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Sensini deludente: solo un bronzo

La velista azzurra, in testa fino alla penultima regata, deve accontentarsi del 3° posto nella classe Mistral. L'oro alla francese Merret e l'argento alla cinese Jian Yin • Volley maschile, l'Italia batte l'Argentina 3 a 1 • Atletica: fallisce May, bene Longo e Gibilisco
Alessandra Sensini velista azzurra ad AteneATENE - Nello sport bisogna saper accettare ogni risultato. Ma stavolta per Alessandra Sensini è proprio difficile. Il bronzo che ha vinto oggi nel windsurf è amaro, ha il sapore della beffa.
Il suo sogno di vincere due medaglie d'oro alle Olimpiadi è svanito in una mattinata di luce opaca e di vento capriccioso senza neanche sapere bene perché. E' svanito un attimo prima che si realizzasse, come in un libro scritto male e dal finale malinconico e incomprensibile.
Era prima stamani, Alessandra, quando mancava una sola prova, una sola regata per entrare nella leggenda. A casa porta però una medaglia di bronzo. L'ultima regata non è andata bene, soltanto settima, troppo poco per contrastare la francese Merret e la cinese Yin, che hanno vinto rispettivamente l'oro e l'argento.
Troppo poco per realizzare quel sogno che ha avuto davanti agli occhi nelle ultime 48 ore, da quando nella penultima regata era riuscita a portarsi in testa alla classifica dopo dieci regate dure e difficili, troppo fisiche per lei che va sulla tavola da vent'anni, che ama il vento forte che le permette di liberare la sua tecnica ed applicare la sua capacità tattica.
Gli antichi dei del vento l'hanno tradita. Nella terra del Meltemi le hanno mandato sullo specchio d'acqua di Agios Kosmas venti deboli e indecisi, brezze estive buone per la Yin e la Merret, di otto anni più giovani di lei.
Le regate del Mistral sono diventate una prova di forza. Più che regatare le veliste hanno pompato, dall'inizio alla fine. Si sono attaccate al loro boma e lo hanno fatto ondeggiare nel vento leggero gonfiando la vela a forza di braccia.
Non è questo quello che Alessandra sa e ama fare. Lei vorrebbe sempre il vento forte, quello che trova davanti a Malcesine, sul lago di Garda, dove ama allenarsi.
Oggi lo ha capito subito che non sarebbe andata bene. Lo ha capito mentre cercava di tenere in piedi la sua tavola a vela nel poco vento che c'era mentre la giuria scrutava il cielo, il mare e le bandierine di segnalazione per capire se la regata si sarebbe corsa o no.
E' stato un momento lungo e snervante. Per un attimo si è pensato che il via non sarebbe mai stato dato. «Quell'attesa è stata brutta», confessa Alessandra con un sorriso sincero, ma segnato dall'amarezza e dalla voglia di non parlare con nessuno.
Così come ha fatto subito dopo la fine della gara. Ha tagliato il traguardo e se nè e andata via verso la riva, senza fermarsi, con il vento beffardo che adesso spingeva forte la sua vela.
Il gommone del suo allenatore l'ha affiancata e lei è salita sopra. Si è tenuta il viso fra le mani e ha guardato il fondo del gommone cercando forse di leggere lì la spiegazione di cosa era successo.
Ma lei lo sapeva dall'inizio della regata che oggi era la giornata sbagliata, da quando l'hanno «costretta» a partire con 8-9 nodi di vento. Quella tavola a vela lunga 3,80 metri, larga poco più di mezzo metro e pesante 18 chili sembrava diventata un cavallo bolso. Poi il destino ci ha messo la sua. Se gli dei del vento le avevano mandato quella roba poco simile a un vento, la fortuna non la ha aiutata.
Dopo pochi metri si è trovata davanti un'altra concorrente che stava scontando una penalità. Ha dovuto fare due virate in più per togliersi dall' ingorgo. Ha perso tempo e spazio. E non li ha più ritrovati.
Eppure alla fine della seconda poppa era quinta a pochi secondi da una concorrente greca. Il quarto posto avrebbe significato l'oro. Ma a questo punto è successo qualcosa che nessuno sa spiegare, neanche Alessandra. Invece di inseguire le avversarie lì davanti a lei, ha virato e ha preso il lato destro del campo di regata. E' stata una decisione disperata, in un momento che disperato ancora non era. Ed è stata anche una scelta sbagliata. Il vento lì non c'era e la Sensini ha accumulato altro ritardo. E non c'era tempo per recuperare perché la giuria aveva deciso di fare fare soltanto due giri invece dei normali tre proprio perché c'era poco vento.
«E' stato comunque un grande risultato. Sono amareggiata certo per non aver preso l'oro, ma sono contenta, perché ho vinto tre medaglie nelle ultime tre olimpiadi». Ha ragione. bronzo ad Atlanta, oro a Sydney e ancora bronzo ad Atene. La medaglia Sensini la dedica al suo allenatore Luca Depedrini e mentre lo dice i suoi occhi diventato lucidi. Quattro anni passati nel vento e sul mare a faticare per confermarsi campionessa olimpica e trovarsi poi a giocarsi tutto in un giorno come questo, quando vento e onde si confondono e ti confondono. Gli antiche dei del vento, da qualche parte si stanno forse pentendo della loro scelta.

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