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Antonio Matarrese «Cassano ingrato»

Il barese si sposa. E tra gli invitati non c’è nessun Matarrese. Come mai? «Chiedetelo a lui. Non credo faccia una bella figura non invitando mio fratello Vincenzo, uno che gli ha fatto da padre e lo ha lanciato nel firmamento del grande calcio. Magari non avrà dimenticato qualche tiratina di orecchie, ma sempre a fin di bene»
Antonio Matarrese «Cassano ingrato»
di VITO MARINO

Presidente Antonio Matarrese, la sua presenza in Sudafrica non è passata inosservata. Nostalgia di Berlino 2006?

Beh, sono ricordi indelebili per uno che ha trascorso tanti anni in giro per il mondo a rappresentare il calcio italiano. Per fortuna ho mantenuto i contatti e per me è motivo di orgoglio. In questi giorni sono ospite del capo della Confederazione sudafricana, mio grande amico da anni. È stato anche a Bari in occasione del matrimonio di mia figlia. Ecco spiegata la mia presenza qui. Un mese fa, invece, sono stato in Corea, ospite del presidente della Hyundai. Mi ha chiesto alcuni consigli per un grande progetto che hanno da quelle parti: partecipare alla corsa per i mondiali del 2022. Naturalmente, per evitare equivoci, ho avvertito Abete della mia presenza e infatti l’altra sera ci siamo ritrovati a cena anche con Petrucci, Beretta e il sottosegretario allo sport, Crimi. Abbiamo parlato anche del problema degli stadi e quanto prima parteciperò a un’audizione alla Camera per dare il mio modesto contributo di esperienza.

Parliamo del mondiale. Il pareggio contro il Paraguay ha fatto lievitare il popolo degli scettici. Lei che idea si è fatto della squadra e delle idee di Lippi?

Non sono mai entrato di proposito nei discorsi tecnici. Mi sembra comunque che le critiche siano esagerate. Ho visto un gruppo con tanta buona volontà e voglia di crescere. Non abbiamo giocato male, meglio andare cauti con i giudizi, siamo appena agli inizi, la strada è lunga.

Sì, ma intanto tutti chiedono a gran voce alcuni cambiamenti, a cominciare da Di Natale. Soprattutto in attacco gli azzurri hanno lasciato parecchio a desiderare. Non è d’accordo?

Preferisco non fare nomi, non è nel mio costume. Ricordiamoci intanto che ci manca Pirlo. Io dico soltanto che nessuno si illude di fare una passeggiata, ma se restiamo uniti, anche a livello di critica e di opinione pubblica, vedrete che qualcosa di buono faremo.

Ha condiviso le scelte di Lippi, soprattutto la decisione di scartare a priori Cassano?

Ripeto, lascio ad altri gli argomenti di ordine tecnico. Per esperienza, però, posso solo dire che un calciatore non fa mai la differenza. Cassano non è Maradona e probabilmente avrebbe rotto l’equilibrio interno alla squadra. Per via della sua eccentricità, è stato ritenuto da Lippi un elemento di disturbo: è uno che non sta alle regole e, a mio avviso, è giusto che sia rimasto fuori.

Intanto sabato si sposa. E tra gli invitati non c’è nessun Matarrese. Come mai?

Chiedetelo a lui. Non credo faccia una bella figura non invitando mio fratello Vincenzo, uno che gli ha fatto da padre e lo ha lanciato nel firmamento del grande calcio. Magari non avrà dimenticato qualche tiratina di orecchie, ma sempre a fin di bene. Per quanto mi riguarda, non ne faccio un dramma. Ricordo che Maradona sentì il dovere di invitarmi al suo matrimonio in Argentina. E Cassano non è certo Maradona...

Ancora sulla nazionale: come giudica la scelta di Prandelli per il dopo Lippi? Non è stata una stravaganza annunciarlo prima del mondiale?

In questo momento credo Prandelli fosse la scelta migliore. Non vedo in giro alternative all’altezza del ruolo. Prandelli è una persona a modo, competente. In quanto ai tempi tecnici per l’annuncio, Abete non poteva attendere ancora dopo che Lippi aveva annunciato il disimpegno con largo anticipo. E se Prandelli avesse preso altre vie, a chi avrebbero affidato la panchina?

Tornando al suo amico Maradona, resta sempre un gran personaggio.

Il calcio ha bisogno di questi personaggi. Se il presidente argentino Grandona lo ha scelto, credetemi, l’ha fatto a ragion veduta. Grandona non è tipo che si fa comandare. L’Argentina può essere una delle grandi favorite. Anche l’Inghilterra di Capello ha buone possibilità, come d’altronde la Spagna. Sul Brasile sono un po’ scettico. Ma non dimentichiamoci dell’Italia. Anche stavolta può fare grandi cose.

Parliamo del nostro campionato. Sono cambiate tutte le panchine delle squadre di prima fascia. Cosa c’è da aspettarsi?

Una ventata di novità, nuovi stimoli. Anche se a prevalere sono sempre le potenze economiche, Moratti innanzitutto. Per lui il calcio è una vera malattia, i tifosi nerazzurri devono tenerselo stretto. Massimo è una brava persona, sa quando e come deve parlare. E poi ha il merito di non fare politica, è uno fuori dalle beghe.

Benitez è l’uomo giusto per sostituire Mourinho?

Lo spagnolo è uno molto concreto, meno invasivo rispetto a Mourinho. Parliamoci chiaro: il portoghese non poteva stare più in Italia.

E del Bari cosa dice?

Alt. Onori e oneri a mio fratello Vincenzo, anche se, come sapete, l’impegno finanziario è di tutta la famiglia. Lui ci mette sempre grande impegno e tanto sentimento, ma gli ho detto più volte che il calcio è cambiato, non è più quello di ieri. I sentimenti, gli abbracci bisogna metterli da parte. Il calcio, se non stai attento, ti condanna. Io ricordo, ad esempio, che a Sacchi davo sempre del Lei, ognuno al suo posto. Anche per questo motivo, prima o poi, Vincenzo cederà il testimone.

Il figlio Salvatore - dicono - sia in rampa di lancio.

Mio nipote è un tipo saggio, equilibrato, non vende fumo.

Quando potrebbe avvenire il passaggio di consegne?

Noi non spingiamo Vincenzo, sarà lui a decidere nella massima serenità. La nostra azienda, tra l’altro, ha bisogno di lui, e lui non può continuare a esasperare se stesso. Comunque credo che una volta rimessa in moto la macchina del campionato potrebbe prendere la decisione, comunque sofferta. Se il Bari rimane a noi, potremmo avviare una gestione giovanile collegiale che possa portare nuova linfa. Purtroppo siamo arrivati alla conclusione che Bari ami poco i Matarrese. Fra noi e la città non c’è grande feeling. Forse è colpa nostra, perché siamo troppo presenti.

E quel progetto di fare del Bari la Juventus del Sud?

Beh, considerando le contingenze e la realtà pugliese, i Matarrese hanno garantito alla squadra sempre buoni livelli. Non dimentichiamo che anche gli Agnelli hanno avuto dei problemi con il calcio. In realtà la città ha preteso ma non ha fatto molto. Noi almeno ci abbiamo messo la faccia. Sempre con grande entusiasmo.

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