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Angelozzi, ciak si gira «Bari è il mio sogno»

Dalla commozione di Perinetti al nodo in gola di Angelozzi, l’uomo a cui la famiglia Matarrese ha affidato il difficilissimo compito di coniugare risultati sportivi e conto economico nella serie A di calcio. Basta un attimo per capire che qui si è voltato davvero pagina. Sotto tutti i punti di vista. Se n’è andato un direttore sportivo  abile sul piano della strategia della comunicazione. Ne arriva uno agli antipodi. Un «operaio»
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Angelozzi, ciak si gira «Bari è il mio sogno»
di ANTONELLO RAIMONDO

BARI  - Dalla commozione di Giorgio Perinetti al nodo in gola che strozza le prime parole baresi di Guido Angelozzi, l’uomo a cui la famiglia Matarrese ha affidato il difficilissimo compito di coniugare risultati sportivi e conto economico. Basta un attimo per capire che qui a Bari si è voltato davvero pagina. Sotto tutti i punti di vista.

Se n’è andato un direttore sportivo capace e un personaggio molto abile sul piano della dialettica e della strategia della comunicazione. Ne arriva uno agli antipodi. Un «operaio» del calcio, certi che il buon Angelozzi capirà di cosa parliamo. Lui, veracissimo uomo del Sud, tutto quello che oggi ha, compresa questa chance di Bari, se l’è conquistato sul campo. Con il lavoro, l’umiltà e quell’«occhio lungo» che da sempre ha accompagnato le sue sfide belle e impossibili.

Il nome di Angelozzi è stato accompagnato da un certo scetticismo. Prima la stucchevole questione della parentesi leccese, poi la discutibile querelle legata al suo curriculum. A sentir qualcuno, a Lecce avrebbe fatto disastri, eppure domenica potrebbe diventare concreta la seconda promozione in serie A in tre stagioni. Forse a qualcuno non è bastato abbia portato l’Andria a metà classifica della B con una lunga serie di scoperte tutte «sue». Magari gli si potrebbe imputare anche di non essere riuscito a vincere... lo scudetto con il Perugia. Certo, anche Angelozzi sbaglia e anche ad Angelozzi è capitato di retrocedere. Succede anche a quelli bravi, questa è l’unica, grande verità. Anche a Ventura, pensate un po’. Al maestro di calcio che ha fatto impazzire Bari grazie alle sue conoscenze tattiche. Eppure nessuno osa discuterne bravura e serietà.

«Il coronamento di un sogno, non ho mai smesso di credere in una chiamata del Bari sin dai tempi di Andria», sussurra Angelozzi prima che l’emozione prenda il sopravvento. I suoi occhi luccicano, forse sono anche un po’ umidi, e le sue spalle si stringono quasi a farsi piccolo, piccolo in un giorno speciale, forse il più importante della vita.

«Riparto in una piazza importante e prestigiosa dove ha lavorato un dirigente bravo come Perinetti - dice il diesse catanese - e il mio compito sarà quello di seguire le tracce del mio predecessore. Parlerò con Ventura e insieme ci confronteremo con il presidente Matarrese. Il Bari ha tanti giocatori sotto contratto, è vero. Ma credo questo sia un problema che riguarda tutte le società, o quasi. Da oggi pomeriggio mi metterò al lavoro, ho una carica che non potete neanche immaginare».

«La parentesi di Lecce rappresenta il passato - aggiunge - anche se ho letto cose non vere. Con la famiglia Semeraro ci siamo lasciati da amici, sono stato io a decidere di chiudere il rapporto perché non c’erano le condizioni per andare avanti. L’astio dei tifosi giallorossi? Dovreste chiedere a loro. Forse ho pagato il fatto di aver sposato appieno la politica dei Semeraro. Ma, credetemi, queste cose mi lasciano indifferente. Ho la coscienza a posto e so di aver lavorato con serietà e professionalità».

Angelozzi ha firmato un contratto annuale. «Sono stato io a pretenderlo - dice - perché è giusto che la fiducia totale debba essere meritata sul campo. Il presidente Matarrese non mi conosceva di persona e ora avrà la possibilità di valutare il mio lavoro. Per me è già motivo di orgoglio l’essere qui. In una grande piazza, in un grande stadio e al servizio di una famiglia che è nel calcio da trent’anni e che ha scritto pagine importanti di storia biancorossa».

Inevitabile il riferimento al mercato. I tifosi sono in fermento. «Guai a chi tocca Almiron e Barreto», l’urlo di battaglia che naviga in rete. «Conosco il valore di questi due calciatori e i nostri sforzi saranno proiettati in questa direzione - dice Angelozzi - proveremo a riavvolgere il filo del discorso con Juve e Udinese magari contando proprio sulle volontà dei due ragazzi che qui a Bari mi risulta siano stati benissimo. Purtroppo non dipende solo da noi. In caso di esito negativo dovremo essere bravi a farci trovare pronti con soluzioni di uguale qualità».

Ci sono pochi tifosi nella sala stampa del «San Nicola». Ma Angelozzi sorride lo stesso. Lui, in fondo, non ama le ribalte. Sotto la luce dei riflettori lascia che ci stiano altri. Anche quelli che hanno fatto acrobazie pur di «segarlo» agli occhi di Vincenzo Matarrese. È più bello così. Rimboccarsi le maniche e pedalare in salita, il «film» della sua vita nel calcio. Paura, però, no. Sbaglia, e di grosso, chi immagina un Angelozzi sulla difensiva. Gli anni della gavetta lo hanno reso più forte. Ha mangiato polvere e preso schiaffi. È caduto e si è rialzato. E oggi è a Bari, in serie A. Con tanti saluti ai suoi carissimi «nemici».

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