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Gallipoli proprio senza pace Barba risponde a D’Odorico

Altro turno di polemiche tra vecchia e nuova società. Dopo le accuse di D’Odorico, Iodice e una discreta fetta della tifoseria (che ormai ha voltato le spalle alle due parti contendenti) - che additano l’ex presidente come una delle principali cause di una stagione andata a rotoli - ecco la risposta di Vincenzo Barba: «Le rancorose parole sono soltanto una goccia d’acqua inquinata nell’oceano cristallino del sottoscritto»
Gallipoli proprio senza pace Barba risponde a D’Odorico
di STEFANO LOPETRONE

GALLIPOLI - Altro turno di battuta nell’infinito ping-pong di polemiche tra vecchia e nuova società. Dopo le accuse di D’Odorico, Iodice e una discreta fetta della tifoseria (che ormai ha voltato le spalle alle due parti contendenti) - che additano l’ex presidente come una delle principali cause di una stagione andata a rotoli - ecco la risposta di Vincenzo Barba. «Le rancorose parole che leggo nei miei confronti riguardo all’eventuale ma non auspicabile fallimento del Gallipoli - ha dichiarato il deputato gallipolino - sono soltanto una goccia d’acqua inquinata nell’oceano cristallino di condivisione e sostegno umano e morale che ha contraddistinto la gestione del sodalizio sportivo da parte del sottoscritto».

Barba, dopo i proclami del 17 maggio, fin dalla scorsa estate aveva fatto un passo indietro. Una volta ceduto il club, i rapporti con i suoi successori non sono stati limpidi, al punto che a fine dicembre ha deciso di denunciare per truffa aggravata D’Odorico, bloccando di fatto la gestione della società (il tribunale a gennaio aveva disposto il sequestro conservativo delle quote societarie e nominato un curatore che controlla tuttora i movimenti del club). Quella azione, per quanto legittima sul piano legale (Barba vanta un credito nei confronti dell’attuale presidente), ha tutti i contorni dell’azione mediatica, visto che il valore nominale delle quote societarie del Gallipoli è di gran lunga inferiore al credito vantato (3,1 milioni di euro). Di fatto da metà gennaio, in coincidenza con il sequestro ed il conseguente crollo di immagine, è cominciata un’agonia che nei prossimi giorni potrebbe terminare con la messa in liquidazione del club o con il fallimento: ipotesi che lascerebbe tutti con un pugno di mosche in mano.

Nonostante tutto, prima delle elezioni regionali l’ex sindaco di Gallipoli sembrava vicino al rientro in società: eventualità poi dissoltasi il martedì successivo allo spoglio, quando è cominciata una sorta di exit-strategy culminata con il disimpegno completo dell’imprenditore gallipolino. Ieri Barba ha tuonato: «Non oso minimamente immaginare con quale coraggio possa essere semplicemente accostato il mio nome a quello della nuova proprietà - ha scritto in una nota -. Mentre noi profondevamo quotidianamente risorse umane ed economiche, stando accanto ai calciatori ed alle loro esigenze, pagandoli ed incitandoli, questa società non è presente sul territorio, non paga, non risponde, si avvale di collaboratori che creano più danno che beneficio. Eppure, secondo qualcuno le colpe sono nostre. Come si può mischiare l’alta professionalità e l’alta managerialità con l’improvvisazione e la superficialità? Finché ci siamo stati, abbiamo onorato tutti gli impegni. Quando non siamo stati in grado da soli di far fronte a tutto, abbiamo fatto non uno, ma dieci passi indietro».

Oggi pomeriggio è prevista un’altra fase della tenzone: Giuseppe Iodice rassegnerà nel pomeriggio le dimissioni dal ruolo di direttore generale (seguiranno tra una settimana quelle di Daniele D’Odorico). La conferenza-stampa si preannuncia calda.

Scorre indifferente a questa diatriba la quotidianità del campo di allenamento. Ieri Rossi ha guidato una doppia seduta di allenamento: al mattino atletica al Bianco, nel pomeriggio partitella interna sul prato dell’Hilton di Acaya. Volpato e Sciarrone sono out, come pure Franchini e Moro.

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