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Martedì 17 Ottobre 2017 | 06:14

Il progetto d Casale «I tifosi azionisti»

Sul futuro del Bari calcio potrebbe profilarsi un'operazione immobiliare (sui suoli attorno allo stadio San Nicola). «C'è l'idea di una proprietà condivisa alla quale devono partecipare, il Comune, la proprietà della squadra, i tifosi e gli imprenditori. Con un quota di 2000 euro, i tifosi potranno garantirsi un posto fisso allo stadio per 30 anni e diventare azionisti di un complesso di strutture immobiliari»
Il progetto d Casale «I tifosi azionisti»
di FABRIZIO NITTI 

BARI - Tifoseria in ebollizione. E questa volta l’agitazione non è dovuta al traumatico addio di Perinetti. O alla trasferta di Udine di questo pomeriggio, ultima trasferta e penultima fatica di campionato. Fra la tifoseria, comunque avvelenata per il divorzio con il direttore sportivo romano, tiene banco la vicenda legata all’immobiliarista emiliano Vittorio Casale, «patron» della «Operae», in passato molto vicino a Giovanni Consorte, ex amministratore delegato della Unipol, nei giorni accostato alla trattativa per la scalata di Pirelli Real Estate. 

Casale è interessato a spostare nuovamente i suoi interessi a Bari, terra nella quale ha già messo radici vantando amicizie e affari con De Gennaro. Il calcio e la società barese, ci entrano di riflesso in quello che sarebbe un progetto di più ampia portata e molto ambizioso. Già presentato a Bologna nei mesi scorsi, ma che ha dovuto fare i conti con delle difficoltà oggettive, tipo la «caduta» del sindaco del capoluogo emiliano. 

L’idea sarebbe quella di costituire una sorta di fondo comune nel quale far convergere più entità, più o meno sulla scia del Barcellona: «Oggi come oggi - spiega al telefono Vittorio Casale - nessuno acquisterebbe mai una società di calcio se non ci fossero delle attività collaterali nelle quali investire, con le quali produrre. La mia intenzione è quella di costituire una sorta di “fondo comune” nel quale far convergere più soggetti: la famiglia Matarrese quale proprietaria del Bari calcio; il Comune di Bari in quanto proprietario dello stadio San Nicola; il nostro gruppo composto da investitori soprattutto internazionali; i tifosi che, appunto, più o meno come accade al Barcellona, diventano azionisti della società, con un minimo investimento: 2000 euro, pagabili con rate mensili da 100 euro, per garantirsi un posto fisso allo stadio per 30 anni e diventare azionisti di un complesso di strutture immobiliari nell’area del San Nicola, con un rendimento annuo di 400 euro. Diciamo che la quota riservata all’azionariato popolare, sarebbe quantificabile intorno ad un 20-25 %. Secondo i nostri studi, Bari è fra le città che ha un maggior feeling col calcio».

È chiaro che il progetto non è legato solo al calcio, ma anche e soprattutto alla possibilità di far «vivere» meglio tuta la zona attorno al San Nicola. L’idea dell’imprenditore parmigiano, in fondo, è affascinante. Casale ha avuto un contatto con il ramo dei Matarrese che fa capo a Michele, il capostipite della famiglia. Una sorta di piano industriale che potrebbe essere presentato anche all’amministra - zione comunale barese nelle prossime settimane. 

«Ho incontrato l’ingegnere Salvatore Matarrese a Roma e a lui ho avanzato una ipotesi di lavoro che a noi sembra interessante. Devo anche dirvi una cosa, fare subito un paragone con i Menarini, la famiglia proprietaria del Bologna: fra i Matarrese e i Menarini non c’è dubbio che i fuoriclasse sono i primi, due mondi completamenti diversi. L’ingegnere ha capito immediatamente la portata della questione, mi è piaciuta la sua spinta imprenditoriale, mi è parso molto fattivo. Bisogna saper guardare oltre, non solo ad un metro. Conto di tornare a Bari nel giro di un mese, di parlare nuovamente con i Matarrrese. Vogliamo rifinire per bene i confini dell’operazio - ne per poi presentarla nel migliore dei modi, sia all’ammini - strazione comunale della città, che ai nostri investitori internazionali, dove raccogliamo la maggior parte del denaro. Sappiamo bene che Bari è scottata da precedenti trattative, ma è pur vero che a volte si affacciano veri e propri avventurieri».

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