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Nella Prima Divisione di calcio tre squadre tra illusioni e tonfi

Nove mesi di calcio vago (Taranto), improbabile (Foggia), virtuale (Potenza). Campionati che non lasciano il segno. Oppure sì: dipende dai punti di vista, oltre che da quelli conquistati (pochi). Il Taranto che quasi inciampa nei playout, dopo aver straparlato di serie B. Il Foggia che nello spareggio-salvezza ci finisce. E il Potenza che retrocede d’ufficio. Tre storie e il sospetto - fondato - di aver sbagliato molto
• Per il Potenza futuro a rischio
Nella Prima Divisione di calcio tre squadre tra illusioni e tonfi
TARANTO - Travagli e inganni, illusioni e tonfi. A rovistare nella stagione di Taranto, Foggia e Potenza, questo si trova. E non altro. Nove mesi di calcio vago (Taranto), improbabile (Foggia), virtuale (Potenza). Campionati che non lasciano il segno. Oppure sì: dipende dai punti di vista, oltre che da quelli conquistati (pochi, evidentemente). Il Taranto che quasi inciampa nei playout, dopo aver straparlato di serie B. Il Foggia che nello spareggio-salvezza ci finisce. E il Potenza che retrocede d’ufficio. Tre squadre, tre storie e il sospetto - fondato - di aver sbagliato molto.

TARANTO - Prima Blasi più D’Addario. Poi D’Addario senza Blasi, ovvero un nuovo - promettente - inizio per il calcio rossoblù. D’Addario porta entusiasmo. Non si pone limiti. Vuole la serie B e non lo nasconde. I tifosi sognano. Il Taranto nasce forte. Forte di una forza dichiarata: Viviani, Nocentini, Magallanes, Mezavilla, Correa, Scarpa, Innocenti, Corona. Sono giocatori di grande impatto. Ma sul campo questo riconosciuto spessore di squadra fatica a tradursi in risultati. La teoria resta teoria. E Braglia, l’allenatore ingaggiato per vincere, essendo uno specialista, salta dopo cinque partite. È un esonero frettoloso. Arriva, cioè, troppo presto e priva il Taranto del riferimento tecnico più credibile. D’Addario, che ha già tagliato tutti i ponti con la vecchia gestione, licenziando il dg Iodice e il ds Pagni, comincia a costruire il «suo» Taranto. A imporre scelte, a rivendicare ruoli, a ipotizzare scenari. Il successore di Braglia è Brucato, tecnico di non irresistibili trascorsi. La piazza non gradisce. Il rendimento del Taranto non s’impenna: 4 vittorie, 3 sconfitte, 8 pareggi. Playoff sempre ad un soffio. A Rimini la squadra rossoblù, smontata e rifatta sul mercato di gennaio, perde male. E Brucato viene esonerato in diretta tv. Tocca a Dellisanti, promosso dalla Berretti. Sette partite, avvio speranzoso, poi qualche incomprensione con la proprietà. Dellisanti si dimette dopo il pareggio di Potenza. Chiude imbattuto: 2 vittorie, 5 pareggi, 3 gol all’attivo, nessuno al passivo. D’Addario crede ancora nel salto in serie B. Affida la guida tecnica a Passiatore che non ha il patentino. Tre sconfitte consecutive azzoppano definitivamente la stagione, bruciando le velleità residue. Il Taranto rischia di affondare. Dopo lo stop di Verona, si ritrova nei playout. Li evita, piegando in casa l’Andria. Quattro allenatori per un campionato fallimentare. 

FOGGIA  - Torna ad essere una società in vendita il Foggia. Lo fu dopo la semifinale playoff col Benevento (l’anno scorso). Lo sarà dopo lo spareggio-salvezza col Pescina (ieri il match di ritorno). Questa, almeno, è la volontà del presidente Capobianco e dei suoi soci. Comincia l’attesa. E finisce un altra campionato all’insegna della precarietà. Ingannevole l’approccio: due turni di Coppa Italia superati. Poi arrivano le sconfitte e sulla coppia Pecchia-Porta si addensano nubi cariche di pioggia. Vengono ingaggiati gli esperti Micco e Carboni. Ma la sostanza non cambia. L’Andria espugna lo «Zaccheria» e per il tandem Pecchia-Porta è il capolinea. Scendono anche D’Amico e Salgado, pezzi pregiati sacrificati sul mercato. Sulla panchina si accomoda Ugolotti. La squadra cambia pelle, grazie agli innesti degli svincolati Agnelli, Ceccarelli, Marsili, Millesi e Di Dio. Il Foggia reagisce. Toglie punti alle formazioni di vertice. Ugolotti chiude imbattuto in trasferta. Ma non basta. Perché il Foggia crolla in casa contro la Spal nell’ultima giornata della stagione regolare e si condanna al supplizio dei playout. 

POTENZA - Postiglione presidente, Galigani direttore generale, Capuano allenatore: il Potenza ripescato riparte così. Tutti insieme appassionatamente. Finché dura. Dura poco, almeno per Capuano, esonerato dopo quattro giornate. Il Potenza perde in casa col Marcianise. Si riaffacciano vecchi fantasmi. Torna d’attualità Potenza-Salernitana, la chiacchieratissima partita della stagione 2007-2008. Stavolta è la magistratura ordinaria a mettersi in moto. Vola qualche straccio. Monaco prende il posto di Capuano. Ottiene un punto in quattro partite. La società richiama Capuano. Il Potenza si riprende. Ma il peggio è in agguato. Il 23 novembre viene arrestato Postiglione. Pesante l’accusa: associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. Quattro mesi di detenzione lasciano il Potenza senza guida. Arcieri e Galigani garantiscono l’ordinaria amministrazione. A febbraio il procuratore Palazzi riapre il processo sportivo a carico di Salernitana e Potenza. La prima sentenza della Corte di giustizia federale estromette il club lucano dai quadri professionistici. Il Tnas indora la pillola, decretando la retrocessione d’ufficio in Seconda Divisione. Il Potenza torna in campo, onorando gli ultimi impegni. Finale dignitoso. Ma restano i debiti ad oscurare l’orizzonte del calcio potentino. 

[l. d’a.]

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