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Il processo al Potenza Sport Club  potrebbe tornare al punto d'inizio

Qualora venissero accolte le eccezioni sollevate dai difensori degli imputati, dal rito immediato si passerebbe al rito ordinario che prevede, prima di tutto, l'udienza preliminare. Nell'aula Occorsio del Tribunale di Potenza, si è svolta la prima udienza del processo che vede come imputato, tra gli altri, il patron dei rossoblù Giuseppe Postiglione. In ambito sportivo già decisa la retrocessione in Seconda Divisione
Il processo al Potenza Sport Club  potrebbe tornare al punto d'inizio
di Maria Vittoria Smaldone

POTENZA - Il processo al Potenza Sport Club potrebbe tornare al punto di partenza. Qualora venissero accolte le eccezioni sollevate dai difensori degli imputati, dal rito immediato si passerebbe al rito ordinario che prevede, prima di tutto, l'udienza preliminare. Ieri mattina, nell'aula Occorsio del Tribunale di Potenza, si è svolta la prima udienza del processo al Potenza Sc che vede come imputati: il patron dei rossoblù, Giuseppe Postiglione, difeso dagli avvocati Donatello Cimadomo e Giovanni Arigò; il boss dei basilischi, Antonio Cossidente, difeso dagli avvocati Luigi Angelucci e Emilia Latella; il ragioniere Aldo Fanizzi, difeso da Riccardo Laviola e Massimo Laurita; Pasquale Giuzio e Michele Scavone, difesi dall'avvocato Gaetano Basile; Alessandro Scavone difeso dall'avvocato Pasquale Bartolo, e Luca Evangelisti, difeso dall'avvocato Libera D'Amelio. Per loro il gip Luigi Spina ha disposto, su richiesta del pubblico ministero, Francesco Basentini, il giudizio con rito immediato per gli affari del Potenza calcio.

Ed è stato il difensore di Evangelisti a porre la prima delle questioni preliminari. Libera D'Amelio ha sostenuto la nullità dell'atto che dispone il giudizio immediato perché, per quanto riguardava il suo assistito, mancava la richiesta di giudizio. In realtà il processo al Potenza calcio è iniziato il 12 aprile, ma l'udienza è stata rinviata perché a Luca Evangelisti non era stato notificato il giudizio immediato. La prima volta l'avvocatessa del foro di Teramo l'ha spuntata stavolta invece la sua eccezione è stata rigettata dal collegio, presieduto da Aldo Gubitosi. Altro genere di eccezioni sono state sollevate dagli avvocati Gaetano Basile, Donatello Cimadomo e Pasquale Bartolo. Questi ultimi hanno sostenuto la nullità del rito immediato perché i reati contestati agli imputati nel decreto che dispone il rito immediato sono diversi dai reati per i quali sono finiti in manette, e soprattutto tra i capi d'imputazione spunta l'associazione di stampo mafioso e l'aggravante mafioso per alcuni reati. In particolare l'avvocato Basile si è appellato all'articolo 453 primo comma del codice di procedura penale secondo il quale «il pm può richiedere il giudizio immediato per il reato in relazione al quale la persona sottoposta alle indagini si trova in stato di custodia cautelare». E, i suoi assistiti, ma questo vale anche per gli altri imputati, ha sostenuto il legale, sono stati arrestati per il reato di associazione a delinquere semplice finalizzata alla frode sportiva, non per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, che gli viene contestata al capo a del decreto che dispone il giudizio immediato. «Di fatti- ha spiegato Basile- il pm ha fatto appello alla decisione del gip che non ha riconosciuto la mafiosità dell'associazione». Gli altri difensori si sono associati. Il Pm ha replicato dicendo che il rito immediato è stato richiesto per agevolare i detenuti. E l'udienza è stata rinviata a lunedì 24 maggio per la decisione.

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