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Giannini ci scommette «Lecce in A a Vicenza»

Corsi e ricorsi: era il campionato 1998-99 e, alla penultima giornata, bastava solo un pareggio perché il Lecce potesse festeggiare la promozione in serie A con un turno di anticipo. Insomma, la fotocopia di quello che è accaduto quest’anno. E allo stesso modo, si fece battere in casa dal Pescara per 0-1. Poi però vinse n casa del Chievo e approdò in serie A. Il Principe è uno dei reduci
Giannini ci scommette «Lecce in A a Vicenza»
di Massimo Barbano

LECCE - La rovinosa caduta, proprio ad un passo dal traguardo, non è un fatto inconsueto nella storia delle promozioni del Lecce. Facendo un salto a ritroso nel tempo, di questi episodi se ne contano altri due. Il più recente, ancora nella mente di tutti, è il famoso derby con il Bari (1-2) del 17 maggio 2008. Il Lecce era ormai arbitro del proprio destino, perché solo al secondo posto avrebbe potuto pervenire alla promozione diretta vincendo le tre partite restanti indipendentemente dai risultati delle concorrenti. E invece, quella inattesa sconfitta nel derby, gli fece perdere il secondo posto a vantaggio del Bologna, mandandolo ai playoff che poi, fortunatamente riuscì a vincere.

Ma l’altro episodio, quello più vecchio, è molto più simile a quello accaduto venerdì sera contro il Cesena. Era il campionato 1998-99 e alla penultima giornata, bastava solo un pareggio perché il Lecce potesse festeggiare la promozione in serie A con un turno di anticipo. Anche lì stadio traboccante di pubblico, oltre 30mila spettatori pronti ad esultare per il ritorno in serie A e, come oggi, anche in quel caso, dopo un solo anno nella serie cadetta. Insomma, sembra la fotocopia di quello che è accaduto quest’anno. E allo stesso modo, il Lecce si fece battere in casa dal Pescara per 0-1. Un gol della mezzala Sullo, dopo 10 minuti di gioco, che la squadra pugliese, allenata da Nedo Sonetti, non riuscì a rimontare fino alla fine. Tutto rinviato quindi alla settimana successiva quando il Lecce vincendo in casa del Chievo rimediò a quella caduta approdando in serie A.

Uno dei reduci di quel Lecce-Pescara è Giuseppe Giannini, ex allenatore del Gallipoli di quest’anno, allora trentacinquenne e al suo ultimo campionato come calciatore.

Che analogie ci sono con quella partita di 11 anni fa?

«Ho seguito Lecce-Cesena in televisione ed effettivamente mi è sembrato di rivivere quella giornata di 11 anni fa. C’era quella stessa grandissima cornice di pubblico che attendeva di festeggiare e alla fine uscì dal campo con una grande delusione. Dal punto di vista tecnico, invece, è stata diversa, perché venerdì sera il Lecce ha giocato molto bene, è andato in vantaggio, poteva agevolmente raddoppiare, invece ha sbagliato molto e alla fine è venuto fuori il Cesena. Undici anni fa noi andammo in campo un po’ frenati, eravamo contratti, forse commettemmo l’errore di pensare che un pareggio l’avremmo comunque conquistato e invece, man mano che i minuti andavano avanti subentrò il nervosismo, la paura di non farcela e tutto diventò più difficile».

Come riusciste poi a superare la crisi e quale fu il clima nella settimana successiva prima della partita decisiva col Chievo?

«Ricordo che andammo subito in ritiro già dal mercoledì in una località vicino Verona. A Lecce c’era un po’ di contestazione, specialmente nei confronti del mister Sonetti. C’era quindi la necessità di allontanarsi per essere più concentrati ed affrontare con più serenità quella partita decisiva. In ritiro poi, l’attesa è più snervante, le giornate sembravano lunghissime e non vedevamo l’ora che arrivasse domenica per chiudere il discorso e arrivare a quell’agognato obiettivo.

Che poi arrivò, grazie ad un gol di Giannini...

«Sì, ci fu un rigore quasi subito, nel primo tempo. Lo segnai e andammo sull’uno a zero, poi, all’inizio del secondo tempo ci fu il raddoppio di Zamboni e a quel punto fu tutto più facile. Il Chievo segnò nel finale, ma la partita era saldamente nelle nostre mai, così festeggiammo la promozione. Anche lì fu una grande festa, c’erano almeno ottomila tifosi del Lecce che avevano seguito la squadra a Verona».

Anche per il Lecce ci sarà bisogno di ritrovarsi?

«La situazione del Lecce di oggi è molto diversa da quella nostra. Oggi a Lecce c’è un bel clima, un ottimo gruppo e non credo ci sia bisogno di allontanare la squadra dal suo ambiente, quello col Cesena è stato un semplice incidente di percorso. E poi, rispetto a quell’ anno, anche numericamente la situazione è diversa. Per noi, quella col Chievo era l’ultima partita. O dentro o fuori. Dovevamo vincere a tutti i costi, perché se non l’avessimo vinta, sarebbe sfumata la promozione. Oggi il Lecce ha due match ball, se non dovesse farcela domenica prossima a Vicenza, avrebbe un’altra possibilità in casa col Sassuolo. E potrebbe bastargli anche un solo punto per approdare alla serie A».

Che consiglio darebbe al Lecce per gestire questa situazione?

«Loro hanno un presidente eccezionale che è già passato per esperienze di questo genere e saprà come consigliare i giocatori, poi c’è un allenatore che ha maturità ed esperienza da vendere, quindi non hanno bisogno dei miei consigli. In ogni caso, io penso che questa situazione non si protrarrà molto a lungo, perché il Lecce vincerà a Vicenza e festeggerà la promozione già domenica prossima».

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