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Venerdì 22 Settembre 2017 | 15:33

A Lecce la notte porta la serie A

La massima serie di calcio arriva in notturna. È ormai una costante delle ultime promozioni. Nel 2003 la magica notte arrivò all’ultima giornata nella gara-spareggio contro il Palermo; due anni fa nella finale playoff contro l’Albinoleffe. Ed ora il rituale si ripeterà venerdì sera contro il Cesena. Non in campo, perché non ancora titolare, ma il portiere Rosati ha vissuto entrambe quelle esperienze
A Lecce la notte porta la serie A
di Massimo Barbano

LECCE - La serie A arriva in notturna. È ormai una costante delle ultime promozioni del Lecce nella massima serie. Nel 2003 la magica notte arrivò all’ultima giornata nella gara-spareggio contro il Palermo; due anni fa nella finale playoff contro l’Albinoleffe. Ed ora il rituale si ripeterà venerdì sera contro il Cesena, anche questa volta in notturna.

Non in campo, perché non ancora titolare, ma Antonio Rosati, nelle fila del Lecce dal 2002, ha vissuto entrambe quelle esperienze.

«Sono state delle giornate memorabili che rimarranno fra le pagine più belle della storia di questa società - dice il portiere giallorosso - adesso abbiamo la possibilità di aggiungerne un’altra di queste pagine. Anche questa volta sarà di sera, penso si ricreerà quella stessa atmosfera. Cercheremo di far rivivere al nostro pubblico quelle splendide sensazioni di quelle precedenti promozioni».

Una promozione ottenuta con numeri da record e con una evidente superiorità che il Lecce ha espresso in campo nei confronti degli avversari, anche quelli più titolati; ma sulla quale il portiere non avrebbe scommesso ad inizio di stagione.

«Se devo essere sincero - prosegue Rosati - non so dire se nello scorso mese di agosto avrei puntato sulla nostra promozione, almeno al primo anno. Il progetto la prevedeva più avanti, dopo un periodo di crescita e di inevitabile rodaggio che avremmo dovuto attraversare. Ho sempre creduto nel nostro gruppo che è stata la nostra vera forza - prosegue - però pensavo pure che, per apprendere il lavoro e quello che ci stava trasmettendo l’allenatore, ci sarebbe voluto più tempo. Invece, è arrivata subito, anche perché noi siamo stati bravi a mettere in pratica le sue idee di gioco».

Anche per Rosati il rodaggio non è mancato. La sua maturazione tecnica ed atletica, però, non è tardata ad arrivare, dopo un primo periodo di crisi. «Mi ritengo soddisfatto di quanto sono riuscito a dare in questo campionato - sostiene il portiere - a parte un periodo iniziale di appannamento in cui ho avuto qualche difficoltà. Ricordo la seconda e la terza partita in particolare, a Piacenza, e in casa contro il Frosinone. Due esperienze negative che però sono riuscito a superare in fretta. Nel complesso penso di aver dato il mio contributo per questa promozione del Lecce».

Ed ora non resta che mettere il sigillo finale ad un campionato di serie B fra i più brillanti nella storia del Lecce ed acquisire quella certificazione matematica che manca ancora per il ritorno nella massima divisione calcistica dopo soltanto un anno di penitenza nella categoria cadetta.

Ma non sarà solo una formalità, visto che l’avversario di turno, contro il quale bisognerà acquisire almeno un punto, non è una squadra demotivata che verrà a giocare per onore di firma, ma la terza in classifica in piena lotta per la promozione diretta che potrebbe conquistare soltanto in caso di vittoria a Lecce. Tutto ciò, ovviamente, farebbe ritardare di una giornata i festeggiamenti ed è un’ipotesi che nessuno vuole contemplare.

«Dobbiamo chiudere i conti venerdì sera - afferma Rosati - ma ci aspetta una partita molto difficile. Il Cesena verrà qui per cercare di ottenere i tre punti, unico risultato che la porrebbe in condizione di superare il Brescia al secondo posto. Quindi noi dovremo essere concentrati esclusivamente sulla partita, senza pensare a quello che abbiamo fatto finora».

A rendere consapevoli della difficoltà, c’è anche il ricordo della partita di andata che coincise con l’ultima sconfitta fuori casa subìta dal Lecce. «Quel tre a uno della partita di andata non ci fece passare un bel Natale - dice il portiere - anche se quella gara fu condizionata da un rigore concesso ai nostri avversari per un mio fallo su Bucchi che proprio non c’era, dopo un inizio che era stato molto equilibrato. Tutto questo, comunque, appartiene al passato. Ora cerchiamo di chiudere il discorso».

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