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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 13:49

Il Foggia si sfalda e finisce ai playout

Doveva essere una festa. Si è trasformata in un incubo. L’imponderabilità del calcio, avrebbe sentenziato Caramanno, l’allenatore filosofo dei poveri ma veri. Già, perché il Foggia «frana» sul più bello, sprofonda quando era lì ad un passo dalla salvezza. Bastava una vittoria per tirarsi fuori dalle sabbie mobili dei playout di Prima Divisione di calcio, al gong del 90' sarebbe stato sufficiente addirittura un pareggio
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Il Foggia si sfalda e finisce ai playout
FOGGIA-SPAL0-3

FOGGIAMilan 5; Carbone 5, Di Dio 5, Burzigotti 5, Micco 5; Agnelli 5.5; Desideri 5 (dal 15 st Morini 5), Velardi 58, Mancino 5 (dal 1 sy Trezzi 5), Millesi 5 (dal 31 st Carraccio 5); ceccarelli 5. In panchina: Bindi, Torta, Sgambato, Colomba. All: Ugolotti 5.
Spal:Capecchi 6; Ghetti 6, Cabeccia 6, Zamboni 6, Lorenzi 6; Schiavon 6, Quintavalla 6, Migliorini 6, Rossi 6 (dal 55 st Smit sv), Melone 6 (dal 45 st Preduzzi sv), Cipriani 6 (dal 29 st Bedin 6). In panchina: Righetti, Bortel, Marongiu, Bazzani. All: Notaristefano 6.
ARBITRO: Zanichelli di Genova
RETi:Nel pt al 46 Meloni; nel st al 29 Cipriani su rig. al 33 Migliorini.
NoteAngoli 5-3 per il Foggia. Gara sospesa due volte per complessivi undici minuti a causa del lancio di strisce di carta. Ammoniti: Ceccarelli, Millesi, Lorenzi e Di Dio. Spettatori 3433 per un incasso di 27428

di Filippo Santigliano

FOGGIA - Doveva essere una festa. Si è trasformata in un incubo. L’imponderabilità del calcio, avrebbe sentenziato Pino Caramanno, l’allenatore filosofo dei poveri ma veri. Già, perché il Foggia «frana» sul più bello, sprofonda quando era lì ad un passo dalla salvezza. Bastava una vittoria per tirarsi fuori dalle sabbie mobili dei playout, al gong del 90° sarebbe stato sufficiente addirittura un pareggio alla luce del risultato di Andria-Ravenna. Dopo una rincorsa miracolosa il Foggia si ferma all’apparizione della salvezza. L’obiettivo svanisce, si vaporizza in un pomeriggio che sarà difficile da dimenticare. Come dire, ti assegnano il calcio di rigore e dall’altra parte non c’è il portiere, ma con cinica precisione il penalty viene tirato fuori. Novanta minuti che distruggono un percorso da «primi della classe», due punti a partita nella gestione Ugolotti. Ieri ne sarebbe servito solo uno per andare in vacanza con largo anticipo. Invece ci sarà la terribile roulette dei playout (ai rossoneri toccherà battersi con il Pescina). L’unico vantaggio per il Foggia, almeno teorico, è di avere una migliore classifica finale, il che significa che ai rossoneri basterebbero anche due pareggi. Ma i «play» sono brutta storia per il Foggia e la prestazione di ieri non incoraggia molto.

Sufficiente, forse già preso da una festa annunciata troppo presto, senza idee e smisurato in campo, il Foggia ha fornito ieri il peggior volto della gestione Ugolotti. Si era perso anche in altre circostanze, sempre in casa, con Ternana e Cosenza, ma per clamorosi errori dei «singoli» non per una coralità di insufficienze.

Gioca la squadra sulla carta migliore, con l’unica variante di Velardi preferito a Colomba a centrocampo. Per il resto è il Foggia che ha fatto scintille in quest’ultimo scorcio di campionato, la stessa squadra che, per intenderci, nelle precedenti sette giornate ha battuto Reggiana, Rimini e Pescara (le tre squadre che andranno a fare i playoff con il Verona) e pareggiato a Portogruaro (la squadra che è stata promossa in B). Ma è giornata storta e si capisce dal «piccolo trotto» che assume la gara. La Spal, che si salverebbe anche con una sconfitta purché di misura, si limita a gestire la partita. Poi non può dire no ai regali offerti su vassoi d’argento dimostrando alla fine che non ci sono trucchi. Il Foggia perde anche perché non tira in porta: qualche tiro dalla distanza nel primo tempo, ma nulla di più a parte una conclusione di Ceccarelli parata in uscita da Capecchi. Così alla Spal è sufficiente tirare verso lo specchio per rendersi pericolosa. Nell’azione del gol, subìto a qualche secondo dalla fine del primo tempo, ci si mette anche Milan, incerto nella parata su tiro di Rossi: Melone è lesto e bravo ad eludere la difesa.

È un gol psicologicamente pesante per un Foggia che rientra in campo determinato e allo stesso tempo stordito. Esce Mancino per Trezzi, cambia poco. E non si gioca, perché la gara viene sospesa due volte per lancio di festoni di carta. Ugolotti gioca la carta Morini per Desideri. E a Morini capita la palla gol più limpida: Capecchi non trattiene su conclusione di Velardi, la sfera rotola davanti alla porta vuota senza che nessuno riesca a metterla in rete. Poteva essere il pari. Il suicidio invece è completato da gesti tecnici alle soglie della frustazione: Carboni stende in area Cabeccia e Zanichelli non può non dare il rigore che Cipriani trasforma. Il 2-0 mette ko il Foggia e Migliorini, dopo pochi minuti, triplica dopo una veloce ripartenza. Più che l’imponderabilità del calcio questa volta è la sua applicazione didascalica.

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