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Lunedì 25 Settembre 2017 | 08:24

Bossi jr, pilota di rally dalla Padania al Salento

Correrà nel Tacco dello stivale, all’ombra degli ulivi, nel terra della tarantola. Riccardo Bossi, il delfino del Senatur, nato da Gigliola Guidali, la prima moglie del papà della Lega, si è già conquistato un posto sotto la luce dei riflettori del Rally del Salento, in programma da giovedì prossimo, dalla centralissima piazza Mazzini di Lecce
Bossi jr, pilota di rally dalla Padania al Salento
di Gaetano Campione

LECCE - Correrà nel Tacco dello stivale, all’ombra degli ulivi, nel terra della tarantola. 

Riccardo Bossi, il delfino del Senatur, nato da Gigliola Guidali, la prima moglie del papà della Lega, si è già conquistato un posto sotto la luce dei riflettori del Rally del Salento, in programma da giovedì prossimo, dalla centralissima piazza Mazzini di Lecce. Lui, il celtico, si è iscritto con una Renault Clio, partirà col numero 49, difenderà i colori del Biella team.

Sguardo torvo, da gladiatore, espressione cupa, tatuaggi a volontà, Riccardo non è stato nominato erede politico della Padania. Di lui si ricordano un’esperienza come assistente (portaborse) dell’europarlamentare Francesco Speroni e un trovata pubblicitaria (forse autogestita) tre anni fa quando balzò agli onori delle cronache per una ipotetica partecipazione al reality «L’isola dei famosi». Ma la Ventura nazionale smentì tutto.

Così Bossi jr si è dedicato allo sport. Portiere nelle giovanili del Varese, un paio di anni di boxe thailandese, fino a scoprire l’amore per il rally. «Sono nato su un’auto di papà. Aveva un a magnifica Duetto, ero bambino, ci salivo e sognavo di guidarla. La passionaccia è iniziata lì, non mi ha più abbandonato», ha dichiarato.

Il sogno, oggi, si è realizzato. Riccardo, a dir la verità, ha corso anche più giù del Salento. Anzi, il figlio del leader della Padania militava in una scuderia siciliana, la Island Motorsport di Palermo.

La coerenza? Lo sport supera ostacoli e barriere. Figuratevi i confini. Certo, papà Umberto non l’ha presa bene. Ma anche la moglie del primogenito, è siciliana, Maruska Abbate. Le stesse origini di Manuela Marrone, la seconda moglie di papà.

Dal Marsala al Negroamaro. «La vità è un rally», una delle frasi preferite da Riccardo. Che poi continua sempre aggiungendo: « Papà ha sempre vissuto con l’acceleratore a tavoletta. Io so che chi fa così rischia. Però per me è un supereroe immortale».

I miti di Riccardo? Quasi scontati: «Napoleone, Carlo Cattaneo e Umberto Bossi».

Non ha una laurea. È iscritto da un po’ di anni di troppo ad economia e commercio. Cosa ben diversa rispetto alla performance del fratello Renzo («la trota»), diventata un caso nazionale, dopo aver sostenuto per quattro volte l’esame di maturità.

Della love story tra la mamma e Umberto ha ricordi precisi: «Quando si sono conosciuti lui ne aveva ventinove. Dodici più di mamma, che era ancora minorenne. Faceva la commessa a Gallarate, da un grossista di materiale elettrico. Lui abitava vicino, a Cassano Magnago. Un giorno l’ha vista scendere dalla corriera. Tanto ha fatto che alla fine è riuscito a conoscerla».

Da piccolo andava al mare. «Mai più a Sud della Toscana». E ha impressa nella mente la «madre di tutti i ricordi»: «Avrò avuto cinque anni e mi sono svegliato: ho visto papà alla scrivania, avvolto nel fumo azzurrino delle Camel. Aveva appena finito di disegnare uno dei primi poster della Lega e me l’ha mostrato tutto contento: c’era l’Italia con al Nord una gallina che scodellava uova d’oro in un canestro messo all’altezza di Roma. Bellissimo».

Il passato interessa fino ad un certo punto. Riccardo il pilota di rally se la cava abbastanza bene lungo tornanti, curve e strettoie. Sarà un caso, ma le soddisfazioni agonistiche sono arrivate solo dalle gare del Nord. Nel Salento gareggerà anche per sfatare questo luogo comune.

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