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Domenica 22 Ottobre 2017 | 08:30

Intervista a Zeman La prima partita del «mio» Foggia

L'allenatore sabato torna in campo con il Foggia dopo 16 anni. Tutte le squadre di Zeman corrono, ma questa dovrà farlo di più. Parola del boemo che sconta già sulla tabella di marcia «12 giorni di preparazione in meno» e deve per questo accelerare la preparazione. E il debutto di domani all’Aquila nell’entourage del boemo viene visto già come il primo verdetto su una formazione giovane (età media 21 anni) e acerba, ma che ha in sè il cromosoma di un’altra Zemanlandia non foss’altro per chi l’ha ispirata. Il problema è farlo venir fuori nel più breve tempo possibile
Intervista a Zeman La prima partita del «mio» Foggia
dal nostro inviato MASSIMO LEVANTACI 

SAVIGNANO - Tutte le squadre di Zeman corrono, ma questa dovrà farlo di più. Parola del boemo che sconta già sulla tabella di marcia «12 giorni di preparazione in meno» e deve per questo accelerare la preparazione. Sarà pur vero che di questi tempi non esistono test attendibili, ma qualche indicazione sì. E il debutto di domani all’Aquila nell’entourage del boemo viene visto già come il primo verdetto su una formazione giovane (età media 21 anni) e acerba, ma che ha in sè il cromosoma di un’altra Zemanlandia non foss’altro per chi l’ha ispirata. Il problema è farlo venir fuori nel più breve tempo possibile. Zeman, tra dieci giorni è già campionato e il suo giovane Foggia avrà compiuto appena un mese di preparazione. 

Teme che sarà una partenza ad handicap? «Questo non posso dirlo, so bene invece che siamo partiti in ritardo perchè normalmente le mie squadre preparano la stagione in quaranta giorni. Noi ne abbiamo dodici da recuperare, lo faremo strada facendo a campionato in corso». 

E’ stato per questo obbligato a cambiare il ciclo di preparazione, meno fondo e più pallone. «L’ho dovuto fare per forza per rientrare nei tempi prestabiliti. E’ stata una necessità dettata dal ritardo con cui è avvenuto il passaggio delle consegne tra vecchia e nuova proprietà. Ci siamo dovuti adeguare. Il pallone però rientra nei miei metodi abituali di lavoro anche a preparazione appena avviata. Duque da questo puto di vista nessuna variazione». 

Anche i giocatori sono arrivati alla spicciolata, l’ultimo (Palermo: ndr) si è aggregato mercoledì. «Questo fa parte del calcio moderno, una volta invece le squadre si facevano prima e quelle restavano almeno fino a un certo punto». 

La scelta di passare dal campo in erba naturale di Valdaora al campo sintetico come la spiega? «I campi in sintetico sono il futuro del calcio mondiale, lo ripeto ormai da dieci anni. Assicurano superfici senza imperfezioni, secondo me sono il meglio che c’è». 

In lega Pro troverà qualche campo così. A proposito, come giudica il livello di calcio in serie C rispetto a quando l’ha lasciata lei? «Sono passati vent’anni, molto è cambiato ed io non ho più conoscenze dirette delle cate goria». 

Domani la sua prima gara ufficiale dopo sedici anni sulla panchina rossonera. Emozionato? «E’ passato tanto tempo, per me resta una partita che mi servirà per fare certe valutazioni sul gruppo che ho a disposizione». 

Sui ragazzi che allena ha detto che le piacerebbe rivederli tra qualche anno in serie A. Con il Foggia? «E’ una speranza, lavoriamo tutti perchè possa accadere il meglio di quello che noi tutti ci auguriamo». 

Sul gruppo che allena se la sente di fare una previsione? «E’ un buon gruppo, alleno giocatori di qualità che però necessitano di molto allenamento per migliorare. Il campo non ti regala niente». 

Cosa ne pensa di dover giocare le prime due partite interne a porte chiuse? «Lo ritengo uno svantaggio per noi, ma conoscendo i tifosi del Foggia so che ci seguiranno in trasferta». 

A proposito cosa pensa della tessera del tifoso e delle proteste che l’hanno introdotta: i club organizzati non la vogliono. «Non conosco i motivi che hanno portato a queste proteste, ma se la ragione è quella che lo stato attuale consente di poter agire nell’anonimato allora non va bene. Purtroppo gli incidenti negli stadi sono un problema molto serio e bisogna far qualcosa per impedirli».

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