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Lecce, conto alla roverscia per il ritorno nella serie A

Ancora una settimana di attesa, anche se ormai la possibilità che la squadra di De Canio non centri l’obiettivo è solo un’ipotesi matematica, ma non un’eventualità concreta. Al più, sarebbe possibile il rinvio di un’altra giornata qualora venerdì sera (al Via del Mare, ore 20,45) dovesse perdere col Cesena. Allo stadio ci sarà quindi un cospicuo incremento di presenze, ma probabilmente non il pienone
Lecce, conto alla roverscia per il ritorno nella serie A
di Massimo Barbano

LECCE - Ancora una settimana di attesa, anche se ormai la possibilità che il Lecce non centri l’obiettivo della serie A è solo un’ipotesi matematica, ma non un’eventualità concreta. Al più, sarebbe possibile il rinvio di un’altra giornata qualora venerdì sera la squadra di De Canio dovesse perdere in casa col Cesena.

Lecce a caccia di record - Messa la serie A in cassaforte, l’obiettivo si sposta sui primati collaterali che il Lecce sta conseguendo in questo campionato. Primo fra tutti il podio della capolista, una posizione mai conseguita nelle precedenti sette promozioni nelle quali il Lecce ha centrato al massimo un secondo posto (con Fascetti nel 1984-85 e con Mazzone nel 1987-88), un terzo posto nel 1996-97 con Ventura, nel 1998-99 con Sonetti e nel 2002-03 con Delio Rossi e infine il terzo posto di due anni fa con Papadopulo attraverso i playoff.

La prima posizione è anche frutto di altri numeri da primato che il Lecce vuole mantenere, o se possibile incrementare in questo finale di campionato: il maggior numero di vittorie (20) insidiato al momento dal Brescia (19) e, teoricamente, visto che mancano tre partite, da Cesena, Torino e Crotone (17); il migliore attacco del torneo con 65 reti all’attivo (1,7 a partita), seguito dal Grosseto (62; 1,6 a partita) e dall’Empoli (61; 1,6 a partita); la squadra meno battuta (solo 6 sconfitte; si avvicinano solo Cesena e Grosseto con 8).

Significativi anche alcuni numeri di carattere tattico. Il Lecce è al terzo posto, ma gomito a gomito con le prime due nella media dei tiri indirizzati nello specchio della porta. La squadra di De Canio ne ha fatti in media 5,2 a partita. Di leggerissima misura hanno fatto meglio l’Ancona (5,4) e il sorprendente Crotone (5,3). Per rendere un’idea, il Cesena, prossimo avversario dei giallorossi che si giocherà la promozione diretta venerdì sera allo stadio di Via del Mare, ha una media di 3,7. Altro parametro indicativo è quello della pericolosità, intesa come capacità di creare situazione favorevoli nell’area di rigore avversaria. In questa graduatioria il Lecce è saldamente al comando risultando quindi la squadra capace di essere maggiormente incisiva degli altri con un indice del 49,7%. Dietro c’è il Brescia, non a caso secondo in classifica con il 49,3% e a seguire, l’Ancona (49,1%) e distanziato di unpunto percentuale l’Empoli (48,1%).

Conto alla rovescia - Dalla società di via dei Templari proseguono i commenti improntati alla cautela. Non si vuole vendere la pelle prima di aver preso l’orso e, considerato che il Cesena sarà un cliente difficile e anche motivato, nessuna organizzazione sui festeggiamenti che, probabilmente, saranno spontanei. Qualcosa nei prossimi giorni si farà quanto a misure promozionali per portare più gente allo stadio, ma, in questo caso, non ce ne sarà molto bisogno. Se pure il pubblico leccese è abbastanza tipiedino, sicuramente non mancherà di esserci nella giornata della gloria. Si conta quindi di ripetere le 32mila presenze della finale playoff con l’Albinoleffe di due anni fa, ma l’impresa è obiettivamente difficile, anche per la tempistica della partita (si giocherà di venerdì sera) I dati di quest’anno poi, con un afflusso medio di poco più di 2500 paganti (in totale, compresi gli abbonati una media di 5000 spettatori a partita) non è molto incoraggiante. Gli unici picchi si sono verificati con il Torino, quando sono stati superati di poco i 10mila spettatori complessivi, e nel derby di ritorno col Gallipoli (poco più di 9mila). Ci sarà quindi un cospicuo incremento ma probabilmente non il pienone.

Il caso-Corvia - Abbastanza anomala la procedura usata dall’arbitro Paolo Valeri per l’espulsione di Corvia. Il direttore di gara ha dapprima estratto il cartellino giallo per ammonire l’attaccante leccese per un fallo di gioco su Romeo. Qualche istante dopo ha cambiato idea ed ha estratto il rosso. Non si è trattato di una successiva sanzione per proteste, anche perché Corvia non ha detto nulla, ma probabilmente l’arbitro, forse richiamato anche via auricolare dal suo assistente, si è reso conto che la gravità del fallo era superiore a quella che aveva percepito inizialmente. Il giocatore dell’Ascoli, infatti, perdeva sangue per la gomitata ricevuta sul volto. Insomma, un cambio di rotta che, peraltro, il regolamento non consente. Molto probabilmente, però, l’arbitro uscirà dall’incresciosa situazione con un escamotage. E cioè scriverà nel rapporto di aver sbagliato cartellino estraendo erroneamente il giallo, così dimostrando che le reale intenzione era quella di espellere il giocatore.

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