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Sabato 21 Ottobre 2017 | 17:52

Gallipoli, la Procura chiede il crac del club

Si avvicina la fine. Nelle scorse ore il sostituto procuratore Stefania Mininni ha presentato istanza di fallimento per la società di calcio giallorossa. Il fascicolo sul tracollo del club passa ora al giudice della sezione fallimentare del Tribunale civile. In sei mesi il club jonico ha accumulato debiti esorbitanti: il passivo ha superato i 5 milioni di euro
Gallipoli, la Procura chiede il crac del club
GALLIPOLI - Si avvicina la fine del Gallipoli Calcio. Nelle scorse ore il sostituto procuratore Stefania Mininni ha presentato istanza di fallimento per la società giallorossa. Il fascicolo sul tracollo del club passa ora al giudice della sezione fallimentare del Tribunale civile. In sei mesi il club jonico ha accumulato debiti esorbitanti. Tra agosto 2009, quando il sodalizio venne acquisito da Daniele D'Odorico, al 30 aprile 2010 il passivo ha superato i 5milioni di euro. E nel conto mancano ancora le uscite di maggio e giugno, oltre al denaro spettante all'ex presidente Vincenzo Barba per la cessione del pacchetto azionario.

Da gennaio il club è sottoposto al controllo di un custode giudiziario delle quote societarie, Ivan Carpentieri, nominato dal gip Ercole Aprile. Il giudice ha disposto infatti il sequestro preventivo delle azioni in seguito all'esposto presentato proprio da Vincenzo Barba. Da quella querela è partito un iter che sfocia da un lato nella udienza convocata per il 16 settembre davanti al giudice monocratico di Gallipoli (D'Odorico ed il socio di minoranza Cristoph Concina sono imputati per truffa aggravata), dall'altro in questa procedura fallimentare. Il custode verrà ora ascoltato dal giudice fallimentare. Poi si procederà alla nomina di un curatore.

Vincenzo Barba ed il nipote Antonio sono la presunta parte lesa nel processo che si aprirà tra tre mesi. Dalla cessione del club, che i due avevano portato – il primo in qualità di proprietario ed il secondo di direttore generale – dalla Eccellenza alla Serie B, avrebbero dovuto incassare 3 milioni 115mila euro. Denaro mai incassato. D'Odorico non avrebbe neppure versato la fideiussione che, come stabilito nel contratto, doveva essere depositata entro il 15 settembre scorso. Il pagamento del prezzo doveva avvenire in diverse rate: sono saltate le prime due, quelle del 30 settembre (500mila euro) e del 30 dicembre (1 milione di euro). Il giorno dopo Barba ha presentato querela. Quindici giorni dopo è arrivata la prima pronuncia da parte del gip Aprile. Da quel momento è cominciata la debacle, anche sportiva.

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