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Sabato 21 Ottobre 2017 | 21:34

Perinetti: «Chiedevo soltanto chiarezza»

Il direttore sportivo ha rescisso il contratto con il Bari (serie A di calcio): «Non avevo chiesto grandi investimenti ma solo chiarezza sui programmi e maggiore organizzazione. Ho avuto la sensazione di non poter portare avanti il discorso a modo mio e allora ho preferito rinunciare per coerenza. Non ho litigato. Ripartirò dalla B, da Siena, dove ho ricevuto una proposta intrigante»
• Stop di un turno per Belmonte e Kroldrup
Perinetti: «Chiedevo soltanto chiarezza»
di G. Flavio Campanella

BARI - Perinetti ha lasciato a modo suo, per aver avuto la sensazione «di non poter portare avanti il progetto a modo mio». Il gioco di parole non svela però il gioco delle parti, quei particolari che la piazza ha chiesto quando le incrinature sono diventate evidenti perché pubbliche. Il ds ripartirà da Siena dove «ho ricevuto una proposta intrigante» e i tifosi baresi si chiedono come possa essere più affascinante la prospettiva in un club appena retrocesso nella serie B di calcio. Probabilmente sta nei soldi a disposizione per il mercato dei toscani, il cui obiettivo è un immediato ritorno in serie A.

Il direttore sportivo dice di non aver litigato con nessuno (e in effetti il rapporto col Bari si è sciolto consensualmente), solo «di aver preferito rinunciare per coerenza», quasi che la presenza potesse diventare addirittura ingombrante. «Non avevo chiesto grandi investimenti, ma solo chiarezza e maggiore organizzazione». A proposito della prima, sarebbe stato forse il caso di spiegare, con altrettanta chiarezza, quali fossero i lati oscuri. In quanto all'organizzazione, la sensazione è in effetti che il club sia ancora legato a una gestione più familiare che manageriale. È abbastanza verosimile, però, che siano stati i quattrini messi a disposizione dal Monte dei Paschi a fare la differenza.

Bari, dunque, perde l'artefice di una rinascita insperata, il dirigente capace di approcciare costruendo la squadra dominatrice dello scorso campionato di serie B. Ora che la realtà ha superato la fantasia, l'ulteriore quesito dei sostenitori biancorossi riguarda proprio quali fossero gli elementi che causarono gli attriti tra Perinetti e Conte (il tecnico della promozione) nei mesi precedenti l'addio dell'allenatore salentino. Proprio il ds ha affermato che in un incontro recente Conte ha ammesso di aver sbagliato, di aver fatto degli errori. Non è dato sapere quali, però.

Resta nulla (nemmeno le spiegazioni) del progetto cominciato due stagioni fa. Gli uomini chiave sono andati via. Rimangono una proprietà longeva («gli allenatori e i dirigenti passano, i baresi devono sperare che i Matarrese non lascino la società», ha detto con orgoglio don Vincenzo, al timone da trent'anni) e il tecnico Ventura, capace di far dimenticare Conte con un campionato di serie A strepitoso, al di là di ogni aspettativa e previsione, capitanando un gruppo di giocatori valorizzati a tal punto da arrivare alla ribalta nazionale (vedi Bonucci in procinto di andare al Mondiale in Sudafrica).

La sensazione di dover ricominciare però c'è. Nel momento in cui c'è da aggredire il mercato, manca la professionalità di un direttore sportivo esperto. Matarrese di sicuro conta di sostituirlo al meglio. Come accaduto nell'area tecnica con Ventura. C'è da verificare, però, se sarà così semplice andare a trattare per acquisire le comproprietà di Almiron e di Barreto, per far restare a Bari S. Masiello, Belmonte e Meggiorini. Se si riuscirà a rinforzare davvero la rosa, in vista di un torneo (il prossimo) sicuramente più complicato. Del resto, se Perinetti chiama in causa chiarezza e organizzazione, è inevitabile che sorgano i dubbi.

La città ha visto di tutto (vogliamo parlare delle trattative per la vendita del club?) e forse non ha saputo mai del tutto ciò che è accaduto in questi anni. Matarrese dice appunto che ci si deve augurare che resti in sella la famiglia. Bari si augura di più: che decida di cavalcare e correre. Visto che, a quanto sembra, acquirenti seri per un cambio di proprietà non ce ne sono. A Bari basterebbe sapere cosa c'è in palio nei prossimi anni. A Siena di sicuro lo sanno già.

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