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Sabato 23 Settembre 2017 | 20:17

Foggia 20 anni dopo sogna Zemanlandia

FOGGIA - Il ritorno dell’allenatore boemo Zeman alla guida del Foggia riaccende le attese e le speranze sportive di un’intera città. Dopo vent’anni si torna a sognare, a credere di poter ripetere quella fantastica stagione che fece parlare a lungo del Foggia e dei suoi uomini in tutta Italia. Naturalmente non ci saranno più i calciatori di allora, ma lo spirito sarò lo stesso: puro, genuino spirito calcistico.
Foggia 20 anni dopo sogna Zemanlandia
di Filippo Santigliano

FOGGIA - Zemaniano è sinonimo di gioco d’attacco, modalità di stare in campo, spirito di squadra: correre più degli altri e segnare un gol di più, far prevalere la quantità in assenza di qualità. Zemanlandia è sinonimo di Foggia, di quel Foggia dei miracoli capace in cinque anni di strafare in serie B e di incantare in serie A arrivando addirittura a sfiorare il piazzamento Uefa nell’ultima «apparizione» del boemo sulla panchina rossonera, qualificazione Uefa persa nello scontro diretto col Napoli dell’ex cittì Lippi.

La differenza tra «zemaniano» e Zemanlandia è fondamentale per comprendere perché oggi una città si rispecchia nel suo «mito» accarezzando l’idea di ripetere vent’anni dopo o quasi quelle imprese. Il gioco zemaniano si è applicato anche ad altre squadre, dalla Roma al Lecce, dal Napoli alla Lazio, ma «Zemanlandia», il luna park della bellezza e della gioia, resta confinato in quel rettangolo verde nel centro di Foggia: lo Zaccheria. Non è un caso che il film dedicato a Zemanlandia e che il canale Espn classic di Sky ha rimandato per ben tre volte negli ultimi giorni, è la storia del Foggia di Casillo, Pavone e Zeman appunto.

E nella storia calcistica c’è anche il profilo di una città psicologicamente ed economicamente depressa ma che ha ritrovato nel ritorno del «boemo» un modo per ricominciare, almeno dal calcio. E non poteva che essere così.

Mai come nel periodo di Zemanlandia, la storia di una squadra è stata anche la storia della città, perché nella fenomenale apparizione del Foggia in A con il «ceko» in panchina quello spirito rossonero non era solo «resistenza», ovvero cercare di salvarsi e di restare nel ghota del calcio (e all’epoca con 18 squadre e 4 retrocessioni era davvero un’impresa), ma desiderio di confrontarsi, voglia di socialità, eccezionale spirito competitivo per ridisegnare non solo le gerarchie sportive ma quelle urbane.

Il Foggia di Zeman per lunghi anni è stato il calcio non solo pugliese e meridionale ma un modo di essere su «scala» addirittura internazionale. Una straordinaria realtà tecnica coinvolgente ed in grado di catturare l’attenzione non solo degli addetti ai lavori, una squadra più forte dei più forti. Per questo motivo il Foggia è riuscito a sopravvivere in una dimensione che oggi sarebbe certamente proibitiva. Rivivere Zemanlandia significa immergersi in periodi, attimi, istantanee che non torneranno più ma che servono a capire meglio il presente, la voglia di riscatto sportivo di una piazza da tanti anni lontana dai grandi palcoscenici nonostante gli sforzi di chi ha sostituito gli avventurieri del calcio che hanno soltanto alimentato illusioni e delusioni.

Oggi ci si riprova. Con una sfida che rischia di «dissacrare» il mito, ma che affascina proprio per questo. Ripetere l’impresa, con il «tridente» Zeman, il «patron» Pasquale Casillo e l’ideologo di Zemanlandia, Peppino Pavone, il direttore sportivo che invece di spendere porta i soldi in cassa.

Non ci saranno i protagonisti di ieri, perché quelli appartengono alla memoria, alla storia del Foggia di Zeman: il tridente Rambaudi-Baiano-Signori, la forza di Kolivanov, l’eleganza di Shalimov, la serietà di Petrescu, la simpatia di Mancini, la caparbietà di Padalino, la lucidità di uno Stroppa, l’estrosità di Roy, il lavoro operaio dei vari Barone, Codispoti, Picasso, Grandini, giocatori che con il loro spirito di sacrificio e la «fame» di calcio e non solo, hanno forse dato e fatto più di altri per confezionare la grande impresa di Zemanlandia, ma anche Seno, Di Vincenzo, Bianchini, Bresciani, Manicone, Nicoli, Biagioni, tutti «sconosciuti» che, dopo la tappa di Foggia, hanno comunque avuto carriere nel complesso soddisfacenti.

Ma Zemanlandia è stato anche altro. Un luogo dove si faceva prima di tutto calcio (Sacchi, da ct della Nazionale, era ospite dei ritiri del Foggia perché - diceva - «è come andare all’Università del calcio») e sui gradoni dello Zaccheria tanti bravi allenatori di oggi, da Zaccheroni a Rossi, studiavano i metodi di lavoro di Zeman. E poi, da non ultimo, Zemanlandia è stato crocevia di personaggi, starlette, cronisti di ogni risma, perché sul Foggia di Zeman i riflettori erano sempre accesi come in quei «set» cinematografici dove girano le telenovelas no stop. Dopo vent’anni di buio hanno riacceso le lampadine. Ironia della sorte toccherà proprio al «boemo» non scrivere la parola fine al suo mito.

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