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Sabato 23 Settembre 2017 | 13:15

Atene 2004 - Due bronzi nel canottaggio

Gli azzurri Rossano Galtarossa e Alessio Sartori hanno vinto nel due di coppia (l'oro è andato alla Francia) e il quattro senza azzurro (Luca Agamennoni, Dario Dentale, Raffaello Leonardo, Lorenzo Porzio) si sono aggiudicati il terzo posto. L'oro della specialità è andato al fortissimo remo della Gran Bretagna
ATENE - Una medaglia di bronzo alle Olimpiadi può far saltare e piangere dalla gioia. Oppure, può lasciarti con lo sguardo nel vuoto a rivivere quegli ultimi 500 metri, cercando di capire perché l'oro lì davanti agli occhi è fuggito via insieme alla punta della barca avversaria.
E' quello che è successo a due armi azzurri alle finali di canottaggio delle olimpiadi di Atene, a Schinias, bacino d'acqua a nord di Atene, sotto un sole impietoso, in mezzo a sponde color del deserto, macchiate qua a là da pini marittimi rinsecchiti e tamerici piegate dal vento.
Qua l'Italia del remo ha vinto due bronzi, il primo con Galtarossa e Sartori nel due di coppia, il secondo con il quattro senza di Agamennoni, Dentale, Leonardo e Porzio.
«E' stata una gara alla morte», ha detto Galtarossa, con un sorriso amaro. «E' l'esperienza più bella della mia carriera», ha confessato invece Leonardo con il sorriso negli occhi.
Eccola la differenza. La barca dei campioni, dalla quale l'Italia si aspettava l'oro ha preso il bronzo dopo aver condotto per 1500 metri. Ha smesso di andare nel momento in cui bisogna dare tutto. Il momento della sofferenza, quando verrebbe voglia di smetter di vogare e invece devi dare tutto. «A quel punto eravamo già pieni di acido lattico», ha detto Sartori.
Invece, La barca dei «quattro disperati», secondo l'autodefinizione di Porzio, è arrivata sul terzo gradino del podio dopo aver faticosamente recuperato metro su metro dalla quinta posizione e dando anche la breve, fugace illusione, di poter andare a infastidire i mostri inglesi e canadesi.
Due bronzi che non potrebbero essere più diversi e che lasciano amarezza nel canottaggio italiano. C'è ancora una finale domani con il quattro senza leggeri di Bertini, Amarante, Amitrano e Mascaranhas, ma gli azzurri si aspettavano di più da questi Giochi.
Galtarossa e Sartori fanno un po' di fatica a sorridere, ma ci provano con generosità. Fanno i complimenti ai francesi e agli sloveni e Galtarossa è spietato con se stesso così come lo è stato tante volte con gli avversari: «questo è quello che potevamo dare oggi».
Come dire, questa era la benzina che avevamo. Anche per questo i due ragazzi coraggiosi che avevano vinto l'oro nel quattro a Sydney e che si sono buttati senza guardarsi indietro nell'avventura del doppio hanno scelto una tattica che, a posteriori, si è rivelata suicida. «Siamo partiti molto forti. forzando il passo provando a far saltare qualcuno», raccontano. Non ha funzionato e loro riguardano la loro gara in tv. la partenza bruciante. In tesa da campioni ai 500, ancora avanti ai 1000, primi ma con una manciata di centesimi ai 1500. Poi la punta dei francesi e anche quella irridente degli sloveni che se ne vanno via, mentre loro cercano di pompare ossigeno che non hanno più.
«Abbiamo fatto una tattica da Kamikaze», dice Sartori. E, d'altronde, «ogni gara fa i suoi cadaveri», aggiunge con la faccia di chi è abituato a stare dall'altra parte.
Galtarossa parla pacatamente del futuro. Dopo Sydney voleva smettere. Poi la sirena del remo lo ha richiamato ed è arrivato fino alla sua quarta olimpiade. Adesso parla di rimanere nel mondo dello sport. I commenti a caldo contano poco, ma l'aria è quella della fine della carriera di un grande campione del canottaggio italiano. «Ma magari mia moglie si stanca di avermi per casa e mi rimanda in barca», sorride.
Chi guarda avanti per vincere altre medaglie sono i ragazzi del quattro. Lorenzo Porzio Romano sorride a chiunque passi accanto a lui, parla con tutti. Quando la sala delle conferenze stampa si svuota, lui è ancora lì a parlare di canottaggio e musica. Barca e conservatorio, remo e musica: è certo un personaggio anomalo nel modo del canotaggio, uno che il pomeriggio voga e la sera compone notturni per la sua ragazza, che alterna la musica di Chopin alle lezioni di La Mura.
«E' un bronzo pesante preso da quattro disperati che hanno cominciato a vogare insieme un mese fa. Tra un po' neanche venivamo alle Olimpiadi», dice.
E' davvero un grande risultato per questa barca. Gli inglesi e i canadesi erano di un altro pianeta, eppure l'armo azzurro era lì a ondeggiare poco dietro di loro.
«Eppure per un attimo ho pensato che avremmo potuto fare di più, ho visto vicine le barche avversarie dice Raffaello Leonardo, il veterano di questa barca. Ma forse sarebbe stato troppo. Grazie a loro, gli antichi dei del remo hanno già sorriso oggi a Schinias.
Stefano Polli

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