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Canoa - Idem, mamma d'argento

Josefa Idem ha vinto la medaglia d'argento della canoa olimpica, K1 500, dietro all'ungherese Janics. 40 anni tra pochi giorni, due figli di cui il secondo nato da poco più di un anno è l'atleta più medagliata della canoa azzurra
Josefa Idem, argento nella canoa ATENE - Josefa Idem ha vinto la medaglia d'argento della canoa olimpica, K1 500, dietro all'ungherese Janics. L'atleta azzurra ha chiuso la sua gara staccata di più di due secondi, a 1'49"729, dall'ungherese Natasa Janics (1'49"729). Il bronzo è andato alla rivale storica dell'italo-tedesca, la canadese Caroline Brunet.

Dalla sala parto al podio olimpico: è un cammino più lungo ed esaltante di mezzo chilometro in canoa ad aver portato all'argento nel K1 500 Josefa Idem, battuta solo dall'ungherese Natasa Janics ad Atene 2004. La terribile jugoslava con passaporto ungherese ha inflitto due secondi di distacco a tutte le avversarie e si è poi ripetuta in scioltezza un'oretta più tardi per il secondo oro della giornata, nel K2 500. Ma oggi, per chi assegna il podio delle imprese, è il passaporto dell'italo-tedesca quello da sfogliare: 40 anni tra pochi giorni, due figli di cui il secondo nato da poco più di un anno, e poi il visto su sei Olimpiadi.
«Se solo penso che quindici mesi fa ero in travaglio e Jonas non voleva nascere...», dice a fine gara l'atleta più medagliata della canoa azzurra, manciate di secondi dopo aver urlato al marito-allenatore e manager familiare «ce l'ho fatta». Della gara, dopo quel minuto e quarantasette secondi di pagaiate regolari e intense come la voglia di farcela, non ricorda nulla. Dell'ultimo anno passato a dividersi tra allenamenti massacranti e carezze alla sua pancia e al nuovo arrivato, sì. «Dopo esser diventata mamma un'altra volta, è stata dura; solo una grande testa me lo ha consentito». Ed è questa l'unica medaglia che si appiccica al petto d'autorità, lei ancora così teutonica nel vezzo antico di fare e non parlare.
L'impresa di andare oltre le leggi della fisiologia, come dice il signor Idem, Guglielmo Guerrini, non era riuscita in questi Giochi a Paola Pezzo o a Fiona May. L'una biker sempreverde, l'altra lunghista spesso amletica, ma tutte e due accomunate da una preparazione olimpica con la pausa di una gravidanza e del parto. Idem ha persino aumentato i suoi carichi di lavoro e di pari passo le sue paure adolescenziali. Però, confesserà poi, ha continuato a divertirsi, fino all'argento di questa mattina e oltre. Ci si era messo, sul campo di regata di Schinias, di nuovo il vento maledetto. Quattro anni fa a Sydney stava per giocargli un brutto scherzo. Dopo quattro olimpiadi sempre frenate dalla paura di vincere, da quel tabù di tanti successi mondiali rovinati dagli stenti a cinque cerchi, Idem si era presentata alla sua finale del K1 500 nell'ultimo giorno di gare, poco prima che il fuoco olimpico fosse spento: un'inattesa giornata di maestrale rimandò la sua gara dalle 9 del mattino alle 16 del pomeriggio, sfiorando persino il rischio di annullamento in caso di ulteriori ritardi. A Eolo calmo, l'azzurra sbeffeggiò la sorte andando a vincere l'oro. Così quando stamattina sul bacino artificiale di Schinias è arrivato un soffio di 4.5 metri al secondo, Idem ha capito che gli dei greci del vento non avevano più voglia di giocare brutti scherzi. Ma c'era da temere per l'assetto della canoa, suo eterno problema. «Alla partenza il vento di traverso mi ha fatto partire storta un'altra volta...», dice senza alcun rimpianto per l'eventualità di una gara diversa, perfino da oro.
Lo stress da gara lo aveva combattuto già la sera prima, andando con il piccolo Jonas al parco giochi del villaggio per quattro sprint sullo scivolo. Le avversarie di oggi, però, erano più agguerrite ancorchè meno difficili da gestire. La rivale di sempre Carole Brunet, canadese, la polacca Pastuszka e soprattutto la ventiduenne di Backsapalanka, passata all'Ungheria. Natasa Janics era accreditatissima, e ha confermato i pronostici. Idem, nonostante il vento, è partita a razzo in corsia 7. Nei primi metri è sembrata controllare la potenza esplosiva della serba-ungherese, mai ai 250 il distacco (54"07 contro 53"43) era già tale da far capire chi fosse la padrona della gara. Solo otto centesimi dividevano invece a quel punto l'azzurra da Brunet. Allora Idem, come in tutti i quindici mesi precedenti, ha deciso di non mollare e ha tenuto lo stesso ritmo. I secondi da Janics sono diventi due, ma la Brunet è rimasta zavorrata alle onde increstate dalla brezza con quasi cento centesimi di distacco. Allora Idem ha attraccato al molo. Ha abbracciato il marito Guglielmo prima ancora di scendere dalla sua canoa. E poi è corsa a salutare il piccolo Jonas in braccio alla nonna Allegonda, buffa ironia di un nome cui manca solo una erre in mezzo per raccontare la giornata. A quel punto, Josefa avrà realizzato di non aver pagaiato nell'acqua, ma nella gioia della vita.
Francesco Grant

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