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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 22:15

Addio Defilippis figlio della Puglia che non s'arrende

di TINO SORINO
Scorreva sangue rutiglianese nel grande campione del ciclismo italiano Nino Defilippis, morto pochi giorni fa a Torino all’età di 78 anni. Il padre Angelo, nei primi decenni del novecento, come molti emigranti dell’epoca, lasciò, giovanissimo, il paese del sud-est barese per cercare fortuna a Torino
(FOTO: Nino Defilippis con alle spalle il mitico Fausto Coppi)
Addio Defilippis figlio della Puglia che non s'arrende
di TINO SORINO
Scorreva sangue rutiglianese nel grande campione del ciclismo italiano Nino Defilippis, morto pochi giorni fa a Torino all’età di 78 anni. Il padre Angelo, nei primi decenni del novecento, come molti emigranti dell’e poca, lascia, giovanissimo, il paese del sud-est barese per cercare fortuna a Torino. 

Qui, tra mille difficoltà, trova lavoro insieme alla futura moglie Maria Fornasero (di Berzano S.Pietro in provincia di Asti) in un pastificio di via Lagrange, che la famiglia acquisterà sul finire degli Anni Quaranta. 

Sarà proprio il figlio Nino Defilippis, nato a Torino nel 1932, cresciuto nella palestra di pugilato di via Guastalla, allievo ciclista nell’Ausonia a soli 16 anni, corridore a 17 anni nella squadra Sassi dell’omonimo quartiere dove ha abitato dal 2000, sposato con Giacinta Lotti, figlia di un commerciante all’ingrosso di elettrodomestici, padre di due figli, « una volta appesa la bici al chiodo, a dare lustro all’attività della famiglia, aprendo alcuni pastifici a Torino, Sanremo, Bardonecchia e inaugurando, a metà degli anni Novanta, nuovi punti vendita alla Rinascente, Pianezza, Beinasco e Grugliasco, dove andava a lavorare tutti i giorni sino a un mese fa, quando la malattia si è fatta insopportabile». 

Così racconta l’ex corridore e amico di vecchia data Angelo Marello. «Amava la collina di cui conosceva ogni angolo e in cui aveva vissuto a lungo, ma anche la città - continua -. Parlava in torinese con gli amici di una vita come Berruti, Balmamion, Zilioli, Gipo Farassino, Boniperti e lo chansonnier Beppe ’d Muncalé. Era un grande tifoso del Toro, e mi ha preceduto come presidente della bocciofila Crimea -. Nel 2002 è stato il principale promotore del monumento nel capoluogo piemontese di fronte alla passerella sul Po, dedicato al leggendario Fausto Coppi». 

Lo stesso campione che Nino Defilippis nel ’53 aiutò a vincere riuscendo così a strappare la maglia rosa allo svizzero Koblet. Almeno una sessantina le corse vinte dal «Cit» (che in torinese vuol dire piccolo) insieme ad una tappa nei quattro grandi giri tra gli Anni 50 e 60, l’esperienza di selezionatore ai Mondiali del 1973, anno della vittoria di Gimondi a Barcellona. Cinquant’anni di grande ciclismo assieme a grandissimi personaggi che hanno segnato la storia dello sport del Novecento come Bartali, Coppi, Anquetil, Motta, Adorni, Gimondi, Bugno e tanti altri. 

Il tutto è racchiuso in un libro «I miei campioni », curato dall’amico Beppe Conti, nella cui introduzione Nino così scrive: «Non mi sono mai considerato un grande campione…. anche se mi sono preso la soddisfazione di batterli». Un bagno di folla, testimonianza di grande affetto pugliese nei riguardi un suo figlio illustre ebbe Nino negli anni ’50, durante una tappa a Bari del Giro, come ricorda Giorgio Riccio, consigliere del Comitato regionale della Puglia della Federazione ciclistica italiana. 

Nonostante i suoi impegni di lavoro e ultimamente il suo male incurabile, Defilippis ha sempre mantenuto vivo il legame con la sua terra, Rutigliano, che definiva «generosa» e della quale era entusiasta (amava l’uva). Quando poteva, veniva nella sua città, che ha visto per l’ultima volta circa 5 anni fa. Nino Defilippis, un pugliese, un grande protagonista «nato campione», che ha portato sempre più in alto nel mondo il nome del ciclismo italiano.

 

(FOTO: Nino Defilippis con alle spalle il mitico Fausto Coppi)

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