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Brindisi, «va bene la cordata se restano i fratelli Barretta»

Ansia, trepidazione, rabbia, amarezza. Il tutto “condito” dal timore di rivivere i vecchi “fantasmi” del passato. Dalla paura, cioè, di rientrare nel vortice di un destino che troppe volte si è rivelato beffardo. Lo stato d’animo dei tifosi brindisini è quanto mai di viva preoccupazione e non basterà certo l'iscrizione della squadra al campionato di Seconda Divisione di calcio
• I Barretta confermano la decisione di lasciare
Brindisi, «va bene la cordata se restano i fratelli Barretta»
di Pierluigi Potì

BRINDISI - Ansia, trepidazione, rabbia, amarezza. Il tutto “condito” dal timore di rivivere i vecchi “fantasmi” del passato. Dalla paura, cioè, di rientrare nel vortice di un destino che troppe volte si è rivelato beffardo.

Lo stato d’animo dei tifosi brindisini è quanto mai di viva preoccupazione e non basterà certo apprendere che i fratelli Barretta hanno comunque iscritto la squadra al campionato di Seconda Divisione per risollevarsi e riacquistare fiducia. La speranza, come si dice in questi casi, è l’ultima a morire ed è proprio da essa che i tanti supporter locali trarranno la linfa necessaria per vivere un’estate che si preannuncia quanto mai... torrida, nell’attesa che giunga una “lieta” notizia.

«Trovare qualcuno che rilevi i Barretta è impresa ardua - afferma Domenico Guarini -; la situazione economica in generale non è certo delle più favorevoli, per cui ritengo sia difficile che qualcuno si sobbarchi un simile onere. Il Comune? Una sua mediazione la ritengo quanto meno doverosa, ma fino a che punto potrà rivelarsi utile se poi lo stesso ente per tanti anni è risultato... latitante?».

«Francamente la vedo nera - gli fa da eco Rino Saponaro -, nel senso che, se nessuno si è fatto avanti sinora, sarà difficile che lo faccia all’ultimo momento. Rilevare, del resto, una società semi-professionista non si fa dall’oggi al domani. Detto questo, vorrei evidenziare due cose. La prima: perchè si sono spesi così tanti soldi per fare una rosa di 30 giocatori, quando tali risorse si potevano magari destinare al campionato successivo? Inoltre, ritengo fuori luogo un’eventuale sponsorizzazione della Lng che, magari, per acquistare “credito” in città sarebbe anche disposta a farlo con questi... mezzucci».

Fra la schiera dei tifosi, c’è ancora chi spera in un ripensamento dei Barretta: «Noi ci contiamo - affermano Daniele Ostuni e Paolo Di Gennaro -, non solo perchè è difficile trovare qualcun altro, ma anche e soprattutto perchè loro hanno dimostrato grande impegno e spirito di sacrificio per risollevare il calcio a Brindisi. Che, detto per inciso, rappresenta un bene di tutta la città».

L’ottimismo, invece, si tinge di... rosa: «Lo sono per natura - dice Marika Lacalaprice - e, giocando a calcio, mi dispiacerebbe perdere un palcoscenico così importante, anche perchè c’è un settore giovanile alle spalle che sta raggiungendo ottimi risultati». «Purtroppo - aggiungono Angelo Renna e Luca Di Giulio - quello delle difficoltà economiche è un problema comune a tante società di calcio, perchè gli oneri da sopportare sono tanti. Sperare, però, non costa nulla ed è quello... che faremo».

Ben più dura la requisitoria di Amilcare Mulino: «Ormai è diventata una faccenda politica. Dopo sei anni di sacrifici, e di tante promesse avute e mai mantenute da Mennitti e Ferrarese (cito loro in quanto rappresentanti istituzionali), i Barretta sono stati indotti a lasciare. Il Comune ora dice che ci sono delle soluzioni, ma anche a fare una cordata di imprenditori, questa pian piano si scioglierebbe e saremmo punto e a capo. Questa potrebbe essere una valida soluzione solo se i Barretta restano: solo con loro, del resto, si è avuto il salto di qualità, quello che mancava dai tempi di Franco Fanuzzi». «Dico infine - conclude - che non esiste solo il teatro, la cultura o la città d’acqua, ma anche il calcio che, assieme a tutti gli altri sport, rappresenta un bene di tutta la città».

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