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Il Napoli dichiarato fallito

Dopo 78 anni di gloriosa storia chiude i battenti il club che è riuscito a portare in Italia Diego Armando Maradona. Si ripartirà dal Lodo Petrucci, che dà la possibilità ad una nuova proprietà di rilevare il titolo sportivo e ricominciare dalla C1: quattro le cordate che vi hanno aderito
NAPOLI - Sarà ufficiale soltanto tra domani e mercoledì, ma la Società Sportiva Calcio Napoli è stata dichiarata fallita dalla settima sezione fallimentare del Tribunale di Napoli, presieduta dal giudice Vito Frallicciardi. A rivelare i contenuti della sentenza depositata oggi, alcune fonti provenienti dal Palazzo di Giustizia di Castelcapuano. Il Napoli, dunque, fallisce dopo 78 anni di gloriosa storia calcistica. Chiude i battenti il club che è riuscito a portare in Italia Diego Armando Maradona, l'ex fuoriclasse argentino attorno al quale lo storico presidente e patron Ferlaino, costruì il Napoli dei due scudetti, della Coppa Uefa e dei tanti trofei vinti dagli azzurri.
La sentenza verrà resa nota soltanto tra domani e mercoledì, sarà importante conoscere i motivi della decisione presa dal tribunale che, intanto, avrebbe nominato come curatore fallimentare l'avvocato Gennaro Stradolini. Delusi e preoccupati i tifosi che hanno ribadito più volte la loro ferma intenzione di appoggiare tutti quegli imprenditori capaci di salvare il Napoli, mantenendolo in B, escludendo quindi tutti quelli che invece vorrebbero aderire al Lodo Petrucci (domani scade il termine per la presentazione dei documenti) così come ha dichiarato un portavoce dell'Orgoglio Partenopeo, Enzo Busiello: «Non abbiamo alcuna intenzione di rinunciare alla serie che ci compete in quanto raggiunta sul campo in questa stagione, o partiamo dalla serie cadetta o non ci interessa più il calcio a Napoli».
Preoccupata anche il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino: «E' un momento delicato stiamo facendo di tutto per salvare il calcio a Napoli, speriamo che il presidente Franco Carraro tenga conto dell'entità della piazza partenopea, sarebbe impossibile per molti stadi delle categorie inferiori ospitare la tifoseria partenopea. Mi auguro che Carraro non ci faccia nessuno scherzetto così come ha fatto il nostro patrono San Gennaro che ha rimandato il miracolo di un giorno. Qualora si ricorresse al lodo Petrucci chiederò che il Napoli ottenga un ripescaggio al fine di garantire alla squadra della nostra città un campionato che gli compete perché per tutti noi il calcio è un patrimonio insostituibile. Che nessuno si dispiaccia ma la Fiorentina non vale il Napoli».
La città non molla e continua a sperare in un salvataggio della squadra e di mantenere ancora la B. Quattro le cordate che hanno aderito al lodo Petrucci che dà la possibilità ad una nuova proprietà di rilevare il titolo sportivo e ripartire dalla C, magari nella speranza di un ripescaggio. In prima linea Luciano Gaucci che dall'ex patron Salvatore Naldi, ha rilevato la Napoli Sportiva per 47mila euro. L'ex patron del Catania, che ha subito commentato la decisione del Tribunale dicendosi dispiaciuto per la fine dell'ex club di Naldi, è pronto ad ingaggiare una nuova lotta con la Figc per salvare il Napoli.
Ma non c'è solo Gaucci, a chiedere l'accesso al Lodo Petrucci c'è anche la Napoli Fc, società che ha come amministratore unico l'attuale patron del Siena, il napoletano Paolo De Luca, e che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe contare anche sul sostegno dei due dirigenti juventini Moggi e Giraudo e del patron del Palermo, Zamparini. A guidare l'Azzurra Napoli, società che si propone di salvare il club con l'azionariato popolare, Luis Vinicio. L'ultima cordata che entro domani dovrebbe completare la documentazione per accedere al Lodo Petrucci è la Napoli Sport che riunisce alcuni imprenditori del napoletano. Insomma la parola fine alla storia del Napoli non è ancora stata scritta, ma intanto la sentenza del tribunale fallimentare cancella 78 anni di storia, di passione e di campioni. «Non ho ancora ricevuto comunicazione ufficiale da parte dei giudici, finché non sarà il Tribunale a comunicarmi la decisione, non posso dire nulla». Questa la prima reazione di Paolo Bellamio, amministratore unico della società partenopea.

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