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Sabato 21 Ottobre 2017 | 10:43

Bari, devi rialzarti  non è tempo di alibi

Sul fatto che a Bari, in questo momento, si respiri un clima di grande confusione non c’è più alcun dubbio. Un vero peccato. Perché questo era un campionato che andava chiuso in un’atmosfera diversa visto l’entusiasmante girone di andata. Invece è andata diversamente. S’è persa la magìa. L’ansia del futuro s’è divorato il presente. Dopo la vittoria sulla Samp si parlava di sogno europeo. Poi s’è staccata la spina, senza un perché. E i tifosi non gradiscono
Bari, devi rialzarti  non è tempo di alibi
di ANTONELLO RAIMONDO

BARI - Sul fatto che a Bari, in questo momento, si respiri un clima di grande confusione non c’è più alcun dubbio. Un vero peccato. Perché questo era un campionato che andava chiuso in un’atmosfera diversa visto l’entusiasmante girone di andata. Invece è andata diversamente. S’è persa la magìa. L’ansia del futuro s’è divorato il presente. I ripetuti messaggi di Perinetti, sempre più lontano dai Matarrese sul piano delle strategie, hanno sollevato un gran polverone. Con i tifosi confusi, quasi timorosi di poter rivivere il doloroso distacco da Antonio Conte. 

Difficile stabilire se sia stato un caso o meno (probabilmente sì) ma sta di fatto che, contestualmente a queste fibrillazioni, la squadra ha cominciato a perdere colpi. Un calo fisiologico, nulla di trascendentale. Insomma, nessuno pensava si potesse continuare al ritmo tenuto fino alla fine del girone di andata. Quello che, però, ha fatto svanire quel filone di magìa, e ribadiamo magìa, attorno al Bari è stato l’atteggiamento della squadra in qualche partita ritenuta chiave. 

Diciamo che da Livorno in poi i conti non sono più tornati. Con l’apice della prestazione di Siena, semplicemente sconcertante. Ieri pomeriggio Ventura è tornato ad allargare i gomiti di fronte agli spifferi che stanno accompagnando il Bari in questo tortuoso finale. «Quando una squadra per raggiungere l’obiettivo dà il 130%, poi si vorrebbe sempre che fosse data la stessa percentuale - ha spiegato il tecnico genovese - ed invece si deve capire che quando l’obiettivo si raggiunge è naturale che quella percentuale un po’ si abbassa. Guardiamo anche le prestazioni di altre squadre che hanno perso in casa o che da numerose giornate non vincono. Chi non capisce questo, non vuol capire o non ha mai giocato a calcio». 

Sulle parole di Ventura ci sarebbe da discutere visto che fu lui stesso, non molto tempo fa, a spiegare come la questione degli stimoli, soprattutto in partite come quella contro la Juve, non poteva e non doveva rappresentare un problema. Qui non stiamo parlando di una squadra che centra la promozione in serie A o una soffertissima salvezza a due giornate dalla fine e negli ultimi 180’ cede sul piano nervoso. Questo avrebbe una sua logica. Stiamo parlando di un Bari con la salvezza in tasca dalla notte della vittoria contro la Samp. E in quelle ore, il ricordo è nitidissimo, si parlava di nuovi traguardi e di sogni europei. Invece, all’indomani di quella partita la spina dell’adrenalina si è staccata. Senza un perché. Ci sarà un motivo se la maggioranza dei tifosi ha preso le distanze dal finale di campionato del Bari. Esattamente come Ventura prese le distanze dal secondo tempo di Siena, praticamente non giocato. L’allenatore non dice una cosa vera quando sostiene che «qualcuno pretendeva che dominassimo la Juve». Nessuno lo ha mai nemmeno minimamente pensato. 

La questione è un’altra. I mille tifosi che hanno seguito la squadra a Torino e che si sono visti scoppiare un petardo a pochi centimetri, avrebbero accettato anche una sconfitta con tre gol di scarto. Ma a patto di vedere il Bari giocare con il coltello tra i denti. Oppure lanciarsi scriteriatamente all’attacco, litigare con un avversario, rimediare qualche cartellino. Giocando male, perché no? Nulla di tutto questo, purtroppo. A Siena come a Torino. L’impressione è che la squadra scenda in campo rassegnata a tutto. E, quel che è più grave, senza colpo ferire. Questo non piace ai tifosi. E non altro. Occhio, però. Che non diventi una colpa, sarebbe il colmo. La realtà è che la città non ha mollato. La squadra, numeri alla mano, sì. E non è una cosa bella. Anche se a dirlo dovesse essere qualcuno che non capisce o non ha mai giocato a calcio.

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