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Atene 2004 - E' italiano l'arciere d'oro

Marco Galiazzo, ventunenne padovano che si presentava ad Atene come campione d'Europa in carica ha vinto il trofeo più ambito, centrando uno storico risultato
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ATENE - La quinta medaglia azzurra nella storia dei Giochi per l'arco è quella coniata con il metallo più pregiato. Dopo i bronzi di Giancarlo Ferrari a Montreal e Mosca e il bronzo e l'argento a squadre di Atlanta e Sydney, arriva l'oro inatteso di Marco Galiazzo, ventunenne padovano che si presentava ad Atene come campione d'Europa in carica. Tra i tre azzurri in gara, forse per un posto sul podio dello Stadio Panathinaiko erano più accreditati Michele Frangilli, reduce dal successo al Grand Prix, e Ilario Di Buò, il veterano che però, prima di partire per la Grecia, aveva espresso più di un dubbio sulle sue reali chance di medaglia. Ad ascoltare in religioso silenzio l'inno di Mameli è invece questo ragazzone veneto di centottanta centimetri per novantatre chilogrammi, studente di meccanica con l'hobby del computer. Il suo percorso sino al faccia a faccia con il giapponese Hiroshi Yamamoto, quarantaduenne professore liceale di educazione fisica che fu bronzo nel lontano '84 a Los Angeles, ha avuto qualche ostacolo inatteso (il messicano Juan Rene Serrano ai sedicesimi), il derby con di Buò agli ottavi per poi superare l'americano Vic Wunderle ai quarti e il britannico Laurence Godfrey in semifinale. Nella sfida per l'oro, l'azzurro partiva male, chiudendo la prima serie con il nipponico avanti per 28-27. Due dieci e un nove nel secondo round contro tre nove di Yamamoto riportavano Galiazzo davanti nello score (56-55).

Un vantaggio che aumentava nella terza serie (un otto e due dieci per il nostro, un nove, un otto e un dieci per il giapponese) fino all'84-82 per Galiazzo alla quarta e conclusiva sessione di tiri. Dove le frecce del campione d'Europa producevano un dieci e due nove, l'ultimo dei quali bastava per sfiancare l'arciere rivale (un nove, un otto e un nove) e per fissare il punteggio sul 111-109. Una finale dunque sofferta dove però Galiazzo sapeva rimanere concentrato senza mai dare la sensazione di poter cedere da un momento all'altro. L'Italia dell'arco, dunque, sfata un tabù e mette in bacheca un alloro a cinque cerchi che dovrà servire a lanciare in orbita un movimento che, dalle nostre parti, è dato in continua crescita. La medaglia di bronzo è andata all'australiano Tim Cuddihy, che nella finale per il terzo posto ha battuto per 113-112 il britannico Godfrey. I piazzamenti conclusivi degli altri italiani in gara: sedicesimo Ilario Di Buò, trentunesimo e davvero deludente, almeno come la nutrita pattuglia di coreani, Michele Frangilli. Per l'arco azzurro la festa potrebbe non essere finita qui perché dopodomani gareggeranno le squadre: una occasione, per l'Italia, di realizzare la doppietta e di archiviare questa Olimpiade come quella del nuovo dominio azzurro ai Giochi.
Massimiliano Curti

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