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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 13:50

Antonio, così non si fa. Prenda esempio da Totti

Spunti dal campionato di calcio: Protti troppo defilato, Cassano vice capitano di brigata, il patron Semeraro conquistato da Zeman. Le due facce del Bari (come sempre): Matarrese contento, Carboni arrabbiato. E Spinesi segna... Il ciclista Piepoli evita... il coccodrillo
Igor Protti C'era una volta Igor Protti, mai dimenticato dai tifosi baresi, adesso costretti a ingoiare amaro (Catanzaro è solo l'ennesima di una lunga serie di delusioni). L'ex capocannoniere della serie A, 24 gol nella stagione 1995-96 con la maglia biancorossa, è ora leader del Livorno, amatissimo dai tifosi con la bandana, anche se il tecnico dei toscani, Colomba, lo ha sacrificato fin troppo nella gara di San Siro contro il Milan.
In tribuna stampa non se ne sono accorti, tutti presi dal perché i campioni d'Italia abbiano steccato l'esordio. Defilato a sinistra, nonostante la squadra fosse in superiorità numerica, la punta ha finito per immalinconirsi. Punzecchiato in sala stampa alla fine della gara, Colomba ci ha risposto: «Poteva essere un vantaggio avere Protti in quella posizione, anche se in effetti lo abbiamo servito poco». Tentativo mal riuscito di celare la verità: non si è voluto osare. Forse lo ha capito anche Protti, piuttosto nervoso a un certo punto, quando ha cominciato a ringhiare contro Gattuso (nientedimeno!).
Il momento in cui Antonio Cassano mette le mani in faccia a Lazzaro Chiellini C'era una volta Antonio Cassano, il predestinato di Bari vecchia, che i pugliesi hanno potuto appena godersi (il famoso gol all'Inter, quello al Lecce e poco altro prima di essere ceduto a messere Sensi). Almeno in campo. Perché fuori Tonino ha dato il meglio di sé combinando una serie di «cassanate» (così adesso le chiamano, mentre noi le definivamo «cazzate»: questione di stile). A un certo punto Antonio è diventato l'eroe degli Europei dello scomunicato Trapattoni, prima di ottenere i gradi di vice capitano della Roma. Se non che, alla prima uscita stagionale, ha pensato bene di tornare nelle vesti tanto care agli abitanti del borgo antico, evitando però, dopo aver messo le mani in faccia a Lazzaro Chiellini, di dirgli anche «Ci è, vuè mazzat?». Dovrebbe prendere lezioni dal suo capitano, che almeno le mani addosso non le mette (chiedete conferma al danese Poulsen).
Zdenek Zeman C'era una volta mastro Zdenek Zeman, che incantava Foggia col calcio spumeggiante e poi si accorse, allenando a Roma, che i pinocchi bugiardi pompati dai farmaci andavano demoliti e non costruiti. Il «je accuse» gli è costato quasi l'esilio e, mentre i lestofanti di professione sono a processo, ha avuto un'altra occasione. Il Lecce, ricordatosi di Zemanlandia, ha pensato di provare a spostarla in Salento. L'inizio fa ben sperare. Ne converrà anche il patron Semeraro che, volando da Bari a Milano, per poi raggiungere Bergamo, sperava venerdì scorso di vedere esattamente quello che poi si è verificato: la quadra è già in forma e comincia ad assimilare gli insegnamenti del tecnico boemo.
Gionatha SpinesiC'era una volta Gionatha Spinesi, uno che il Bari prese come contropartita parziale nell'affare Ventola, che non ha mai sfondato veramente in Puglia, pur avendo segnato abbastanza, perché, parliamoci chiaro, mai ha avuto piena fiducia (sarà per questo che poi la storia è finita male?). Di certo, è sempre stato uno che i gol li ha fatti. Con Tardelli, che lo stimava, visse il momento forse più felice. Ad Arezzo, dove ha ritrovato gli stimoli, ha ripreso anche a segnare, mentre a Bari si mangiano prima le occasioni e poi le mani quasi fosse un caso, un imprevisto. Invece, la squadra è incompleta. Solo che Vincenzo Matarrese è su di giri per la prestazione, Guido Carboni è arrabbiatissimo perché manca la concretezza. Serve un centravanti e almeno un ritocco in difesa. Però non ditelo al presidente: perderebbe il sorriso e metterebbe il muso.
Leonardo Piepoli C'era una volta un ciclista, Leonardo Piepoli. Corridore di lunga e onorata carriera, purtroppo non era una cima: infatti non vinse mai una tappa di montagna. A 33 anni, il rischio di leggere un così fatto «coccodrillo sportivo» esisteva. Scalatore di vecchia data, Piepoli si è invece tolto (finalmente!) la soddisfazione di vincere una tappa in salita di una grande corsa, conquistando la nona frazione della Vuelta. Meglio tardi che mai!

G. Flavio Campanella

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