e vedremo cosa succede. Ho chiesto a Voeller perchè pensa di dimettersi, a limite dovrei essere io a farlo, le scelte di mercato le ho fatte io. Non ho parlato con Sensi, ma lo farò molto presto».

BOLOGNA - ROMA 3-1, storia di una disfatta
Fin che dura 11 contro 11, la partita è la cronaca dell'invasione barbara (rossoblù) contro una Roma decadente, già tumulata all'intervallo, 3-0.
Stesso parziale dell'anno passato, solo che all'epoca fu a parti invertite. Quando poi il Bologna resta in nove, dal 7' della ripresa, i giallorossi provano a scrivere un «De bello gallico» che non finiranno mai. E allora, da vittoria meritata, quella rossoblù diventa impresa. Che dev'essere fiaba, guardandola con gli occhi di Mourad Meghni, il ragazzino che, arrivò sotto le Due Torri quindicenne, cinque anni fa, col destino, prescritto ormai a troppi, di diventare un fenomeno. Dicevano che era il piccolo Zidane, e mica solo per quel miscuglio di sangue francese e algerino che lo accomuna a Zizou, ma pure per quel suo modo elegante di correre e di accarezzare il pallone. Alla lunga rischiava però di diventare una presa per i fondelli, perché gli anni passavano, ma il piccolo Zidane giocava poco e guardava molto. Qualche spicciolo di classe, ma mai una partita divorata. Fino a stasera. Alla Roma bastano cinque minuti per capire che sarà un incubo, quando arriva la prima zampata di Meghni. Nervo spiana la corsia destra e mette al centro, dove Locatelli, senza saltare, in commovente solitudine, appoggia di testa per il francesino: la difesa, si fa per dire, giallorossa, lascia tutto il tempo di preparare lo sparo, un esterno al volo che scavalca Pelizzoli, infilandosi nell'angolo più lontano. L'unica reazione della Roma viene innescata da un errore di Torrisi, che spedisce il pallone sui piedi di Totti, dal quale parte un bel lancio per Cassano: Pagliuca, che non fa l'errore di sdraiarsi, lo accompagna quasi sul fondo e, sul cross, a porta semivuota, la difesa rossoblù respinge. Gioca solo il Bologna, e anche bene. Spesso di prima, dall'altra parte non la prendono quasi mai. Imbarazzante. Dietro, poi, la squadra di Voeller è da brividi: ma per i propri tifosi. L'altra piccola bottega degli orrori si spalanca al minuto 34, quando Locatelli serve il suo secondo assist. Il numero dieci, già decisivo mercoledì a Parma, controlla due metri fuori dall'area, scivola fra Perrotta e un Ferrari sempre più in versione bradipo, e pesca un rasoterra filtrante sul filo del fuorigioco per Cipriani: aggancio e colpo secco vincente, soffiando il tempo alla scivolata di Ferrari.
Tre minuti più tardi e i tifosi giallorossi avrebbero già voglia di risalire sul torpedone (e qualcuno lo fa). C'è ancora la zampa di Locatelli, che imbecca Meghni: corsa agile ed elegante fra Dellas e Candela, finta rapidissima, ingresso in area, e colpo sul secondo palo. Tre a zero. A quel punto l'arbitro Pieri pensa che, in fondo, la gente ha pagato il biglietto, e che mica può finire in 45 minuti: allora, al 39', prima non ammonisce Cassano, svenuto improvvisamente in area, poi estrae il cartellino giallo (il secondo) per Cipriani, agganciato in area da Cufrè. Espulsione folle del centravanti, che prima si era stupidamente fatto ammonire per aver trattenuto il pallone fra le mani dopo un fallo fischiatogli contro. Poco male, avrà pensato Carletto Mazzone, con le mani appoggiate sul cappello: faremo le barricate nella ripresa, in dieci. Vero, ma solo per sette minuti, perché Zagorakis si becca il secondo giallo (e quindi l'espulsione) per un fallo evitabile su Totti, lanciato in corsa. Limpido il fallo, fiscale il cartellino, ma ci poteva stare. Dura non concedere vicoli in otto, su un prato sempre più grande. Letale però, concedere piazzole di tiro a Totti: quando è successo, al 14', e con nessuno davanti, ha fulminato da una ventina di metri Pagliuca con una gran botta. Intanto Mazzone aveva tirato su le palizzate: dentro Loviso, un mediano, per Meghni; e Gamberini, uno stopper, per Locatelli. L'unica boa cui aggrapparsi là davanti rimaneva Tare, entrato al posto di un esausto Nervo. Da lì in poi si gioca a porta unica: Montella ci prova al 24' di testa, ma Pagliuca vola, e al 38' la rete dell'aeroplanino, su una mancata trattenuta del portiere, viene annullata per fuorigioco millimetrico. Mido, al 44', centra il palo, e un minuto dopo Totti fa un brutto fallo calpestando Loviso. Basta così. La Roma stringe quattro punti, dopo aver incrociato tre neopromosse (Fiorentina, Messina e Lecce) e una squadra che, l'anno passato, si salvò all'ultimo (Bologna). Ricostruire l'impero sarà un'impresa.
Massimiliano Nerozzi

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