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Martedì 24 Ottobre 2017 | 06:01

Perinetti si scioglie «Ringrazio Bari»

Molto uomo e poco «re» nel suo ultimo giorno al «San Nicola». Il ds saluta e se ne va. Con qualche lacrima che gli gonfia quegli occhioni che già all’ingresso in sala stampa sono lucidi come si conviene in un giorno carico di emozione. Una lunga conferenza stampa, più di un’ora di fronte al fuoco incrociato dei giornalisti inutilmente a caccia del motivo del divorzio. Perinetti tiene botta senza «confessarsi»
• Koman: «Il futuro? A Bari sono stato bene»
Perinetti si scioglie «Ringrazio Bari»
di ANTONELLO RAIMONDO

BARI - Molto uomo e poco «re» nel suo ultimo giorno al «San Nicola». Giorgione Perinetti saluta e se ne va. Con qualche lacrima che gli gonfia quegli occhioni che già all’ingresso in sala stampa sono lucidi come si conviene in un giorno carico di emozione.

Una lunga conferenza stampa, più di un’ora di fronte al fuoco incrociato dei giornalisti inutilmente a caccia del motivo del divorzio. Perinetti tiene botta senza mai dare l’impressione di essere vicino alla... «confessione». Solo l’emozione riesce a scalfire l’abituale scioltezza di linguaggio. In un paio di momenti il diesse romano si blocca. Soprattutto quando gli tocca raccontare del suo straordinario rapporto con la città di Bari.

Si è già oltre l’una quando «re Giorgio», così come continuano a chiamarlo in segno di rispetto i tifosi biancorossi, saluta tifosi e giornalisti e sale, per l’ultima volta, le scale che conducono agli uffici e si infila nella stanza del segretario Doronzo. Non c’è traccia di polemiche nel suo passo d’addio. Non una parola contro la proprietà, non un cenno di insofferenza. È il suo stile, raccontano quelli molto vicini a Perinetti. Sceglie un profilo basso perché, comunque, Bari e il Bari gli hanno dato tantissimo. Sotto tutti i punti di vista.

«Credo sia giusto cominciare con i ringraziamenti - dice l’esperto direttore sportivo che ripartirà da Siena insieme ad Antonio Conte che avrebbe già un accordo col club toscano - e dunque non posso esimermi dal ricordare che la famiglia Matarrese mi ha dato la possibilità di lavorare in piena autonomia, cosa abbastanza rara nel mondo del calcio. Esattamente come è giusto che io tenga sempre bene a mente quello che la società ha fatto per me in un momento di difficoltà sul piano personale».

«Ci sono, poi, gli allenatori - aggiunge Perinetti - ai quali va il mio grazie. Materazzi è stato il primo e ricordo il suo gesto di grande responsabilità in un momento in cui serviva una svolta. Poi è arrivato Conte, uno sul quale nessuno avrebbe scommesso. Antonio ha fatto un grande lavoro, vincendo un campionato in maniera autoritaria. L’ultimo, Ventura. Anche attorno al suo nome c’era molto scetticismo. Io, invece, l’ho scelto con molta convinzione e sono contento che i fatti mi abbiano dato ragione. Giampiero è un patrimonio importante al quale il Bari potrà ancora attingere».

«Poi ci sono i tifosi, che mi hanno commosso con il loro affetto - dice con grande decisione Perinetti - hanno avuto un atteggiamento fantastico anche quando si è trattato di metabolizzare quattro sconfitte di fila. I tifosi devono fare i tifosi e quelli del Bari l’hanno fatto alla grande seguendoci nei momenti felici e rinunciando a destabilizzare l’ambiente quando le cose non andavano per il verso giusto. E che dire della città, della gente comune, quella che incontri a ogni angolo di strada? Ho conosciuto un popolo passionale e ospitale. È questo il punto più complicato del mio addio al Bari. Per me, credetemi, rinunciare a tutto questo è durissima. Porterò con me un bagaglio incredibile».

Il discorso scivola sui motivi alla base del divorzio. «Non ho litigato con nessuno, ci sono solo delle divergenze sul modo di fare calcio - spiega il nuovo uomo mercato del Siena - ma non è detto che il mio sia per forza il migliore. Magari un giorno mi pentirò di questa scelta ma nella mia carriera ho sempre fatto un certo tipo di valutazioni. Vado a lavorare in B esattamente mi capitò tre anni fa quando ho lasciato Siena per sposare il progetto Bari. Sono tanti i parametri di valutazione, ho fatto le mie riflessioni e ho deciso che era giusto andare via. A prescindere dalla proposta del Siena. Sarei comunque rimasto fermo».

«Forse mi ha fregato il fortissimo legame creato con la città - aggiunge Perinetti - e il timore di non essere in grado di mantenere questo feeling. Questo, però, non vuol dire che il Bari starà con le mani in mano. Penso di aver fatto un buon lavoro ma si può andare avanti anche senza di me. Non ci sto, però, quando sento dire che avrei chiesto la luna. Non è la verità. Ho sempre, al limite, auspicato la chiarezza su quello che è possibile fare e su ciò che non si può. Il calcio non è solo investimenti. Credo, però, che proprio quando manca la possibilità di mettere mani al portafogli sia necessario investire su altro. E penso alla rete di osservatori».

Qualcuno chiede a Perinetti del futuro di Almiron e Barreto. «Non sempre è possibile chiudere gli affari a maggio - dice - però la strada è tracciata, il Bari ha le sue chances. La Juve, per esempio, sta cambiando management. Occorre attendere. Con l’Udinese, invece, c’è l’accordo per lasciare a Bari sia Vitor che Salvatore Masiello. Ora si tratta di concordare le cifre. Il mio errore più grande? Ne ho fatti, ci mancherebbe. Magari qualche calciatore pagato tanto, qualche ingaggio troppo esoso. O, forse, il mercato di gennaio. Ma non Langella. Era il prezzo da pagare per avere Barreto. Penso ne sia valsa la pena. Anche perché, poi, col ragazzo aveva parlato anche Ventura. Penso al Bari di domani e sono ottimista».

Il domani? La palla passa a Vincenzo Matarrese. Che, ieri, ha salutato Perinetti. «Spero tu possa farti onore anche a Siena», il commiato del presidente al quale i tifosi continuano a chiedere di uscire allo scoperto. Magari per raccontare che Bari ha in testa.

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