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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 15:03

Olimpiadi d'argento per Giuseppe Pellielo

L'agente di polizia penitenziaria campione di tiro a volo: «Dedico questo medaglia d'argento a chi non mi vuole bene, così imparerà ad amarmi». Le azzurre del soft-ball battono la Cina. 3 a 2 contro il Giappone per i ragazzi di Gentile
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Atene 2004, argento tiro a volo Pellieli ATENE - Giovanni Pellielo, una vita da vincente nelle gare di fossa. Peccato che di lui il grande pubblico si accorga solo una volta ogni quattro anni, in occasione delle Olimpiadi, quando il «cecchino Johnny» (ma guai ad aggiungere l'epiteto al nomignolo in sua presenza, perchè lui, religiosissimo e appassionato di teologia, predica la pace universale) si prende sempre una medaglia. Fallì soltanto ad Atlanta dov'era condizionato da problemi sentimentali, ma non ha più sbagliato un colpo da Sydney, dove il tricampione mondiale di Vercelli fu bronzo. La storia si ripete ad Atene, stavolta con l'argento, in attesa di quell'agognato oro che potrebbe arrivare a Pechino («avrò solo 38 anni - sottolinea Pellielo - un'età che per il tiro a volo va benissimo»).
Nell'avventura del prossimo quadriennio lo spingerà anche il nuovo amore trovato da qualche mese, per una ragazza 24enne capace di regalargli quell'allegria che a volte in passato gli è mancata. Si chiama Caterina come quella che otto anni fa lo lasciò ad un mese dal matrimonio, e poco prima dei Giochi del centenario, ma Pellielo non vuol badare a questo particolare che forse ha risvolti un po' freudiani. Nell'impianto ateniese costruito su una montagna battuta da forti raffiche di vento, Pellielo è stato battuto soltanto da un figlio d'arte russo (suo padre fu un grande tiratore dell'Urss negli anni '70) quell'Alexei Alipov che nell'ultima finale di Coppa del Mondo, a Roma, l'azzurro aveva battuto di 7 piattelli. Ma oggi il russo, che nel mondo del tiro ha trovato anche moglie (una collega specialista di double trap), era in stato di grazia, non ha fatto errori e ha stabilito il nuovo record olimpico, con 149/150. L'unico nullo lo aveva commesso ieri, sbagliando per colpa del vento che gli aveva abbassato improvvisamente il piattello. Stavolta invece è stato percorso netto, 75/75 compresa la finale, e non poteva che essere oro per questo moscovita 29enne la cui miglior dote (fondamentale per il tiro) è di riuscire sempre a controllare le emozioni. Il suo è stato un successo anche un po' italiano, visto che da sempre spara con i fucili e il materiale di una ditta bresciana.
Pellielo, entrato in finale col secondo miglior risultato (122/125), ha duellato a lungo per l'argento con il suo più irriducibile rivale da sempre, l'americano Lance Bade, che però ha sbagliato il 18/o e 19/o piattello, si è disunito ed è precipitato al quinto posto.
Nella giornata in cui Ahmed Al-Makthoum, cugino dello Sceicco del Dubai, ha sfiorato il podio piazzandosi quarto, e in cui Pellielo è stato incitato dai tifosi del Kuwait che pure avevano un loro tiratore in finale (Khaled Almudhaf, il cui ct è il perugino Mirco Cenci, amico di Roberto Baggio), c'è stato anche l'ottimo nono posto di Francesco Amici, lo Sceriffo di San Marino, finito dietro di una posizione al grande Michael Diamond.
L'australiano era il vincitore annunciato, per lui sarebbe stato il terzo oro olimpico consecutivo, invece è finito all'ottavo posto, forse condizionato da quei cinque mesi passati prima in carcere e poi senza licenza dopo aver minacciato a mano armata la fidanzata a Sydney. E' tornato in tempo per le Olimpiadi, e convocato a furor di popolo, e avrebbe voluto vincere in Grecia anche perchè sua nonna è di Creta. Invece il fenomeno dei piattelli ha perso, fermato anche lui da storie al femminile come Pellielo ad Atlanta. Ma Johnny dice che bisogna amare anche chi ti vuole male, e dedica la sua medaglia prima di tutti ai suoi nemici: non entrerà più in seminario però porgerà sempre l'altra guancia, eccetto che sui campi di tiro.
Alessandro Castellani

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