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Giovedì 21 Settembre 2017 | 10:49

MotoGP: Tamaha in pole in «casa»

Makoto Tamada ha realizzato il miglior tempo nelle decisive prove del G.P. del Giappone in 1'46"673 conquistando la sua seconda pole-position stagionale e della carriera. Terzo Rossi, quarto Biaggi. Trionfo Honda sui circuiti giapponesi
MOTEGI (GIAPPONE) - Makoto Tamada (Honda) ha realizzato il miglior tempo nelle decisive prove del G.P. del Giappone classe MotoGP in 1'46"673 conquistando la sua seconda pole-position stagionale e della carriera. Il giapponese ha preceduto lo statunitense John Hopkins (Suzuki), col tempo di 1'47"230 fatto segnare venerdì, e Valentino Rossi (Yamaha) terzo in 1'47"275. Anche il pesarese non è riuscito, per noie ai freni anteriori, a migliorarsi nella conclusiva sessione cronometrata. Quarto s'è piazzato il romano Max Biaggi (Honda) col tempo di 1'47"401 mentre Marco Melandri (Yamaha) ha chiuso sesto e Loris Capirossi (Ducati) s'è classificato settimo. Solamente tredicesimo lo spagnolo Sete Gibernau (Honda), secondo nel mondiale della classe regina alle spalle di Rossi.

S'è tolta una piccola soddisfazione la Honda nel sabato di Motegi. Quella di centrare tutte tre le pole-position del G.P. del Giappone. Con il giapponese Makoto Tamada nella MotoGP, con lo spagnolo Daniel Pedrosa nella 250 e col forlivese Andrea Dovizioso nella ottavo di litro. Un tris d'assi calato, con malcelato con orgoglio, dal colosso di Tokyo proprio nel suo tempio, fatto del duplice anello d'asfalto del «Twin Ring», da musei e laboratori di tecnologia e divertimento, immerso in una campagna verde e silente.
Si tratta di un bel risultato ma che è valso appena un contentino, un sorriso fugace. Se, infatti, è l'immagine del marchio dell'ala dorata a svettare nelle cronache sportive, l'altro lato della cartolina, quello che si vede solo mangiando riso e sushi nel paddock, dipinge il generale Seguru Kanazawa con una smorfia sofferente che sbuca tra la barba incanutita e lo sguardo severo da samurai. Pur avendo vinto la battaglia delle prove, il gran guru della Hrc sa che difficilmente vincerà la guerra. Perchè Valentino Rossi, terzo miglior tempo alle spalle della Honda del pokemon Tamada, al suo secondo exploit in prova quest'anno, e dello statunitense della Suzuki John Hopkins, è pronto a giocarsi con la Yamaha la gara della MotoGP. E a rifilare di gusto uno sberleffo alla Honda e alle sue sette moto schierate a Motegi per contrastarlo.
Solo quella di Makoto è riuscita a metterselo sinora alle spalle ma il pesarese non ha neppure tentato, dopo aver dominato le libere della mattinata, di intascare la pole. Perchè Valentino s'è ritrovato nel finale del turno con la ruota anteriore della sua moto blu che restava frenata dopo le staccate più decise. Rallentandolo in accelerazione.
Rischiare, senza conoscere l'esatta natura del problema - una pinza con un pistoncino bloccato, un cerchio storto e un asse troppo serrato sono state le prime analisi del garage Yamaha - sarebbe stato troppo rischioso. Ma a conti fatti il passo migliore in assetto di gara l'hanno proprio il riccioluto Rossi e Max Biaggi, autore del quarto miglior tempo. Sono loro, con Tamada terzo incomodo e mina vagante, visto che lo scorso anno il kamikaze Honda venne squalificato per un sorpasso troppo aggressivo sferrato nella corsa di casa, a giocarsi lo champagne con l'etichetta a ideogrammi.
E a questa considerazione la Honda non può che aggiungerne altre, meno piacevoli. Perchè Sete Gibernau non è riuscito a cavare un ragno dal buco nelle due giornate di prova, piombando tredicesimo in griglia e in uno stato psicologico che non è proprio quello dell'anti-Rossi che dipinge la classifica provvisoria del mondiale. Le altre Honda, poi, sono state quinte con Colin Edwards, none con Nicky Hayden e decima con Alex Barros. La nuova Rc211v laboratorio di Tohru Ukawa ha concluso solamente 14.ma. Mettere tante ruote lente davanti a quelle di Valentino sembra una missione impossibile.
Sul fronte Yamaha, Valentino a parte, ha abbozzato un sorriso anche Marco Melandri, sesto, mentre lo spagnolo Carlos Checa non è andato oltre l'undicesima posizione e il giap Norifumi Abe è precipitato in 15esima. Di aiutare Rossi, neppure a parlarne. Ma sotto la berretta gialla alla Paperoga, il re folletto sorride sereno, ben sapendo di non averne il benchè minimo bisogno. L'unica cosa che gli è veramente servita a Motegi è stata la complicità dell'amico-maggiordomo Uccio nel fuggire all'assedio, paziente e metodico, dei fan. Un assedio molto più tenace e consistente di quello che avrebbe voluto portargli la Honda.
Un'incognita la reale potenzialità della Ducati. Loris Capirossi partirà settimo ma solo perchè il romagnolo è stato avvertito in ritardo dal suo team di rientrare ai box per montare la gomma da tempo. Per un solo secondo di ritardo, l'imolese ha preso la bandiera a scacchi e vanificato il giro a vita persa che sarebbe valso a Capirossi la quarta posizione in griglia. Peccato, ma l'annata della rossa bolognese di errori ne ha, purtroppo, visti ben altri.
Nella 250 Daniel Pedrosa potrebbe regalare alla Honda il quinto successo stagionale. Sempre che l'iberico riesca a tenere a bada l'irruenta wild-card Shuhei Aoyama, secondo miglior tempo in prova e desideroso di mettersi in mostra, e il francese Randy De Puniet, terzo e migliore dei piloti Aprilia. Da non escludere assolutamente dalla lotta per il podio le altre due Honda dello spagnolo Toni Elias e dell'argentino Sebastian Porto. Da segnalare il settimo tempo del sammarinese Alex De Angelis e il nono del bresciano Franco Battaini.
Nella minima cilindrata più della Honda vuol tornare vincente Andrea Dovizioso. Il forlivese, privato da una foratura di un successo ormai quasi intascato all'Estoril, è seriamente intenzionato a rifarsi. E ad allungare il passo nel mondiale sul bergamasco dell'Aprilia Roberto Locatelli, secondo in prova come in classifica iridata. Dalla prima fla scatteranno all'alba italiana anche l'australiano della Ktm Casey Stoner e lo spagnolo dell'Aprilia Hector Barbera.

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