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Lecce-Cesena Parziale: 1-2 all'89' Diretta della partita

Ai salentini basta un punto contro il Cesena per ritrovare la massima serie esattamente ad un anno di distanza, quando a Bologna il Lecce la perse virtualmente (era il 17 maggio del 2009, nella giornata successiva la retrocessione fu sancita dalla matematica). In gol Munari al 7' e Malonga all'80' e all'83'
Lecce-Cesena Parziale: 1-2 all'89' Diretta della partita
di Massimo Barbano

LECCE -Il Lecce ritrova la serie A esattamente ad un anno di distanza, quando a Bologna il Lecce la perse virtualmente (era il 17 maggio del 2009, nella giornata successiva la retrocessione fu sancita dalla matematica). E De Canio intravede un filo conduttore fra questi due momenti nella grande affluenza di pubblico.

 «Anche in una giornata triste come quella - dice l’allenatore - avemmo la gratificazione di tanta gente che ci aveva seguito. E se lo aveva fatto in un momento così difficile, significava che c’era un affetto di fondo per questa squadra. Invece, la grande cornice di pubblico che avremo oggi, significa anche che questi ragazzi hanno fatto qualcosa di importante se hanno spinto tanta gente a venire allo stadio».

Tuttavia, se pure la porta della serie A è già aperta e per entrarci basterà ormai una minima spinta, Gigi De Canio non abbandona la cautela e prende le distanze dal clima di festa imminente.

«La festa è nella testa di tutti ed è giusto che sia così - dice l’allenatore - ma non deve essere nella nostra testa. Sappiamo che ormai ci vuole poco, ma sappiamo pure che quel poco ce lo dobbiamo conquistare sul campo e contro il Cesena non sarà per nulla facile, perché è un’ ottima squadra che si sta giocando la promozione come noi. E poi, in ogni caso, per me il campionato non finirà qui, ma finirà all’ultima giornata dopo la partita con il Sassuolo».

Niente consuntivi quindi, anche se De Canio rompe la regola per sottolinearne qualcuno, per così dire, collaterale, come quello delle 17 reti di Corvia, un bottino che finora, l’attaccante leccese non aveva mai realizzato nei precedenti campionati con altre maglie.

«Quando Corvia era al Siena - prosegue il tecnico - gli consigliavano di andare a Lecce perché con De Canio avrebbe fatto tanti gol come era capitato ad altri attaccanti prima di lui, per esempio a Bogdani che non aveva mai segnato e a Siena ne fa 11-12, a Bonazzoli alla Reggina, Chiesa negli ultimi due anni a Siena. Significa che nel mio modo di proporre calcio, c’è qualcosa che aiuta gli attaccanti. I numeri confortano questa ipotesi e mi fa piacere».

Solo una deroga alla cautela e alla scaramanzia, indotta anche dal ricordo della partita di andata che va classificata come una delle peggiori della squadra salentina, chiusasi con una netta sconfitta per 3-1.

«Nei giorni scorsi ho rivisto quella partita in televisione - prosegue De Canio - effettivamente non facemmo una bella partita, anche se bisogna ricordare che la sconfitta fu anche determinata da alcuni episodi discutibili. Ma da allora è cambiato molto. La nostra squadra ha acquisito una personalità maggiore e non cade facilmente nella trappola. È cresciuto anche il Cesena che in questo momento, come noi, si sta giocando la promozione diretta. Ci sono quindi i presupposti per una partita molto intensa e che vinca il migliore, cioè noi».

Con il Lecce che avrà due risultati su tre a disposizione, si può ritenere che a fare la partita dovrà essere il Cesena, ma De Canio non è d’accordo su questo punto. «Era così anche ad Ascoli contro una squadra da playoff, che doveva vincere a tutti i costi per sperare - dice - per noi, al contrario, era buono anche un punto. E invece la partita l’ha fatta il Lecce, con l’Ascoli che cercava di ripartire in contropiede. Il Cesena passa per la squadra più forte in assoluto nell’esprimere il contropiede, si difende con molti uomini dietro la linea del pallone ed ha la difesa meno battuta fuori casa. Insomma, ha fatto della solidità la sua arma migliore. È difficile pensare che venga qui a fare una partita diversa. Quanto a noi, una squadra che ha un forte senso del gol non può fare calcoli e mettersi dietro ad aspettare che gli avversari si sbilancino».

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