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Il Bari non c'è più la Juve passeggia

Cronaca della partita
Nella trentacinquesima giornata della serie A di calcio, i biancorossi subiscono la quarta sconfitta consecutiva. Nel primo tempo l'occasione migliore è per Koman. Nella ripresa entrano Candreva e Iaquinta e la gara cambia. Decidono proprio Iaquinta (53' e 87') e Del Piero su rigore (69'). Contatto sfiorato tra tifosi durante la partita
• I risultati: vincono Lazio e Bologna
• La classifica: Bari sempre a quota 43
• I cannonieri: biancorossi a secco
• Il prossimo turno: Bari-Genoa
Il Bari non c'è più la Juve passeggia
JUVENTUS-BARI 3-0 (0-0 nel primo tempo)

JUVENTUS (4-3-1-2): Buffon 7, Zebina 5.5, Cannavaro 6.5, Chiellini 7, De Ceglie 5, Camoranesi 6 (1' st Candreva 6), Poulsen 6, Marchisio 6.5 (30' st Salihamidzic 6), Diego 5.5, Amauri 5 (1' st Iaquinta 7), Del Piero 6. (13 Manninger, 6 Grosso, 33 Legrottaglie, 39 Marrone). All.: Zaccheroni 5.5.
BARI (4-4-2): Gillet 6.5, Belmonte 6, Bonucci 6.5, Stellini 5, S. Masiello 5, Alvarez 6 (25' st Gosztonyi 5) Almiron 6, Donati 5, Koman 6 (18' st Rivas 6), Castillo 5 (10' st Meggiorini 5), Barreto 5. (25 Padelli, 3 Diamoutene, 21 Parisi, 9 De Vezze). All.: Ventura 6.
Arbitro: Gervasoni 7
Reti: 8' st Iaquinta, 24' st Del Piero su rigore, 42' st Iaquinta.
Angoli: 8-4 per la Juventus
Recupero: 0 e 0
Ammoniti: Almiron, Meggiorini, Gillet per gioco falloso; Camoranesi per proteste.
Spettatori: 24.147, incasso 505945.

di ANTONELLO RAIMONDO

TORINO - E sono quattro. Le sconfitte consecutive, s’intende. Perché i gol della Juve sono tre, certo non una consolazione per un Bari ormai senz’anima. Si rialza, la Signora. Ma ci sarebbe da capire quanto i bianconeri siano agevolati dall’atteggiamento di un avversario quasi smarrito, incapace di essere se stesso sul punteggio in equilibrio e nemmeno di abbozzare lo straccio di una reazione. L’impressione è che avessero proprio ragione i calciatori del Bari quando, con un comunicato stampa, hanno fatto sapere al mondo intero che nello spogliatoio la parola nervosismo è bandita. Un comunicato, forse, superfluo alla luce di quello che si è visto a Torino. Sarebbe bastato giocare questa partita e tutti, ma proprio tutti, avrebbero capito che il Bari è tutto tranne che incazzato. Per questo, non per altro, Ventura aveva sospeso l’allenamento che tante polemiche ha poi suscitato.

Non è la sconfitta in sè a stuzzicare approfondimenti. Piuttosto, la prestazione. E la preoccupante involuzione sul piano dell’intensità. Il Bari si è costruito una verginità sfruttando lavoro e applicazione, «fame» e umiltà. Ecco, oggi c’è una squadra quasi imborghesita oltre che stanca e, forse, anche appagata. Come dimostra la ripresa dell’Olimpico. Imbarazzante, a tratti indisponente.

La Juve, si dirà. La Juve è sempre la Juve. E invece l’alibi regge fino a un certo punto. Perché, fatti alla mano, parliamo di un avversario abbordabilissimo. Vulnerabile sia sotto l’aspetto tattico che su quello atletico. Una squadra scollata, isterica, finanche abbandonata dai propri tifosi. Quest’anno la Signora non ha brillato mai. Sofferto, invece, praticamente tutte le settimane. Anche contro le ultime della classe. Come quando si è fatta rimontare in casa tre gol dal Siena, mica dal Real Madrid.

La prima parte di gara è quella in cui il Bari mostra il lato migliore. Ma, stesso tempo, è proprio questo lo spicchio di partita in cui capisci che la squadra sbarazzina di qualche tempo fa non c’è più. Se la Juve soffre pochissimo in difesa beh... certo non sarà perché, quasi d’incanto, Zaccheroni è riuscito a trovare l’alchimia giusta sul piano tattico. L’occasione monumentale che Koman (41’) spara sulle manone di Buffon è la dimostrazione della penetrabilità juventina. E degli imbarazzi baresi.

Eppure sul piano tattico la partita c’è e ha una sua logica. Con la Juve che si impossessa del campo ma che quasi mai trova i tempi di gioco. Gli attacchi bianconeri sono monocorde, porta palla Camoranesi e lo stesso fa Diego. Manca chi attacca la profondità e chi, in mezzo al campo, abbia geometria abbinata a corsa. Brilla Marchisio, per quantità e qualità, ma il ragazzo torinese non studia ancora da regista puro. Un bel tocco di Del Piero, collo esterno a scavalcare Gillet, rimbalza sulla parte superiore della traversa. E’ l’occasione più nitida.

Un primo tempo così, però, non può rappresentare un’ipoteca. Specie con il Bari di questi tempi. E infatti il campo conferma. Dalla tribuna si notano solo maglie a strisce bianche e nere. Come quelle del Siena. Tante le similitudini con quel pomeriggio in terra toscana. Bastano otto minuti per capire che il Bari non c’è più. Dopo un minuto Gillet deve superarsi su Chiellini che spara da due passi. Poi Del Piero colpisce la traversa di testa, con la difesa biancorossa completamente ferma (4’). Ferma anche 4’ più tardi quando a Diego viene regalata un’incredibile libertà. Palla in profondità per Iaquinta (Zaccheroni si affida anche a Candreva), dribbling a uscire su Gillet e gran sinistro all’angolino da posizione quasi impossibile (8’). Ma non è finita. Un gol annullato a Diego (fuorigioco), poi ancora Iaquinta sfonda il muro barese regalando a Diego il pallone del raddoppio. Gillet tenta un’uscita disperata, inevitabile il contatto col brasiliano. Ci pensa Del Piero a chiudere una partita che non c’è più. E quando Iaquinta, ancora lui, ci mette il piattone e fa tris è solo accademia (41’). A calcio il Bari non gioca più da un bel pezzo. Fermo sulle gambe, quasi inebetito. Non è così che si dà forza al progetto. Non è così che si costruisce il futuro. Campionato «macchiato». Restano tre partite per colorarlo ancora. Si può, anzi si deve.

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