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Bari, tutti gli affari all’ombra del calcio

Una società con i fratelli Emanuele e Davide Degennaro che sta scalando la Aedes, una delle più importanti società immobiliari italiane. La proprietà di suoli edificabili a Casamassima e Modugno, e di palazzi a Poggiofranco. I rapporti con Consorte (ex Unipol) e i furbetti del quartierino. Ecco chi è Vittorio Casale, l’immobiliarista emiliano che negli scorsi giorni ha lanciato l’idea di un azionariato popolare per il Bari
Bari, tutti gli affari all’ombra del calcio
di Massimiliano Scagliarini

BARI - E dopo l’immobiliarista texano Tim Barton, il sedicente miliardario che volava con Easyjet e che voleva comprarsi il Bari, ecco spuntare l’emiliano Vittorio Casale. Intorno al San Nicola, ancora una volta, si gioca una partita che ha poco a che fare con il calcio e molto - come vedremo - con quel coagulo di affari, politica e imprenditoria che vive e prospera in contiguità al pallone. Perché questo è bene dirlo subito: investire nel calcio è sempre un mezzo, mai un fine. Soprattutto in questo caso.

Chi è Casale, dunque. Immobiliarista, massone dichiarato, imputato a Roma per appropriazione indebita insieme a Giovanni Consorte (ex Unipol), il finanziere emiliano nasce sotto l’ala dell’ex Pci e da quelle parti prospera: è stato Casale, per dire, a portare in Italia le sale bingo inaugurando un business in cui si affaccerà poi anche Roberto De Santis, stretto collaboratore di Massimo D’Alema. Le sue amicizie, però, sono trasversali alla politica: il nome di Casale appare nell’inchiesta sugli appalti di Perugia, in una telefonata tra Denis Verdini (Pdl) e Riccardo Fusi a proposito di un’acquisizione immobiliare.

Ma a differenza di Barton, che a Bari si faceva rappresentare da un ristoratore di Biella, Casale i soldi ce li ha davvero. Le idee, come ha dimostrato parlando di calcio, pure. E anche gli interessi e i soci in zona. Trovato il movente, quello degli investimenti immobiliari, il pallone è dunque l’opportunità che manca.

I soci baresi di Casale sono i fratelli Emanuele e Davide Degennaro, figli del compianto senatore Giuseppe, patron di quella Barialto che si avvia verso un fallimento da 170 milioni di euro. Gli interessi dei fratelli Degennaro e di Casale convergono in una società, la Fire (Financial Investment Real Estate), che a marzo ha fatto parlare tutta la comunità finanziaria italiana, quando ha comunicato alla Consob di essere salita oltre il 2% in Aedes, una delle prime cinque immobiliari italiane. Uno scherzetto da oltre 150 milioni di euro.

Ora, la Fire dichiara sul proprio sito di essere nata dal «connubio tra due forze sane e liquide che possono intervenire in soccorso delle grandi istituzioni finanziarie alle prese di sofferenze immobiliari complesse ed articolate». Quelle due forze in realtà sono tre. La Eurologistica dei Degennaro, la Operae (l’immobiliare di Casale che fattura 900 milioni l’anno) e la Immofinanziaria, società già saltata fuori a Bari negli scorsi giorni: è quella che vorrebbe vendere al Comune, per 18 milioni di euro, il palazzo ex Finsiel di Poggiofranco. Ma gli interessi baresi di Casale, e dei suoi soci, non finiscono qui.

Nella pancia di Fire, che dichiara 470 milioni di patrimonio immobiliare, ci sono infatti una torre del Baricentro (la torre C, che dovrebbe essere trasformata nella foresteria dell’università Lum dei Degennaro), due ettari di terreno edificabile sempre in zona Baricentro, e - ancora - 7,5 ettari di suoli tra Modugno e Bitonto destinati a ospitare un polo della logistica. Dentro Immofinanziaria, invece, ci sono due palazzi in via Don Guanella, quello offerto al Comune e l’altro lì vicino in cui prima c’era la Telecom.

La stessa idea lanciata sul calcio a Bari, Casale l’aveva tirata fuori qualche mese fa a Bologna. E non è una coincidenza. Anche lì, come a Bari, c’è un progetto di ristrutturazione dello stadio finora non andato in porto. Ma a Bari la situazione è, se possibile, ancora più interessante per chi investe nel mattone, visto che intorno allo stadio c’è da costruire una cittadella dello sport. «Ma noi - si affretta a precisare Elio Sannicandro, assessore allo sport - questo Casale non lo abbiamo mai sentito. È interessato alla riqualificazione del San Nicola? Benissimo, aspettiamo il suo progetto quando faremo la gara d’appalto».

Quali sono, dunque, i programmi di Casale e dei Degennaro? Che l’obiettivo di Fire potesse essere una scalata a Pirelli Re, come diceva la Reuters qualche settimana fa, lo ha smentito direttamente Marco Tronchetti Provera: «Non ci sono trattative in corso», ha detto Tronchetti a Radiocor. E allora? Alla «Gazzetta» risultano contatti tra Fire e Italfondiario, il principale creditore di Barialto, per rilevare parte dei crediti attraverso la cessione di due immobili: l’operazione si è arenata in quanto Italfondiario (che è una società di cartolarizzazione) per statuto può accettare soltanto denaro liquido.

Ma il salvataggio di Barialto, per quanto importante, rischia di apparire una quisquilia in confronto alla principale operazione portata avanti da Fire. L’immobiliare di Casale e dei Degennaro risulta infatti proprietaria del 46% di Defensecurity, filiale italiana del contractor americano che ha lavorato in Iraq per conto della Cia. In apparenza, sono guardie giurate. In realtà, si tratta di intelligence, investigazioni, sorveglianza elettronica. Un progetto tutto da chiarire.

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