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Martedì 26 Settembre 2017 | 21:52

De Canio rimane con il Lecce in A Foto - Video •1 •2

La squadra giallorossa rientra nella massima serie dopo un solo anno. Lo fa tracciando anche la strada di una gestione sostenibile cui tutti dovranno adeguarsi se vorrano sopravvivere. Un successo costruito su una programmazione oculata, senza spese faraoniche e con un monte ingaggi limitato
• Il tecnico: «Il mio futuro è qui»
• Al fischio dell'arbitro inizia la festa
• Giacomazzi: «Nessuno puntava su di noi»
• Semeraro pazzo di gioia: «Bella sorpresa»
• Moroni: «Questa è la promozione più bella»
• La storia di un campionato dominato
• Il Salento torna in paradiso di Vito Marino
De Canio rimane con il Lecce in A Foto - Video •1 •2
LECCE-SASSUOLO 0-0

LECCE (4-3-1-2): Rosati 6; Angelo 6, Ferrario 6, Fabriano 6, Mazzotta 6; Munari 6, Giacomazzi 6.5, Vives 6.5 (32' st Schiavi); Di Michele 6.5; Defendi 6 (16' st Bertolacci 6), Marilungo 6 (20' st Bryan 6). In panchina: Petrachi, Belleri, Baclet, Terranova. Allenatore: De Canio 7.
SASSUOLO (4-3-3): Pomini 6; Rea 6, Piccioni 6, Minelli 6, Bianco 6; Schiavini 6 (26' st Jiarasek 6), Ricci 6, Gorzegno 6; Titone 6, Zampagna 6 (35' st Martinetti sv), Quadrini 6 (1' st Noselli 6). In panchina: Gallinetta, Polenghi, Fusani, Rossini. Allenatore: Pioli 6.
ARBITRO: Rocchi di Firenze 6.
NOTE: Pomeriggio afoso con cielo coperto. Terreno di gioco in buone condizioni. Spettatori 24.455 (abbonati 2.503) per un incasso di 245.110 euro. Nessun ammonito. Angoli: 7-1 per il Lecce. Recupero: 0, 2'. 

di Massimo Barbano

LECCE - Si ripristina la doppia rappresentanza pugliese nel calcio che conta. Il Lecce rientra nella massima serie dopo un solo anno di esilio. Lo fa tracciando anche una strada. Quella del calcio sostenibile a cui tutti dovranno adeguarsi se vorrano sopravvivere. Un successo costruito su una programmazione oculata, senza spese faraoniche e con la coraggiosa scelta di limitare il monte ingaggi. Una sana gestione aziendale che ha fatto leva sul carattere, sul consolidamento di un gruppo, ben gestito dall’allenatore Gigi De Canio che giornata dopo giornata ha acquisito gli automatismi giusti per andare a regime e sfruttare appieno le proprie potenzialità. Insomma, una macchina perfetta, un mix di perizia tecnica e seria strategia finanziaria. 

E così, ieri si sono raccolti i frutti di una stagione straordinaria che sancito l’ottava promozione in serie A. E se forse l’abitudine ai successi aveva calmierato gli entusiasmi (in città le bandiere esposte si contavano sulla punta delle dita), l’atmosfera in campo è stata se possibile, più magica delle altre volte. Forse per l’elemento di novità costituito da questo «scudetto» della serie B che ha reso unica questa promozione rimarcando quel primo posto che nella sua storia il Lecce non aveva mai conquistato in serie B. Un premio che appariva quasi inattaccabile fino ad un mese fa e che invece è stato in bilico fino alla fine, come, ma solo teoricamente, lo è stata la stessa promozione in serie A, minacciata aritmeticamente dalle inseguitrici fino agli ultimi novanta minuti. In realtà, quel minimo di tensione che c’era alla vigilia, si è sminuzzata ben presto quando si è vista l’aria che tirava in campo e quando dalle radioline si è capito che il Padova non avrebbe reso vita facile all’avversario più agguerrito, il Brescia che poteva insidiare il primo posto e, nel caso di una ipotetica sconfitta col Sassuolo, anche mettere in pericolo la promozione diretta. Niente di tutto questo, giacchè anche l’avversario di turno, già con la mente rivolta ai play off, ha preferito non molestare il can che dorme. Zero tiri in porta, zero calci d’angoli, zero pericolosità per la porta di Rosati che ha fatto da semplice comparsa.

Il Lecce ci ha provato a guadagnarsi la pagnotta, cercando la rete nel primo con qualche efficace spunto del suo trio d’attacco privo di Corvia e con Baclet in panchina. Due discrete conclusioni di Defendi (6’ e 9’) (una fuori, l’altra bloccata dal portiere), un gol incredibilmente sbagliato da Marilungo a tu per tu col portiere (19’), una sforbiciata al volo di Di Michele (22’) di poco a lato e un diagonale di Angelo (27’) deviato in extremis da Pomini. Ma il raddoppio del Padova al termine del primo tempo, chiude praticamente anche la partita del «via del mare».

E così, il secondo tempo è solo un conto alla rovescia, un’inutile attesa di un epilogo da tempo nella logica delle cose. La monotonia dei minuti viene spezzata solo da qualche sprazzo del Lecce (19’ assist di Giacomazzi e Di Michele svirgola la conclusione; al 23’ Di Michele pesca in area Bergougnoux, botta decisa e pomini respinge; al 30’ tiro centrale telefonato di Vives dal portiere) e anche da qualche fischio di disappunto per il troppo «vogliamoci bene» in campo. Neanche un’ammonizione comminata dall’arbitro Rocchi che non ha certo avuto problemi a dirigere la partita.

Dov’era il Sassuolo? In un tiro di controbalzo di Zampagna di poco fuori e in una bella rovesciata dello stesso attaccante che coglie la traversa, ma in fuorigioco (e poi approva egli stesso la decisione dell’arbitro) si legge chiaramente il clima che c’era in campo. D’altra parte alla squadra di Pioli il punto andava a pennello per mantenere una posizione di privilegio nella griglia dei play off. Quindi nessuna voglia di rovinare la festa al Lecce sperando di raggiungerlo in serie A attraverso la lotteria degli spareggi.

Poi, la grande gioia in campo con passerelle entusiastiche sotto le gradinate e qualche burla: come il trasporto in lettiga di Ferrario quasi nudo da parte di Munari e l’«aggressione» al preparatore dei portieri Graziano Vinti. Ora spazio alla festa, da oggi il sipario è su un’altra realtà con la quale bisognerà confontarsi.

Cronaca della partita

• I risultati: Gallipoli già retrocesso 
• I verdetti: Cesena in A, Mantova giù

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